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7 marzo 2014

Università Cà Foscari: il volto dell’emigrazione italiana oggi



Università Cà Foscari di VeneziaAll’Università Cà Foscari, il convegno internazionale sul tema organizzato dal Master su immigrazione. Fenomeni migratori e trasformazioni sociali dell’ateneo veneziano e dalla Scuola in Servizio Sociale e Politiche Pubbliche

Università Cà Foscari

Università Cà Foscari

Manager,  intellettuali, donne e 20enni. Verso Uk, Spagna, brasile, Australia, Africa

Ecco il volto dell’ emigrazione italiana oggi. I cittadini italiani all’estero sono 4 milioni e 387 mila, presenze maggiori concentrate in Francia, Svizzera e Germania ma cresce l’attrazione per le ‘frontiere’ più ‘trendy’

Sono 4 milioni e 387mila (AIRE) i cittadini italiani residenti all’estero, le concentrazioni maggiori risultano in Paesi come la Svizzera e la Germania con oltre 500mila italiani, la Francia(366mila), il Belgio(252mila), il Regno Unito(200mila). Questi alcuni dei numeri, tracciati oggi durante il convegno internazionale “La nuova emigrazione italiana”, organizzato dall’Università Cà Foscari Venezia (Scuola in Servizio Sociale e Politiche Pubbliche – Master sull’Immigrazione)

Ma quali sono le nuove tendenze? Quali sono i Paesi che negli ultimi anni, con l’incidere della crisi, attirano maggiormente il trasferimento degli italiani? E qual è il volto dell’emigrazione italiana oggi?

Pietro Basso, docente dell’Università Cà Foscari e Direttore del Master sull’Immigrazione: «I primi sei paesi per destinazione delle migrazioni italiane verso l’estero negli anni 2000-2010 sono stati sei paesi di tradizionale emigrazione italiana come la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, l’Argentina – spiega il prof. Basso dell’Università Cà Foscari – Ma nonostante ciò le novità sono rilevanti perché ci sono anche nuove destinazioni (inclusi alcuni paesi africani come Mozambico e Angola, o come la Cina, dove iniziano ad esserci nelle fabbriche stagisti italiani); perché si tratta quasi sempre di migrazioni di urbanizzati e non di popolazione rurale; perché, rispetto alle grandi migrazioni italiane del passato, diversa, assai più variegata e spostata verso le classi medie, è la composizione sociale, così come assai più variegati sono le motivazioni e i progetti migratori; perché molto più forte è la componente femminile, e in particolare delle donne che emigrano da sole; perché assai diversa è l’Italia di oggi, immersa da più di due decenni in un declino da accelerata deindustrializzazione e da altri mali sociali e politici, rispetto a quella in qualche modo in ascesa di inizio ‘900 e del secondo dopoguerra».

Enrico Pugliese, CNR-IRPPS: «Nel periodo più recente poi – e con un accelerazione negli anni della crisi – si delinea una ripresa della emigrazione all’estero, anche verso mete che sembravano definitivamente superate come qualche paese dell’America Latina, come l’Argentina. Secondo le più recenti tendenze infatti la Spagna è diventata un’area di attrazione per italiani, soprattutto giovani, anche se non è certo tra i paesi in testa alla classifica dei paesi col maggior numero di italiani. Tra i paesi transoceanici il Brasile e gli Stati Uniti d’America seguono l’Argentina per ordine di dimensione della presenza italiana».

Articolata, e molto diversa da quella di qualche anno fa, è al composizione della emigrazione italiana odierna, ha spiegato ancora Pugliese: «Si tratta indubbiamente di una emigrazione scolarizzata non sempre però legata a occupazioni intellettuali. Esiste al suo interno una componente intellettuale in senso stretto, costituita da ricercatori e, generalmente giovani, che è una espressione riduttiva rispetto alla complessità dei nuovi flussi di personale italiano altamente qualificato che lavora all’estero: funzionari di imprese italiane, straniere o multinazionali nell’ambito della industria e soprattutto della finanza ma anche personale a livello medio alto, che rientra nella categoria oggetto di grande attenzione in questo periodo che è quella delle ‘skilled migration’, ossia delle migrazioni di persone a elevato livello di qualificazione. Esiste infine una componente di diplomati e anche di laureati che si muovono alla ricerca di un lavoro qualunque».

