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18 febbraio 2014

Micron Technology: la posizione dell’Università di Catania



Università di CataniaL’Università di Catania esprime la propria grave preoccupazione per il futuro della sede catanese della Micron Technology nonché la propria solidarietà ai dipendenti che operano in essa, e si augura che la prossima riunione presso il Ministero dello Sviluppo economico ponga le condizioni per scongiurare il rischio di licenziamenti e di ridimensionamento del settore della microelettronica a Catania.

Università di Catania

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L’Università di Catania ha contribuito, in tutti questi anni, con la propria attività formativa e scientifica, allo sviluppo di questo settore e, pertanto, non può restare indifferente ai segnali negativi che giungono dalle imprese e che mettono in discussione opportunità di occupazione qualificata per i laureati dell’Università di Catania e di partnership cruciali per la ricerca e l’innovazione tecnologica a Catania e in Sicilia.

È davvero paradossale e, a dire il vero, incomprensibile e irragionevole, che un settore industriale che rimane all’avanguardia nel mondo per capacità di espansione e che, nel solo ambito dei semiconduttori, nel 2013 ha conosciuto una rilevante inversione di tendenza, con un 5% di crescita del fatturato, rischi di subire un drammatico ridimensionamento in un territorio che tanto ha investito in questo ambito. Altrettanto paradossale ed irragionevole, poi, è discutere di un ridimensionamento della presenza di una multinazionale che, proprio nel 2013, ha visto più che raddoppiare il proprio fatturato (soltanto in parte a causa dell’acquisizione di un‘altra impresa).

La microelettronica, e la sua presenza in Sicilia, devono essere un problema di politica industriale nazionale, considerata la rilevanza strategica che l’Europa connette al suo sviluppo, considerandola una delle key enabling technologies, e destinando al suo sviluppo una consistente quota delle risorse finanziarie del programma Horizon 2020.  Allo stesso tempo, è necessario che il governo regionale  inviti quanto prima le Università, gli Enti di ricerca, le imprese e le istituzioni locali a partecipare alla elaborazione di un programma di investimento delle risorse comunitarie nel settore della microelettronica, che sia strategicamente connesso a progetti di sviluppo in altri settori cruciali, come la sanità, l’ambiente e l’energia, la sicurezza alimentare, e che risponda a criteri di concentrazione nell’uso delle risorse e di controllo della tempestività del loro impiego e dell’efficacia dei risultati dell’investimento, nonché del mantenimento degli impegni da parte di tutti gli attori coinvolti.

L’Università di Catania è disposta a  fare la propria parte, mettendo a disposizione le proprie risorse umane e materiali (tra le quali, il nuovo laboratorio di bio e nano tecnologie, che sarà completato tra qualche mese e disporrà di attrezzature all’avanguardia), in una logica di integrazione con gli Enti di ricerca e con le imprese, al fine di costituire un potenziale di ricerca e innovazione, competitivo a livello internazionale.


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