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28 marzo 2014

Università di Salerno: Smart Cities a Unisa

Università degli Studi di Salerno – Smart Cities: una opportunita’ per i cittadini e le amministrazioni locali del sud. Se ne parla all’Unisa.

Smart Cities

Unisa – Smart Cities

Mercoledì, 2 aprile 2014 – ore 9-13.30 all’Unisa, Campus di Fisciano Aula “Nicola Cilento”

Rendere le Città più Intelligenti è la sfida epocale che abbiamo di fronte.

Ancora di più in un contesto di crisi profonda e strutturale, come quella che stiamo attraversando, abbiamo bisogno di ripensare i modelli di sviluppo socio-economico più coerenti con le mutate esigenze e con i nuovi bisogni legati in particolare alla vivibilità del territorio ed alla sostenibilità ambientale.

“La riforma dello Stato è tutt’una con la rivoluzione digitale delle amministrazioni e con la riorganizzazione degli enti territoriali. Le innovazioni fondamentali legate allo sviluppo digitale del Paese sono quelle che riguardano la qualità della vita dei cittadini e la maggior parte di esse, in concreto, coinvolgono i Comuni. Mi riferisco, ad esempio, all’esigenza di sburocratizzare i procedimenti autorizzativi per le attività economiche, allo snellimento e l’automazione delle procedure, che l’Agenda Digitale prevede, e che sono spesso di titolarità comunale. Per questo motivo, il ruolo dei comuni è essenziale per definire strategie mirate alla domanda e per il governo delle iniziative nel disegno attuativo dell’Agenda Digitale Italiana”. Così Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, componente della cabina di Regia per l’attuazione dell’ADI. “Va fatto un salto radicale di mentalità – prosegue Filippeschi – bisogna cominciare a pensare in maniera diffusa alla città, non solo come all’utilizzatore, al committente di soluzioni e servizi, ma soprattutto come ad un attore che crea le condizioni affinché le imprese più dinamiche possano operare sul suo territorio e investire ancora”.

Secondo Roberto Parente, Direttore del Master in General Management della Pubblica Amministrazione (MPA) dell’Unisa che ha organizzato insieme a Legautonomie il convegno nazionale Smart Cities: una opportunità per i cittadini e le amministrazioni locali del sud, “Dobbiamo fare un salto di qualità e pensare all’innovazione nei sistemi locali non tanto come ad un problema di Technology adoption, quanto ad un percorso di sollecitazione dell’intelligenza collettiva che c’è nei sistemi locali, finalizzata ad immaginare, ancor prima che a realizzare, modalità diverse di vivere in uno spazio comune.

Il Master in General Management della Pubblica Amministrazione (MPA) Unisa, nel suo piccolo si propone come Laboratorio nel quale sperimentare sul campo la capacità di progettare iniziative di innovazione nel tessuto delle comunità locali. Siamo orgogliosi della opportunità che ci è data con questo Convegno, nata dalla lunga collaborazione al Master di Legautonomie, di approfondire questi temi con un platea di ospiti così particolarmente qualificati”.

“La social innovation rappresenta la vera via italiana alle Smart City – spiega Paolo Testa, Direttore Cittalia Anci Ricerche e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Smart City Anci – nel senso che la promozione di azioni e applicazioni che favoriscano l’inclusione sociale nei contesti urbani rappresenta la priorità. Abbiamo presentato di recente un vademecum con l’obiettivo di tracciare la via italiana alla smart city, mettendo in comune soluzioni ed esperienze e individuando modelli replicabili per i Comuni italiani che vogliono intraprendere il percorso per diventare ‘città intelligenti’. A breve presenteremo una piattaforma che raccoglierà i progetti urbani innovativi che i comuni stanno sviluppando sul tema dell’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di condividere e confrontarsi sulle esperienze e buone pratiche di programmazione intelligente delle nostre città”.

“Dietro il termine Smart Cities – spiega Michele Vianello, Smart Communities Strategist, relatore al convegno del 2 aprile all’Unisa – si nasconde quasi sempre un’idea di innovazione come digitalizzazione dell’esistente, incentrata più sulla quantità di software e di hardware che sul ruolo di chi li usa e di chi abita la città. Oggi è invece necessario ridefinire la “cittadinanza” negli ambienti urbani e mettere le persone, meglio i city user, al centro del processo di cambiamento. Ritengo che una delle precondizioni indispensabili per impostare politiche “smart” in un’area urbana sia quella di realizzare una diffusa ‘alfabetizzazione  digitale’ di tutta la popolazione”.


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