Oggi a Venezia l’Università Cà Foscari ha ospitato anche l’intervento “Giovani italiani a Londra e nel Regno Unito” di S. McKay  della London Metropolitan University «Nel 2012 la crisi ha incoraggiato l’emigrazione verso il Regno Unito – spiega – il 17% dei migranti proveniva da Paesi dell’Unione Europea, percentuale superiore a quella di provenienza interna(UK) attestata al 16%».

Dall’Università di Koblenz arrivaa Venezia S. Haug che ha illustrato il quadro su “Gli immigrati italiani in Germania”: «L’emigrazione verso la Germania sta crescendo dal 2010 e i migranti italiani sono uno dei tre gruppi più numerosi dopo i Turchi e i Polacchi –spiega – Nel 2012 in Germania vivevano più di mezzo milione di italiani e 760mila di origini italiane. Le donne generalmente hanno un titolo di studio di livello più alto rispetto agli uomini, ma più frequentemente sono i maschi italiani ad avere una occupazione con una qualificazione più alta. Nel corso degli ultimi 12 mesi l’emigrazione dall’Italia è creciuta passando da 37mila migranti del 2012 a 45mila del 2013. Il 39% dei migranti italiani in Germania nel 2012 sono donne, la metà al di sotto dei 25 anni».

L’Argentina torna a essere un’area di attrazione per gli italiani, come spiega Adriana Bernardotti – FILEF/“Cambia il mondo”: «Non si può parlare di una ripresa dell’emigrazione italiana in Argentina, alla pari del fenomeno storico che tutti noi conosciamo, ma certamente oggi l’Argentina rappresenta un’area di attrazione per una nuova fetta di italiani che possiamo suddividere in due gruppi: giovani e giovanissimi, neolaureati, senza una esperienza di lavoro, da un lato e dall’altro persone più adulte che hanno perso il lavoro, veri e proprio disoccupati».

Oggi, all’Università Ca’Foscari, il convegno internazionale sul tema organizzato dal Master su immigrazione. Fenomeni migratori e trasformazioni sociali dell’ateneo veneziano e dalla Scuola in Servizio Sociale e Politiche Pubbliche

Manager,  intellettuali, donne e 20enni

Verso uk, spagna, brasile, australia, africa

Ecco il volto dell’ emigrazione italiana oggi

I cittadini italiani all’estero sono 4 milioni e 387 mila, presenze maggiori concentrate in Francia, Svizzera e Germania ma cresce l’attrazione per le ‘frontiere’ più ‘trendy’
 
 
 
VENEZIA – Sono 4 milioni e 387mila (AIRE) i cittadini italiani residenti all’estero, le concentrazioni maggiori risultano in Paesi come la Svizzera e la Germania con oltre 500mila italiani, la Francia(366mila), il Belgio(252mila), il Regno Unito(200mila). Questi alcuni dei numeri, tracciati oggi durante il convegno internazionale “La nuova emigrazione italiana”, organizzato dall’Università Ca’Foscari Venezia (Scuola in Servizio Sociale e Politiche Pubbliche - Master sull’Immigrazione)
Ma quali sono le nuove tendenze? Quali sono i Paesi che negli ultimi anni, con l’incidere della crisi, attirano maggiormente il trasferimento degli italiani? E qual è il volto dell’emigrazione italiana oggi?
 
