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25 marzo 2014

Università di Trieste: Rischio Zecche e patologie correlate

Università di Trieste – “Rischio zecche” e patologie correlate: mercoledì 26 marzo un incontro aperto al pubblico

L’arrivo della primavera vede il ritorno del “rischio zecche”: quali sono le loro caratteristiche e aree di diffusione? quali le misure di prevenzione? Il tema verrà affrontato in un incontro divulgativo all’Università di Trieste, mercoledì 26 marzo.

“La borelliosi di Lyme e altre malattie trasmesse da zecche nella Regione Friuli Venezia Giulia e nel carso Triestino”, è il tema proposto dalla Prof.ssa Marina Cinco che ha inaugurato, lo scorso mercoledì 19 marzo, il ciclo di incontri formativi ECM “Il ruolo del farmacista come operatore sanitario”. Il corso di formazione, riservato ai Farmacisti, è organizzato dall’Università di Trieste e dall’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Trieste e affronterà temi emergenti di crescente importanza.

L’argomento oggetto della prima serata inaugurale, di ampio interesse e attualità, verrà riproposto a livello divulgativo dalla Prof. Marina Cinco, con un incontro aperto al pubblico presso l’Aula Magna dell’ex-Scuola Interpreti di Via Filzi 14, mercoledì 26 marzo alle 17.30.

Al centro della conferenza vi saranno le patologie che le zecche possono trasmettere all’uomo; l’attualità di questo tema è legata sia all’aumento del numero delle zecche registrato negli ultimi anni, sia all’affacciarsi nella nostra Regione di patologie precedentemente confinate in altre aree.

Con l’avvento della primavera ritorna infatti il problema del “rischio zecche”. Nelle aree boschive e verdi del territorio regionale ricompare Ixodes ricinus che funge da vettore di importanti malattie infettive quali la borreliosi di Lyme e l’encefalite da virus TBE. Nell’incontro di mercoledì 26 marzo verranno illustrate le caratteristiche biologiche e comportamentali di queste zecche a diffusione europea, come pure la loro distribuzione nei diversi ambienti fitogeografici del Friuli Venezia Giulia.

La malattia di Lyme è causata da Borrelia burgdorferi, una spirocheta ospitata da Ixodes ricinus e assunta durante il pasto di sangue da ospiti “riserva” selvatici, quali topolini e altri micromammiferi. Il primo sintomo che segnala l’esordio della malattia è l’eritema cronico migrante, lesione cutanea che si sviluppa attorno al morso dell’artropode. Se non prontamente diagnosticata e curata con i rispettivi antibiotici, l’infezione può progredire verso sintomatologie cronicizzanti che interessano non soltanto la cute, ma anche il sistema nervoso (meningoradicolite e paralisi), cardiaco (blocco atrioventricolare) e, soprattutto, le articolazioni (artrite). È quindi importante individuare subito l’infezione al fine di prevenire le sequele croniche della borreliosi che possono non rispondere più alla terapia. Non è disponibile attualmente nessun vaccino, anche se è in fase di avanzata sperimentazione un vaccino “europeo” che dovrebbe funzionare verso tutte le varianti di Borrelia.

Per prevenire il morso della zecca risulta quindi fondamentale una adeguata serie di misure profilattiche da applicare individualmente, quali indossare indumenti chiari e calze, non stazionare su vegetazione erbacea e sottobosco, utilizzo opportuno di repellenti e controllo degli animali da compagnia. È altresì importante un’ispezione post-escursionale accompagnata dalla rimozione delle eventuali zecche. Anche una adeguata falciatura dei prati concorre all’allontanamento di Ixodes che teme l’irraggiamento solare.

Le stesse misure preventive individuali verso il morso di zecca sono applicabili nei riguardi dell’encefalite TBE che, in aggiunta, prevede misure efficaci e specifiche di prevenzione ossia un vaccino di collaudato utilizzo. È proprio con la vaccinazione che l’incidenza dei casi di TBE comparsi nell’alto Friuli fin dal 2003 sono significativamente diminuiti: una adeguata vaccinazione di coloro che frequentano le aree a “rischio zecche” è quindi il provvedimento più auspicabile che, applicato a suo tempo in Austria e successivamente in Slovenia ha abbattuto l’incidenza di questa malattia.


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