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9 febbraio 2014

Giornalista sportivo: come diventare giornalista sportivo, requisiti

Giornalista sportivo
Giornalista sportivo

Giornalista sportivo

Vuoi diventare giornalista sportivo e non sai da dove cominciare? Ami scrivere e commentare gli eventi sportivi? Se vuoi trasformare la tua passione in una professione vera e propria, Controcampus ti indica il percorso giusto da seguire!

Chi è e cosa fa il giornalista sportivo?

Il giornalista sportivo è un professionista nel settore della comunicazione e dell’informazione, che si è specializzato e lavora nel settore dello sport.

Una forte passione per lo sport e una spiccata attitudine alla scrittura sono il pedigree perfetto per diventare giornalista sportivo.

Generalmente i giornalisti sportivi hanno una formazione che proviene dall’ambito universitario.

Molto utile aver frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione, e si occupa di:

  • scrivere i resoconti sugli avvenimenti sportivi (cronista in senso proprio), i rapporti con i rappresentanti dei mass media, le relazioni pubbliche e la promozione delle attività sportive (addetto stampa);
  • seguire gli eventi per tracciarne il resoconto e farne la cronaca al grande pubblico;
  • intervistare i personaggi del mondo sportivo e raccogliere informazioni;
  • nella veste di addetto stampa, redigere comunicati-stampa, organizzare dibattiti e altri incontri pubblici finalizzati alla promozione del soggetto trattato.
  • Può specializzarsi in una specifica disciplina sportiva, oppure occuparsi di molte e diverse discipline: calcio, nuoto, pugilato, tennis, ginnastica artistica, arti marziali, gare automobilistiche e motociclistiche, scherma, pallanuoto ecc.

Diventare giornalista sportivo presuppone solide conoscenze nel campo sport, ottime doti di comunicazione e dialettica, spiccato senso di osservazione, ma sono le competenze specifiche di ciascuno a determinare il campo di applicazione di questa ambitissima professione.

Caratteristiche per diventare giornalista sportivo: dalla formazione all’esperienza sul campo

  • Prima condizione indispensabile è capacità dialettica, dizione e uso della voce
  • Differenza fra radiocronaca , telecronaca e diretta televisiva
  • Consapevolezza e rispetto dei tempi di una telecronaca e di una radiocronaca(sempre contingentati)
  • Preparare una radiocronaca e una telecronaca sportiva
  • Reperire informazioni utili per il commento sportivo
  • Studio degli stili di radiocronisti e telecronisti
  • Tecniche e linguaggio della radiocronaca
  • Tecniche e linguaggio della cronaca sportiva
  • Competenze “digitali” e possesso della grammatica digitale
  •  formazione/aggiornamento continui per aggiornare le proprie skills competitive

Come diventare giornalista sportivo? Misuriamo capacità e aspettative, collaborando con un giornale sportivo, magari delle nostra città o paese. Infinite le testate giornalistiche che possono fare alla bisogna: giornali sia radio che tv, free press, portali web sono sempre a caccia di giovani motivati disposti a seguire eventi sportivi di ogni genere. Primo step da affrontare per l’aspirante giornalista sportivo sarà pertanto stillare una lista di queste realtà e individuare i caporedattori e/o direttori che seguono la sezione sportiva della testa prescelta e contattarli. Non accontentatevi di inviare il classico curriculum vitae! Ma accompagnate alle vostre referenze un articolo di presentazione o di prova.

Prima di specializzarsi nel settore dell’informazione sportiva, bisogna, come per altri settori, seguire un iter formativo ben definito. Il punto di partenza è stabilire il tipo di giornalista che desideriamo diventare giornalista: pubblicista o professionista. Nell’ultimo caso ovviamente è obbligatorio sostenere l’esame per diventare giornalista.

Il pubblicista è un soggetto in possesso di un tesserino, acquisito dopo aver redatto un determinato numero di articoli in maniera continuata nel tempo per una testata giornalistica.