Pietro Basso, docente dell’Università Ca’Foscari e Direttore del Master sull’Immigrazione: «I primi sei paesi per destinazione delle migrazioni italiane verso l'estero negli anni 2000-2010 sono stati sei paesi di tradizionale emigrazione italiana come la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, l'Argentina – spiega il prof. Basso - Ma nonostante ciò le novità sono rilevanti perché ci sono anche nuove destinazioni (inclusi alcuni paesi africani come Mozambico e Angola, o come la Cina, dove iniziano ad esserci nelle fabbriche stagisti italiani); perché si tratta quasi sempre di migrazioni di urbanizzati e non di popolazione rurale; perché, rispetto alle grandi migrazioni italiane del passato, diversa, assai più variegata e spostata verso le classi medie, è la composizione sociale, così come assai più variegati sono le motivazioni e i progetti migratori; perché molto più forte è la componente femminile, e in particolare delle donne che emigrano da sole; perché assai diversa è l'Italia di oggi, immersa da più di due decenni in un declino da accelerata deindustrializzazione e da altri mali sociali e politici, rispetto a quella in qualche modo in ascesa di inizio '900 e del secondo dopoguerra».
 
Enrico Pugliese, CNR-IRPPS: «Nel periodo più recente poi – e con un accelerazione negli anni della crisi – si delinea una ripresa della emigrazione all’estero, anche verso mete che sembravano definitivamente superate come qualche paese dell’America Latina, come l’Argentina. Secondo le più recenti tendenze infatti la Spagna è diventata un’area di attrazione per italiani, soprattutto giovani, anche se non è certo tra i paesi in testa alla classifica dei paesi col maggior numero di italiani. Tra i paesi transoceanici il Brasile e gli Stati Uniti d’America seguono l’Argentina per ordine di dimensione della presenza italiana».
 
Articolata, e molto diversa da quella di qualche anno fa, è al composizione della emigrazione italiana odierna, ha spiegato ancora Pugliese: «Si tratta indubbiamente di una emigrazione scolarizzata non sempre però legata a occupazioni intellettuali. Esiste al suo interno una componente intellettuale in senso stretto, costituita da ricercatori e, generalmente giovani, che è una espressione riduttiva rispetto alla complessità dei nuovi flussi di personale italiano altamente qualificato che lavora all’estero: funzionari di imprese italiane, straniere o multinazionali nell’ambito della industria e soprattutto della finanza ma anche personale a livello medio alto, che rientra nella categoria oggetto di grande attenzione in questo periodo che è quella delle ‘skilled migration’, ossia delle migrazioni di persone a elevato livello di qualificazione. Esiste infine una componente di diplomati e anche di laureati che si muovono alla ricerca di un lavoro qualunque».
 
Oggi a Venezia Ca’Foscari ha ospitato anche l’intervento “Giovani italiani a Londra e nel Regno Unito” di S. McKay  della London Metropolitan University
«Nel 2012 la crisi ha incoraggiato l’emigrazione verso il Regno Unito – spiega – il 17% dei migranti proveniva da Paesi dell’Unione Europea, percentuale superiore a quella di provenienza interna(UK) attestata al 16%».
 
Dall’Università di Koblenz arrivaa Venezia S. Haug che ha illustrato il quadro su “Gli immigrati italiani in Germania”: «L’emigrazione verso la Germania sta crescendo dal 2010 e i migranti italiani sono uno dei tre gruppi più numerosi dopo i Turchi e i Polacchi –spiega – Nel 2012 in Germania vivevano più di mezzo milione di italiani e 760mila di origini italiane. Le donne generalmente hanno un titolo di studio di livello più alto rispetto agli uomini, ma più frequentemente sono i maschi italiani ad avere una occupazione con una qualificazione più alta. Nel corso degli ultimi 12 mesi l’emigrazione dall’Italia è creciuta passando da 37mila migranti del 2012 a 45mila del 2013. Il 39% dei migranti italiani in Germania nel 2012 sono donne, la metà al di sotto dei 25 anni».
 
L’Argentina torna a essere un’area di attrazione per gli italiani, come spiega Adriana Bernardotti – FILEF/“Cambia il mondo”: «Non si può parlare di una ripresa dell’emigrazione italiana in Argentina, alla pari del fenomeno storico che tutti noi conosciamo, ma certamente oggi l’Argentina rappresenta un’area di attrazione per una nuova fetta di italiani che possiamo suddividere in due gruppi: giovani e giovanissimi, neolaureati, senza una esperienza di lavoro, da un lato e dall’altro persone più adulte che hanno perso il lavoro, veri e proprio disoccupati».


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