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28 marzo 2014

Lo Sport alla Lumsa: etica, sport e deontologia



Libera Università degli Studi “Maria SS.Assunta” Roma – Etica, sport e deontologia. Pieno successo del convegno alla LUMSA

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Pieno successo sia dal punto di vista mediatico che formativo (una trentina i giornalisti che hanno chiesto i crediti per la formazione continua previsti dall’Ordine), del convegno su “Etica, Sport e Deontologia”, organizzato ieri dal Dipartimento di Scienze Umane e dal Master di Giornalismo.

Tra i protagonisti della giornata Claudio Lotito, Presidente della S.S.Lazio, che – come previsto – non è stato tenero con quelli che ha definito “sedicenti giornalisti”.

“Non è corretto mistificare la realtà condizionando l’opinione pubblica e costruendo un percorso mediatico su cose infondate”.  Al suo arrivo al convegno Lotito è stato attorniato dai giornalisti per una fitta serie di domande sull’attualità sportiva e sul sistema calcio in genere. E non è mancato un episodio di isolata contestazione.

Il convegno introdotto dal Direttore della Scuola di Formazione al Giornalismo della LUMSA, Cesare Protettì, è stato moderato Guido D’Ubaldo, capo servizio al Corriere dello Sport e Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Secondo D’Ubaldo il lavoro del giornalista sportivo “è decisamente diventato più complicato”. “Oggi è difficile incrociare un calciatore o un atleta al termine di un allenamento. Il contatto è spesso filtrato dai procuratori. Per riuscire a mantenere un livello alto di attendibilità e professionalità conta essere competitivi mantenendo la forza delle proprie idee”.

Paola Spadari, Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, ha esortato i giornalisti a svolgere il proprio lavoro di informazione al servizio del pubblico attraverso canoni precisi nella ricerca e nel racconto della verità.

Per il prof. Sergio Cherubini, Direttore del Master in Economia e gestione dello Sport, “il giornalismo e i media sono una componente essenziale in quanto cassa di risonanza fondamentale nel generare passione, emozioni e valore”.

Secondo il prof. Mario Pollo, docente di Pedagogia alla LUMSA, lo sport ha perso molto della sua dimensione ludica, tipica del bambino nella prima infanzia, per acquisire oggi le caratteristiche di un’attività di tipo professionale di cui si ignorano gli effetti a medio termine. La cultura che viviamo ci spinge a conseguire comunque un risultato senza considerare il modo, talvolta privo di contenuti etici, con il quale viene raggiunto. Lo sport ha perso la sua valenza di gioco e così ha perso anche la sua valenza formativa.

Sostanzialmente d’accordo Fabrizio Bocca, blogger e giornalista di Repubblica, secondo il quale “la dimensione ludica è finita da quando il calcio è diventato un’industria pazzesca”. Quanto all’etica per Bocca valgono le regole del fornaio e di qualunque altro mestiere che poi si sostanziano in quella di far bene il proprio lavoro. Per il resto il “giornalista deve rispettare solo due regole: una é la verità e l’altra è quella di finire la giornata con la coscienza a posto. L’importante è che quando si sbaglia lo si faccia in buona fede”.

È giunta da Massimo Caputi, responsabile dei servizi sportivi del Messaggero, la replica più netta a Claudio Lotito. “Le società di calcio hanno trasformato tutto in business, anche l’informazione”. Caputi ha però anche insistito sull’ “importanza della deontologia, in un mondo sempre più complesso, rivoluzionato da internet che ha affiancato i vecchi media moltiplicando le fonti di notizie e rendendone sempre più complessa la selezione. Saper distinguere da dove scegliere le informazioni è un’operazione sempre più difficile poiché i mezzi dai quali attingere sono moltissimi e, per capire quale sia il più credibile, l’esperienza gioca un ruolo fondamentale. Ecco perché è necessaria la figura di una persona che insegni i principi del mestiere del giornalista ai più giovani”.

Per Baldo Meo, capo ufficio stampa del Garante per la protezione dei dati personali, “il rispetto della dignità della persona è uno dei principi cardine di un giornalismo maturo e responsabile. Un principio che vale per tutti, semplici cittadini e personaggi pubblici: questi ultimi, hanno diritto a vedere comunque tutelata, per quanto in forma attenuata, una loro sfera privata. Occorre che il diritto-dovere di informare sia sempre bilanciato con il rispetto della privacy: per ricercare questo equilibrio i giornalisti italiani hanno da tempo fissato come criterio fondamentale quello dell’essenzialità dell’informazione”.

“Il messaggio che è emerso dal nostro incontro – ha concluso il prof. Gennaro Iasevoli, Direttore del Dipartimento di Scienze umane della LUMSA – è ricordare a tutti il ruolo che ogni singola persona può avere, direttamente o indirettamente, nel combattere le pressioni che sembrano minare le basi tradizionali dello sport – costruite sul fair play, sullo spirito competitivo e sul movimento volontario – e contribuire invece ad una sempre maggiore diffusione di quei valori etici che caratterizzano l’ecosistema sportivo”.

Al dibattito sono anche intervenuti Simona Rolandi di Dribbling e Massimiliano Monti, ex azzurro di Basket. Secondo Monti “I ragazzi che stanno per diventare dei professionisti nello sport o coloro che lo diventeranno nel giornalismo professionista, devono vivere i valori prima delle regole. L’etica viene prima del diritto positivo, anche nello Sport. Se riusciamo, a capire questo importante valore, non sarà più necessario limitare le azioni o i pensieri degli uomini attraverso delle regole.

“Etica e deontologia – ha detto Simona Rolandi – sono fondamentali per questa professione. Un lavoro tanto bello, tanto affascinante quanto delicato. Il giornalista ha responsabilità nei confronti del proprio interlocutore: l’imperativo è dare una corretta informazione, accertando sempre la bontà delle proprie fonti. Questo per salvaguardare la verità sostanziale dei fatti e per essere credibili nei confronti dei fruitori. Rispettare la propria coscienza è la parola chiave di questo convegno. Esistono una serie di regole non scritte che fanno capo solo alla personale sensibilità e rispetto per gli altri.

“Il messaggio che è emerso dal nostro incontro – ha concluso il prof. Gennaro Iasevoli, Direttore del Dipartimento di Scienze umane della LUMSA – è ricordare a tutti il ruolo che ogni singola persona può avere, direttamente o indirettamente, nel combattere le pressioni che sembrano minare le basi tradizionali dello sport – costruite sul fair play, sullo spirito competitivo e sul movimento volontario – e contribuire invece ad una sempre maggiore diffusione di quei valori etici che caratterizzano l’ecosistema sportivo”.


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