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24 febbraio 2014

Rocco Hunt a Sanremo 2014: trionfa Rocco Hunt con Nu Juorno Buono

Rocco Hunt

Al Festival di Sanremo 2014 trionfano Rocco Hunt con Nu Juorno Buono ed Arisa.

Rocco Hunt

Rocco Hunt

“Tra di noi c’è un legame molto forte. Ad unirci, in particolare, è l’appartenenza ad una determinata area culturale. Per tale ragione, Rocco Hunt è come se fosse un figlio per me. Rocco Hunt è un ragazzo che da poco ha compiuto diciotto anni. Lo conosco molto bene.

E’ un ragazzo educatissimo, una persona splendida, dotata di grande volontà e talento.

Penso di avere una connessione, un buon legame con lui…e non escludo che in futuro realizzeremo qualche progetto insieme”. Intervista esclusiva al Maestro Enzo Avitabile

Festival di Sanremo 2014Nuove Proposte: trionfa Nu Juorno Buono di Rocco Hunt, il rap d’impronta partenopea del talentuoso Rocco Hunt. Per il diciannovenne salernitano è un sogno che si avvera, una gioia indimenticabile, insomma, un bel giorno da incorniciare. Le sue rime, infatti, hanno letteralmente sbancato il televoto, conquistando la giuria e facendo incetta di premi.

Per la città del Sindaco De Luca è la notte del riscatto. Dopo diciannove anni, infatti, gli afflati musicali salernitani ritornano a trionfare sul palco dell’Ariston. Classe 1994, occhiali neri e sorriso genuino, Rocco Hunt non solo è il più giovane tra gli artisti in gara, ma è anche il primo esponente del genere hip hop a trionfare al Festival di Sanremo. Un artista completo, istrionico, e capace di trasmettere un Groove di grande attualità. Lo scugnizzo campano, infatti, con le lacrime al volto, ha avuto l’umiltà di dedicare la vittoria alla sua gente, al popolo della terra dei fuochi.

Al fin di approfondire l’importante vittoria del Rapper salernitano Rocco Hunt, abbiamo sentito il Maestro Enzo Avitabile, re della word music partenopea.

Enzo, che cosa ne pensa del trionfo di Rocco Hunt per la sezione nuove proposte di Sanremo?

Enzo Avitabile

Enzo Avitabile

“Tra di noi c’è un legame molto forte. Ad unirci, in particolare, è l’appartenenza ad una determinata area culturale. Per tale ragione, Rocco Hunt è come se fosse un figlio per me. Credo che la sua musica sia la forma espressiva più autentica perché rappresenta, innanzitutto, le nuove generazioni, anche se, nell’arte, la nuova generazione è la più creativa, e, infatti, da sempre sostengo che il Maestro De Simone, pur avendo ottanta anni, sia un grande innovatore. A prescindere da questo aspetto, tuttavia, credo sia giustissimo che una kermesse come Sanremo dia spazio ed importanza alle nuove generazioni.

Rocco Hunt è un ragazzo che da poco ha compiuto diciotto anni. Lo conosco molto bene. E’ un ragazzo educatissimo; una persona splendida, dotata di grande volontà e talento. Penso di avere una connessione, un buon legame con lui…e non escludo che in futuro realizzeremo qualche progetto insieme”.

Rocco Hunt

Rocco Hunt

Rocco Hunt ha già collaborato con Ntò dei Cò sang, suo nipote. Giusto? Ci parli della cultura hip hop.

“Sì. Però, in realtà, i rapper non collaborano. I rapper si scambiano costantemente energia. Nella cultura hip hop, come nel jazz del resto, c’è questo featuring, un continuo interscambio di emozioni e idee. In questo momento, Rocco rappresenta un’autenticità davvero unica e, al contempo, un grido di speranza per il Sud”.

Crede sia giusto che tra i big della 64° edizione della kermesse siano stati esclusi i rappresentanti del retaggio artistico e musicale del meridione italiano?

“E’ possibile che nessun cantante partenopeo abbia presentato dei pezzi. Tuttavia, secondo me, la musica non proviene da una zona geografica, ma dall’anima.  L’assenza di artisti provenienti da Napoli sia del tutto casuale. Tuttavia, mi sembra che Rocco Hunt abbia colmato il vuoto, anche se ha cantato in dialetto salernitano, che è un po’ diverso dal nostro, ma è ugualmente bello. Il dialetto salernitano ci piace anche perché ci permette di dimostrare il nostro rispetto per tutte le minoranze”.

Precariato e terra dei fuochi sono le due parole chiave del meraviglioso brano cantato dal rapper Rocco Hunt. Che cosa rappresenta per lei la Terra dei fuochi? 

“Sulla Terra dei Fuochi, dico una frase popolana: r’aprimma vota s’er capit c’a nun er sul munnezz (sapevamo da tempo che non era solo un problema di rifiuti). Quindi dovremmo citare una serie di codici: il codice dell’etica, della morale e del mea culpa. Ci vuole tanta prevenzione per evitare le terre dei fuochi. Quanto al precariato, devo dire che nei territori svantaggiati, dove dimorano le persone deboli, la cosa più importante è la scuola. Noi combattiamo tutto attraverso l’istruzione, la conoscenza e la cultura”.

Guarda il video Nu Juorno Buono di Rocco Hunt:

 Antonio Migliorino


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