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14 marzo 2014

Terra dei Fuochi: i comuni contaminati, i siti della terra dei fuochi

Terra dei Fuochi
Terra dei Fuochi

Terra dei Fuochi

Terra dei Fuochi: il due percento dell’area territoriale compresa tra le province di Napoli e Caserta è a rischio contaminazione, dopo gli sversamenti e gli smaltimenti abusivi di rifiuti tossici.

Lo hanno svelato i ministri della Salute Beatrice Lorenzin, dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dell’Agricoltura Maurizio Martina, in un dossier sulla terra dei fuochi presentato due giorni fa a Palazzo Chigi con il governatore della Campania Stefano Caldoro.

Ma vediamo quali sono le aree piu inquinate e la reazione dei sindaci seguita alla diffuzione delle liste nere. 51 aree dove sarà necessario intervenire per garantire la sicurezza della produzione agroalimentare.

Ecco la lista dei comuni e siti inquinati e contaminati – i comuni della Terra dei Fuochi:

Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Boscoreale, Boscotrecase, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Castellammare di Stabia, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castel Volturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Ercolano, Falciano del Massico, Francolise, Frignano, Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Pompei, Qualiano, Quarto, Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino, Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca, Visciano,  Portici, San Giorgio a Cremano, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase

Comuni contaminati e inquinati della Terra dei fuochi: ecco quali sono e dove si trovano

Lista comuni e paesi contaminati e che si trovano nelle Terre dei fuochi << scarica

Lista Aree Contaminte Terra dei Fuochi

Lista Aree Contaminte Terra dei Fuochi

Ma i Sindaci delle aree interessate ritengono confusi i dati divulgati e chiedono un piano d’azione per fronteggiare una situazione già nota, ritenuta comunque di massima urgenza.

“Abbiamo impiegato un giorno a studiare i dati e le tabelle contenute nel dossier sulla terra dei fuochi di Palazzo Chigi”, afferma il sindaco di Villa Literno, Nicola Tamburrino. “Il Ministero dell’Ambiente dapprima non ha dato risposte, poi ha dirottato la competenza al ministero della Salute. Serve uno sforzo in più – continua –, è assurdo che le informazioni sulla terra dei fuochi derivino principalmente da giornali e Social Network”. Anche il sindaco di Maddaloni, Rosa de Lucia parla di dati confusi relativi alla terra dei fuochi: “Abbiamo preso contatti con l’assessorato regionale, per capire quali sono i terreni e i prodotti interdetti nel nostro comune. Per ora stiamo incrociando i dati in nostro possesso con quelli diffusi dai ministeri. Di certo – commenta – sembrerebbe solo che la situazione sia meno grave di quanto si pensava all’inizio delle verifiche”.

Mario De Biase, commissario per le bonifiche nel  territorio del giulianese, afferma a proposito della terra dei fuochi:

“Nel territorio di mia competenza abbiamo effettuato uno screening delle aree contaminate già da mesi. Su 44 aree abbiamo riscontrato la contaminazione di 4 siti, fra i quali quelli delle aree limitrofe alle discariche ex Resit e a ridosso di Ponte Riccio e Masseria del Pozzo. Parliamo in totale di circa 20 ettari per i quali abbiamo dichiarato la non produzione. I risultati del nostro lavoro sono stati inviati  al Ministero già da tempo – sostiene – ma nessuno ci ha contattato prima dell’ultimo annuncio di Palazzo Chigi”.  

De Biase poi continua chiedendo dei chiarimenti dalle istituzioni per capire quale sarà il piano di azione a proposito della terra dei fuochi: “Occorrono delle risposte che fin ora non abbiamo avuto, per capire come conciliare la fase di bonifica e quella di non commercializzazione prevista nell’ultimo decreto governativo”.

Intanto i comitati Terra dei Fuochi esprimono quantomeno la loro soddisfazione per il passo avanti compiuto. Ma non è ancora abbastanza. Ovunque è diffuso il sentore che ci sia da riflettere su un piano d’intervento concreto sulla terra dei fuochi, e mirato soprattutto a ripagare i danni subiti dagli agricoltori, gli unici, fin ora, ad aver davvero pagato per questo clima di generale ambiguità.

Raffaele Lettieri, sindaco di Acerra – una delle zone più colpite dall’inquinamento territoriale – spiega: “Anche noi stiamo aspettando di ricevere chiarimenti, ma se l’entità del fenomeno è davvero quella indicata nel decreto relativo alla terra dei fuochi allora bisogna chiedersi chi ripagherà gli agricoltori dal danno subito per via di un allarmismo che, a questo punto, pare eccessivo”.

Di evitare il disfattismo ha parlato anche stamattina il Ministro dell’Agricoltura Martina, che in un’intervista rilasciata al Mattino di Napoli ha invitato a “non lasciarsi andare ad allarmismi di alcun tipo”, in quanto “tutti i prodotti vietati (la cui notifica avverrà formalmente con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, ndr) saranno confiscati e distrutti”.

Martina ha poi specificato che in questa prima fase la necessità è quella di “tutelare la salute dei cittadini e dei consumatori, mentre i casi specifici relativi alla terra dei fuochi saranno valutati con le istituzioni regionali.

Nella fase due – ha spiegato il Ministro – saranno previsti specifici interventi di bonifica dei territori contaminati”. “I risultati dell’indagine sulla terra dei fuochi hanno indicato che i problemi riguardano solo il 2 per cento delle aree del territorio interessato dagli smistamenti abusivi – ha sottolineato ancora il ministro Martina –. Questo significa che non dobbiamo penalizzare i prodotti ma che dobbiamo ancor più aiutare il settore agroalimentare della Campania a promuovere i prodotti di qualità”.

Matteo Raimondi


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