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27 marzo 2014

Fondazione Veronesi premia 2 ricercator​i Unito

Università degli Studi di Torino – Grant della Fondazione Veronesia due ricercatori del NICO dell’Unito

La premiazione in Campidoglio a Roma Due ricercatori del NICO Unito – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Unito sono tra i vincitori delle 130 borse di ricerca annuali assegnate nell’ambito del bando Grant 2014 promosso dalla Fondazione Veronesi. Enrica Boda e Paolo Mele,  rispettivamente PhD in Neuroscienze e in Farmacologia e Terapia Clinica e Sperimentale all’Unito, sono stati premiati il 26 marzo a Roma in Campidoglio dal fondatore Umberto Veronesi e dal Presidente Paolo Veronesi, alla presenza del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.

Dal 2003 a oggi la Fondazione Veronesi ha finanziato 650 borse e 82 progetti di ricerca, la maggior parte dedicata a progetti d’interesse oncologico, ma non mancano ricerche su cardiologia, malattie croniche e appunto neuroscienze. Un riconoscimento prestigioso per la ricerca universitaria torinese e per il NICO, l’Istituto di Neuroscienze di Orbassano (Torino) ha vinto infatti 2 delle 14 borse in palio nell’ambito delle neuroscienze.

Il NICO Unito riunisce 150 ricercatori con competenze multidisciplinari: la complessità degli studi sul cervello richiede infatti approcci complementari, che integrino la ricerca di base con quella applicativa e clinica. Enrica Boda ha presentato un progetto sulle cellule staminali progenitrici e le loro potenzialità per migliorare le funzioni cognitive e le capacità di rigenerazione del cervello anziano, con l’allungarsi dell’aspettativa di vita le patologie legate all’invecchiamento cerebrale diventeranno infatti sempre più urgenti. La ricerca vuole indagare in particolare i meccanismi molecolari che causano – nel tempo – nelle cellule staminali neurali la perdita della capacità di dividersi e generare nuove cellule del sistema nervoso centrale.

L’obiettivo è identificare molecole-bersaglio su cui agire con farmaci e terapie allo scopo di ripristinare le funzioni cognitive e le potenzialità di riparazione del cervello anziano. Paolo Mele studia invece il ruolo delle cure materne nel migliorare la plasticità del cervello, e in particolare il ruolo del gene Npy1r nelle reti perineurali.

Le cure materne, come l’ambiente che ci circonda, sono tra i fattori che influenzano lo sviluppo e la plasticità del cervello e possono avere effetti a lungo termine su memoria, apprendimento e capacità di gestire l’ansia e lo stress anche nella vita adulta. Una funzione importante in questi processi è svolta dalle reti peri-neurali, strutture che circondano e stabilizzano alcuni neuroni in regioni collegate al comportamento emotivo.

Il progetto vuole studiare il recettore Npy1r, una proteina la cui produzione nel cervello va di pari passo con la qualità e quantità di cure materne ricevute nei primi giorni di vita; essa ha un ruolo nella formazione delle strutture neurali alla base dell’apprendimento, dell’ansia e della paura.


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