Le modalità per ottenere il tesserino dipendono dalle varie regioni, in media bisogna scrivere circa 70 articoli, nell’arco di due anni. Le testate giornalistiche devono essere riconosciute dai tribunali competenti secondo le norme di legge. La strada alternativa è frequentare una vera e propria scuola di giornalismo, spesso associata ad università italiane o straniere, che dura circa due anni e permette di legare la parte teorica a quella pratica con esercitazioni e stage presso redazioni sportive di carta stampata, televisive o anche radiofoniche.

Per imparare a costruire una notizia sportiva per il web, la televisione,la carta stampata o la radio, selezionare le fonti, analizzare il business dello sport, preparare e dirigere un’intervista, conoscere tutti gli attori e gli eventi in calendario, sarà fondamentale essere allenati e pronti: il mondo dell’informazione sportiva oltre ad essere competitivo è notoriamente dinamico e cangiante. L’aspirante giornalista sportiva dovrà perciò valutare opportunamente e preliminarmente il percorso di studi da intraprendere.

Quali sono i percorsi di studio e quanto costa diventare giornalisti sportivi? I costi dei percorsi per chi vuole diventare giornalista sportivo variano sulla base delle scelte che si decide di portare avanti.

Una scuola di giornalismo riconosciuta e di valida tradizione può arrivare a costare, per circa 2 anni, intorno ai 10-15 mila euro. Con vantaggio che, a conclusione del suddetto percorso, l’aspirante giornalista sportivo avrà finalmente al suo arco tutte le competenze e qualifiche richieste per potersi inserire efficacemente nel proprio settore di interesse.

Capitolo Università. Per l’aspirante giornalista sportivo che opti per il più classico percorso accademico, i costi si fanno assai variabili in considerazione anche delle tasse universitarie da sostenere, dell’alloggio se si è fuori sede, dal tempo spendibile nello studio, ma, mediamente, si viaggia intorno ai 1000-1500 euro annui. Ancora, esistono corsi formativi post-laurea specializzati nel settore sportivo. In questo caso i listini tra cui l’aspirante giornalista è chiamato a fare la sua valutazione presentano differenze più o meno considerevoli in relazione soprattutto al tipo di scuola (pubblica o privata), alla durata dei corsi e dagli attestati (più o meno prestigiosi) rilasciati. Generalmente per un corso post-lauream in giornalismo sportivo “basic” siamo nell’ordine dei 500-1000 euro.

Ecco come diventare giornalista sportivo per Carlo Nesti

Carlo Nesti giornalista sportivo

Carlo Nesti

Ovviamente per l’aspirante giornalista sportivo che vive la propria professione con passionalità quasi morbosa, ci sono volti e, soprattutto,  voci che non si dimenticano. Icone professionali,  capaci di suscitare un calore quasi familiare fino a diventare parte integrante del sport stesso.

Fra queste, Carlo Nesti, giornalista sportivo torinese, tele e radiocronista, scrittore, che, in esclusiva per Controcampus, ci racconta pro e contro di questo entusiasmante mestiere.

Giornalista, tele e radiocronista, scrittore; quasi 40 anni di carriera passati tra Guerin Sportivo, Tuttosport, 90° minuto, Dribbling, Tutto il calcio minuto per minuto. Dalle poltroncine degli stadi di mezzo mondo, a raccontare agli italiani le vicende delle Nazionali e non, fino a diventare una delle voci- mito del giornalismo sportivo tricolore. Ma chi è Carlo Nesti? “E’ la domanda più difficile, alla quale rispondere. E chi lo sa… Quanto valgono i miei pregi? Quanto i miei difetti? Vorrei essere ricordato come uno, che si è sempre rialzato, dopo essere caduto, per colpe proprie, o altrui.”

Come è maturata la sua decisione di diventare giornalista sportivo? “Non c’erano giornalisti in famiglia. Quando sono nato, nel 1955, un bambino era colpito dal pallone, e dalla tivù, che aveva cominciato a vivere l’anno prima. Metterli insieme diventava un gioco e un sogno da grandi.”

