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7 febbraio 2014

Studio Unimore sull’utilizzo della PET e sul Linfoma Follicolare

Università degli Studi di MODENA e REGGIO EMILIA– Pubblicato studio UNIMORE su Annals of Oncology su efficacia predittiva della PET nei pazienti con Linfoma Follicolare.

Nuovo riconoscimento ad un gruppo di ricercatori dellUnimore avvenuto dalla prestigiosa rivista Annals of Oncology che ha pubblicato il lavoro condotto dagli studiosi del Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica.

La ricerca Unimore, che ha studiato oltre 200 pazienti con Linfoma Follicolare, evidenzia come l’utilizzo della PET, ovvero della Tomografia a Emissione di Positroni, può aiutare a prevedere l’andamento della malattia ed il rischio di recidiva.

E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Oncology il risultato di una ricerca coordinata e condotta da ricercatori del Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica dell’Unimore.

Lo studio, che annovera tra i suoi estensori il dott. Stefano Luminari, come primo autore, il prof. Massimo Federico, docente di Oncologia Medica dell’Unimore, il dott. Luigi Marcheselli e la dott.ssa Micol Quaresima, entrambi operanti nel Centro Oncologico Modenese, e la dott.ssa Antonella Franceschetto, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica in servizio presso la Struttura Complessa di Medicina Nucleare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, ha analizzato la risposta in 202 pazienti con Linfoma Follicolare trattati con immunochemioterapia, i quali avevano tutti quanti fornito il proprio consenso informato all’esame. L’obiettivo dei ricercatori è stato quello di valutare come l’esecuzione di un esame PET, ovvero Tomografia a Emissione di Positroni, al termine del trattamento potesse aiutare a prevedere l’andamento della malattia ed il rischio di recidiva.

Lo studio Unimore, prospettico randomizzato multicentrico, è stato condotto sotto l’egida della Fondazione Italiana Linfomi.

L’accurato studio Unimore ha consentito di dimostrare come il 75% dei pazienti con Linfoma Follicolare, neoplasia del sistema linfatico che rappresenta il 10-20% di tutti i linfomi maligni e viene generalmente descritto come linfoma a bassa malignità per indicare un andamento non particolarmente aggressivo della malattia, è in grado di ottenere la negativizzazione della PET dopo immunochemioterapia e ha una sopravvivenza libera da progressione significativamente superiore, pari al 66% a 3 anni, ovvero quasi il doppio, rispetto ai pazienti con PET positiva per i quali la sopravvivenza libera da progressione stimata a 3 anni è solo del 35%.

Dai dati pubblicati emerge come il valore prognostico della PET si mantiene indipendente rispetto agli altri indicatori comunemente usati ( Indice FLIPI e risposta misurata con TAC), e al trattamento somministrato, ed è di gran lunga superiore nel suo potere discriminante.

I risultati di questo studio – afferma il dott. Stefano Luminari del Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica dell’Unimore – offrono importanti ricadute sulla possibilità di migliorare la gestione dei pazienti con linfoma follicolare. Grazie ad un esame accurato come la PET, oggi disponibile nella maggior parte degli ospedali, è, infatti, possibile prevedere l’andamento della malattia ed impostare di conseguenza il successivo programma di terapia o di follow-up. In particolare nel linfoma follicolare oltre all’ottima prognosi dei pazienti, che ottengono una PET negativa alla fine della cura e per i quali comunque è prevista la possibilità di somministrare una terapia di mantenimento con Rituximab, l’identificazione di pazienti PET+, a maggiore rischio di progressione, offre la possibilità di studiare in questi soggetti trattamenti specifici in grado di rinviare la recidiva della malattia”.

E’ proprio questa la finalità di uno studio attualmente attivo presso il Centro Oncologico Modenese, studio FOLL12, che, primo esempio a livello mondiale, – spiega il prof. Massimo Federico dell’Unimore utilizza la PET per decidere cosa fare dopo una prima fase di trattamento. E’ notizia di oggi che per questo nuovo studio è stato ottenuto un finanziamento nell’ambito del bando ricerca finalizzata 2011-12 del Ministero della Salute a conferma della rilevanza di questo tipo di ricerca. L’utilizzo della PET rappresenta, dunque, uno strumento per razionalizzare l’utilizzo di risorse terapeutiche e differenziare i trattamenti per i pazienti con la stessa malattia contribuendo così a realizzare una terapia personalizzata, disegnata sul singolo paziente, che costituisce uno dei maggiori progressi dell’oncologia moderna”.

Cosa è la PET – La PET è un’indagine di medicina nucleare e rappresenta una metodica di imaging funzionale, basata sull’utilizzo di glucosio radiomarcato (FDG), che si è dimostrata molto efficace in oncologia nel determinare con elevata precisione l’estensione della malattia tumorale. Questo è molto utile in fase diagnostica per pianificare i trattamenti oncologici, ma può essere ancora più efficace per valutare la risposta ai trattamenti. La PET trova oggi forte indicazione ad essere utilizzata durante e al termine della terapia di alcune tipologie di linfoma, quali il linfoma di Hodgkin e il linfoma a grandi cellule. I pazienti che ottengono una PET “negativa” hanno minori probabilità di recidiva della malattia rispetto ai pazienti che rimangono positivi. Grazie all’esito della PET è oggi possibile modulare l’intensità dei trattamenti risparmiando tossicità ai pazienti a buona prognosi e cercando di trovare terapie più efficaci per i pazienti con peggiore profilo di rischio. Relativamente ai linfomi follicolari fino ad oggi gli studi, che valutavano il ruolo della PET nel predire la recidiva, erano limitati in numero e basati su piccole casistiche. La TAC rappresentava l’unico strumento per valutare la risposta ai trattamenti ma con scarso potere predittivo sul rischio di recidiva e sulla sopravvivenza dei pazienti.

Stefano Luminari – Di origini bolognesi e oggi residente a Modena si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1996 all’Università di Milano, dove nel 2001 ha conseguito il diploma di specializzazione in Ematologia, al termine del quale ha ottenuto un assegno di ricerca in Oncologia Medica presso l’Unimore. Dal 2006 è ricercatore universitario e fin da suo arrivo a Modena è stato incaricato come coordinatore delle attività di ricerca clinica svolte presso il centro raccolta dati di Modena dell’Intergruppo Italiano linfomi. Nel 2003, ha trascorso un semestre come “Visiting assistant Professor” nella divisione di Oncologia della Feinberg School of Medicine, Northwestern University (Chicago – USA). L’attività di ricerca è principalmente dedicata allo studio clinico, prognostico e epidemiologico dei tumori on particolare riferimento alle malattie linfoproliferative. Ha inoltre attivato un progetto internazionale di raccolta prospettica di nuovi casi di linfoma indolente non follicolare (studio FIL-NF10) con l’obiettivo di definire un nuovo e più accurato indice prognostico per questa patologia. Contestualmente prosegue la collaborazione con il gruppo RADAR (Research on Adverse events and Report) iniziata dal 2003 per la conduzione di studi di farmacovigilanza (ultima pubblicazione nel 2012) e sta proseguendo infine la collaborazione con il registro tumori per completare il progetto in corso per la valutazione dell’impatto dei nuovi trattamenti a bersaglio molecolare nelle neoplasie renali. E’ autore di 165 pubblicazioni su prestigiose riviste nazionali e d internazionali.


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