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3 marzo 2014

Burlesque: come diventare performer di burlesque per Eve La Plume

Burlesque

Eve La Plume, la più amata performer di burlesque italiana, si racconta in un’esclusiva intervista. 

Dopo lo strepitoso successo del suo spettacolo di burlesque “Ultimo Spettacolo”, la diva delle performer, l’icona del burlesque Made in Italy, Eve La Plume, si racconta a Controcampus.

Un racconto goliardico, ma al tempo stesso serio e schietto, sul vero significato dell’essere una performer, svelando i falsi miti che caratterizzano il mondo del burlesque e fornendo tanti utili consigli per diventare una vera performer di burlesque, esattamente come la divina… Eve La Plume.

Eve, come nasce la tua passione per il burlesque?

“Io inizialmente non conoscevo il burlesque, non sapevo che si chiamasse così e non sapevo che esistesse. Però pensavo che ci fosse bisogno di uno spettacolo di quel genere. A me è sempre interessata la letteratura erotica di inizio 900, quella più soft, quella che fa sorridere. Pensavo che sarebbe stato carino se ci fosse stato uno spettacolo che rispettasse quei criteri, quei canoni. La proposta di allora e legata all’erotismo, era però sempre un po’ più estrema rispetto al mio gusto. Quindi ho proposto a un amico questa idea, questo spettacolo che avesse dei sapori un po’ antichi, con erotismo sussurrato e che avesse anche dell’ironico. Così mi ha inserito nel calendario del locale che gestiva in quel momento e così mi sono ritrovata catapultata su un palco senza sapere che stessi facendo del burlesque. L’ho scoperto solo dopo essermi esibita. Parliamo del 2005 e in Italia ancora non se ne parlava mentre in Inghilterra già esisteva. E io stessa non lo conoscevo.”

Quando hai rilanciato il burlesque in Italia eri sicura che il Bel Paese fosse pronto per accoglierlo senza pregiudizi?

“Il problema in realtà se lo sono posti più gli altri che io. Io sono stata sempre sicura della “pulizia” del mio spettacolo e del fatto che non offendesse la morale.

Ne ero così sicura che non mi sono proprio posta il problema. Il problema se lo ponevano gli altri e soprattutto chi non mi aveva mai visto e non sapeva di cosa si trattasse.

Era ancora un periodo in cui bisognava spiegare quello che si andava a proporre. Però dopo il primo spettacolo di burlesque, in cui ho colto le reazioni delle persone, e che erano quelle che desideravo avessero… magari all’inizio sicuramente un po di sospetto, poi subito sorrisi… era chiaro che le persone fossero ormai pronte a un genere di spettacolo così, leggero, pulito e che non offendesse.”

Tu sei stata protagonista del Chiambretti Night. Come è stato lavorare con Piero Chiambretti?

“Io penso che al Chiambretti Night fossi ben collocata. Perché lo spettacolo in sé ricalcava gli spettacoli del 900: con i tavolini, l’avanspettacolo, ecc. Quindi io ero contenta di far parte di quel format che mi somigliava e mi sembrava cucito addosso. Era bello inoltre poter vedere lavorare Piero che é un vero professionista, uno stacanovista e che segue con attenzione ogni piccolo aspetto dello spettacolo. Sicuramente una bellissima esperienza. Anche se magari la televisione é più fredda, mi toccava comunque esibirmi davanti a una telecamera, però sicuramente una grande esperienza.”

Come si diventa performer?

“Il problema di oggi é che tutte ci stanno provando però prendono la cosa un po’ sottogamba. Salire sul un palco non è la cosa più facile del mondo. Bisogna essere prepararti perché quando si sale su un palco bisogna essere sicuri di quello che si andrà a fare.

Bisogna essere in grado di gestire ogni inconveniente. Io sto vedendo salire sul palco persone poco professionali. Il burlesque sembra facile finché non lo vedi fatto male. Non è così facile. Chi “tratta” bene il burlesque ha una preparazione di vario genere: ha studiato danza, recitazione, ha dei vestiti molto curati. Pertanto é giusto che persone così salgano su un palco. Perché in tal caso c’è serietà, per quanto possa sembrare un ossimoro parlando di burlesche.”

Al di là di un corpo perfetto, quali altre caratteristiche deve avere una performer?

“Non é così. In realtà è una disciplina molto democratica. Non bisogna avere un bel corpo. Occorre sapere gestire il proprio corpo. Bisogna aver grande consapevolezza del proprio corpo. Ci sono tantissime performer che sono anche grasse ma sanno gestire il loro corpo benissimo. Bisogna avere un’autocoscienza molto forte. Poi c’è chi magari ha un fisico strepitoso e allora punta anche su quello. Ma non è fondamentale. È democrazia pura.”

Oltre ad essere una “parodia della seduzione” cos’è il burlesque per Eve La Plume?

“Una passione così grande che é diventata la mia vita, il mio scopo. È il mio grande amore e lo difendo con le unghie e con i denti.”

Cosa una performer di burlesque non deve essere o avere come caratteristica per fare del burlesque di successo?

“Bisogna conoscere i limiti. I limiti del buon gusto. È la prima cosa. Perché quando ci si spoglia, il rischio di sembrare volgari è dietro l’angolo. Se si ha buon gusto, si é fatto già il 90% del lavoro!”

Ti é mai capitato un pubblico maschile non adatto al tuo tipo di esibizione ma più da night?

“Si. Io i primi anni lavoravo anche nelle discoteche. Luogo assolutamente sbagliato per il burlesque. Andava fatto perché era una palestra in cui potersi fare le ossa. Poi ho imparato anche a selezionare. In quel caso è ovvio che tutto fosse sbagliato perché dalla musica alla location che ti accoglie… il pubblico in quel caso non é pronto per quel tipo di spettacolo. Non mi é mai capitato però di ricevere offese o osservazioni poco carine. Solitamente scendeva il silenzio anche in quel caso.”

Che rapporto hai con la seduzione e il tuo corpo nella vita privata?

“Sono molto pudica. Il palcoscenico é pur sempre una zona franca dove non é tutto così vero in fondo. Quando finisce la musica si torna al mondo reale e nella realtà io sono pudica e faccio anche fatica a mettermi in costume al mare. Perché non sono un esibizionista del corpo. Sono sicuramente in pace e in armonia con il mio corpo ma non lo esibisco. Infatti non vesto mai con profonde scollature o vertiginosi spacchi che evidenzino le mie gambe. Non punto sull’eros e alla sessualità nella vita privata.”

Hai mai ricevuto avance da un tuo spettatore?

“Gli uomini hanno paura di me! Quindi no! Paradossalmente quando vado in un posto per organizzare e prendere accordi per lo spettacolo ci sono sempre qua e là uomini che sghignazzano. Poi dopo lo spettacolo, gli stessi diventano timidi e mostrano una sorta di riverenza. Suscito una certa forma di rispetto, forse perché appaio loro come una donna un po’ “antica”. Ed è per questo, che forse loro, evitano l’approccio standard, per evitare di apparire come banali. Così non approcciano per niente.”

Quali consigli darebbe Eve La Plume per chi volesse diventare una performer di burlesque?

“Di preparasi. Di conoscersi bene. Di potenziare le proprie caratteristiche che spesso sono i propri difetti ma che possono diventare anche il proprio potenziale da conoscere e valorizzare e portare su un palco. E poi lavorare, lavorare tanto. Bisogna far tanta fatica.”

Pasqualina Scalea


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