Ci sono stati dei maestri? “Due, su tutti. Lo scrittore Giovanni Arpino, al quale devo l’ingresso nel mondo dell’informazione sportiva. E il giornalista Pier Cesare Baretti, che consideravo un “fratello maggiore”, non avendolo.”

Quali sono stati i suoi primi passi da giornalista sportivo? “Ho cominciato 40 anni fa, nell’autunno 1974, con un settimanale locale: “Calciofilm”. Poi è stata la volta del “Guerin Sportivo”, del “Corriere d’Informazione”, e di “Tuttosport”, con l’assunzione.”

Molti giovani sognano, come Lei una volta, di potersi occupare di sport. Come si diventa giornalista sportivo? “Bisogna avere una passione esagerata per lo sport, in quanto questo mestiere, basato molto sui week end, non facilita la costruzione di una famiglia: il proprio tempo libero non coincide con quello degli altri.”

Quali caratteristiche professionali e morali bisogna possedere? “Bisogna sapere scrivere, e quindi prepararsi, fin dalla scuola, a diventare giornalisti, impegnandosi in una materia su tutte: l’Italiano. Chi dimentica questa base di partenza, e la sottovaluta, è un autentico cretino.”

Il riferimento ai valori morali non è casuale. Lei è uno scrittore orgogliosamente “credente”, convinto che l’attualità del messaggio cristiano possa trovare nello sport una delle sue metafore più esaustive. Sport, (soprattutto il calcio, di cui è uno dei più apprezzati conoscitori) che non è solo luogo di manifestazioni devianti e contenuti violenti, ma anche terreno di riscoperta, riscoperta di valori genuini, semplici, autentici. Per molti, come nel suo caso, anche di Fede. Di qui la sua ultima “fatica editoriale”, Il mio allenatore si chiama Gesù. Come ritrovare la sua “voce” nella bolgia dello stadio, della pista, del tifo troppo spesso esasperato? “Occorre pregare, e cioè “parlare con Lui”. Ma ciò è possibile solo sapendo cosa ci chiede, per cui una conoscenza minima del Vangelo è fondamentale. Sarebbe come avere un computer, senza il programma giusto.”

In base alla sua esperienza, quali sono le difficoltà più comuni (quelle che ha vissuto Lei stesso in prima persona) per chi sogna di diventare giornalista sportivo? Non dedicare abbastanza tempo alla lettura, e all’archiviazione di ciò, che serve per scrivere. Leggere gli altri è come innaffiare la pianta del talento. Senza acqua, è impossibile che possa crescere.”

Quali consigli sente di dare a tanti giovani appassionati ansiosi di percorrere le sue orme? “Ispiratevi ai giornalisti preferiti, ma a più di uno, cercando di far scattare il desiderio di emulazione, attraverso un “mix” personale. Poi, staccatevi dalle imitazioni, e cominciate a costruire uno stile vostro.”

Negli anni la figura del giornalista sportivo è cambiata, specie dopo l’avvento delle tecnologie digitali: Internet e, ciliegina sulla torta, i social. E non si può certo dire che lei abbia mancato l’appuntamento con la modernità, considerato l’onorata carriera che da oltre un decennio è riuscito a costruirsi sul web. Mi riferisco ai suoi canali internet, che, diciamocelo, La hanno ulteriormente avvicinata al suo pubblico. Come è stato per lei il passaggio al web? Pro e contro di raccontare lo sport on line. “Sono un caso rarissimo. Ho 58 anni, ma il Web era nella mia testa già a 10 anni, quando sognavo un mondo, in cui tutti potessero comunicare, fra loro, scambiando testi, audio e video. Il mestiere del giornalista sportiva come lo conosciamo non basta più. Nel mondo di oggi essere un giornalista non ben alfabetizzato con la tecnologia è come essere un pilota che non è bravo ad atterrare. Missione compiuta!”


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