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5 marzo 2014

Università di Messina: documento su riunione VI Commissione Ars Sanità

Università di Messina – Il Rettore dell’Università di Messina, il Pro-Rettore Vicario, il Pro-Rettore con delega ai rapporti con l’AOU e tutti gli 11 Direttori dei Dipartimenti ad Attività Integrata dell’AOU in una riunione tenutasi nei locali del rettorato martedì 4 marzo 2014 hanno condiviso e sottoscritto il seguente documento.

Università di Messina

Università di Messina

“Da notizie di stampa si apprende con grande sorpresa che ieri mattina (lunedì 3 marzo 2014) è stata convocata presso i locali dell’Asp di Messina in Via La Farina una riunione della VI Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana – Servizi Sociali e Sanitari – alla presenza dell’Assessore alla Sanità, Dott.ssa Lucia Borsellino, aperta ai rappresentanti delle istituzioni che operano nel mondo sanitario della Provincia Peloritana.

L’argomento della riunione è stato la bozza di riordino della rete ospedaliera sul territorio provinciale. La sorpresa è mista al paradosso nel momento in cui si viene a sapere che il Presidente della VI Commissione, On. Giuseppe Digiacomo, ha espresso pubblicamente il suo disappunto per l’assenza del Rettore alla riunione, quando quest’assenza è l’inevitabile risultato del mancato invito che lo stesso Presidente avrebbe dovuto inoltrare al più alto rappresentante dell’Ateneo. Quest’ultimo, non per spocchia, ma semplicemente perché all’oscuro dell’appuntamento convocato dai vertici della sanità regionale, purtroppo non ha potuto partecipare all’incontro.

Tuttavia, nonostante l’assenza, le notizie sulle importanti questioni discusse e i temi trattati durante la riunione hanno in fretta raggiunto gli interessati suscitando amarezza nel mondo accademico per l’approssimazione con la quale l’On. Giuseppe Digiacomo ha affrontato alcuni argomenti che attengono al rapporto tra Università e Servizio Sanitario Regionale e che si sostanziano nelle attività svolte all’interno dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Universitario “G. Martino”.

Prima di dichiarare a sproposito il disinteresse verso le attività di didattica e di ricerca a tutto vantaggio di quelle assistenziali, forse sarebbe stato utile che il Presidente della VI Commissione approfondisse il tema delle Aziende Ospedaliere Universitarie alla luce del D.Lgs. 517/99, dei protocolli d’intesa stipulati tra le Università siciliane e la Regione Sicilia e della L. 240/10. Avrebbe, così, potuto constatare con tutta evidenza che la normativa in materia sancisce in modo puntuale e definitivo l’inscindibilità delle attività di didattica, ricerca e assistenza. Questa peculiarità permette di distinguere chiaramente e inequivocabilmente le aziende ospedaliere universitarie da quelle che universitarie non sono. L’inscindibilità di cui sopra è confermata nel modello organizzativo dei policlinici i cui pilastri fondamentali sono i Dipartimenti ad Attività Integrata, denominati così proprio per sottolineare la piena integrazione tra didattica, ricerca e assistenza, caratteristica questa ineliminabile in un contesto universitario.

Le parole di critica dell’On. Digiacomo rivolte verso la sanità universitaria, inoltre, potrebbero forse avere indotto qualcuno a pensare che le aziende ospedaliere universitarie siano un peso per la sanità regionale. Pertanto, è opportuno a questo proposito ricordare a chi l’ha dimenticato e comunicare a chi lo sconosce che l’Università di Messina contribuisce al funzionamento del sistema sanitario sostenendolo di tasca propria. Non si dice, infatti, nulla di diverso dalla realtà se si affermasse che l’Università di Messina “sussidia” la sanità regionale destinando ad essa rilevanti risorse infrastrutturali, umane e finanziarie. Qualche informazione al riguardo è certamente utile per mettere i termini del confronto Università-Regione nel giusto ordine. Tutti i beni immobili e gran parte di quelli mobili e delle apparecchiature sono di proprietà dell’Ateneo, ma concessi in uso gratuito all’Azienda Ospedaliera.  Ben 355 unità di personale docente convenzionato (medici, biologi, chimici e fisici) svolgono attività assistenziale a favore dell’Azienda con costi pari a circa 23 milioni di Euro l’anno a carico del bilancio dell’Università. Inoltre, 495 unità di personale tecnico amministrativo e paramedico convenzionato prestano attività assistenziale in via esclusiva (infermieri e tecnici) o indiretta (avvocati, ingegneri e altri amministrativi) a favore dell’Azienda con costi pari a circa 17 milioni di Euro l’anno a carico del bilancio dell’Ateneo.  Pertanto, nel complesso l’Università partecipa con una spesa di circa 40 milioni di Euro al funzionamento della sanità regionale. Senza considerare il valore delle strutture e il contributo delle professionalità del personale universitario, è evidente come il contributo finanziario dell’Ateneo sia determinante a garantire il mantenimento dei conti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria in ordine. Senza l’apporto delle risorse dell’Università si registrerebbero inevitabili disavanzi pari a diverse decine di milioni l’anno.

Per quanto attiene, infine, all’argomento oggetto della riunione – riordino della rete ospedaliera – sembrerebbe sia stato distribuito un documento relativo alla rimodulazione sia dei posti letto che di alcune unità operative dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Messina. Tale documento risulterebbe essere in difformità a quanto precedentemente concordato tra l’Università e l’Assessorato in data 28 gennaio del corrente anno. Si coglie l’occasione per reiterare che, fermo restando il numero complessivo dei posti letto assegnato all’AOU, e in previsione dell’imminente rinnovo dei vertici aziendali, qualunque modifica del vigente organigramma, nonché dell’assegnazione dei posti letto a ciascuna unità operativa, deve sottostare ad una completa condivisione con l’amministrazione universitaria, come previsto dalla normativa vigente.

Infine, è bene puntualizzare l’illogicità di chi sostiene che la sanità possa fare a meno dell’università. Infatti, ciò equivarrebbe ad affermare che la sanità può fare a meno del personale medico e paramedico poiché questi esistono perché si formano nelle aule universitarie”.

Documento su riunione VI Commissione Ars Sanità


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