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29 aprile 2014

Unive: Italia e Turismo Internazionale

Università di Venezia – L’Italia e il turismo internazionale: Risultati e tendenze per Incoming e Outgoing nel 2013 dai dati Banca d’Italia. Se ne parla al convegno dell’Unive

Unive: Risultati e tendenze per Incoming e Outgoing

Unive: Risultati e tendenze per Incoming e Outgoing

Venezia, Auditorium S. Margherita, 29 aprile 2014 Hashtag ufficiale dell’evento: principali contenuti della conferenza

33.064 milioni di Euro spesi dai turisti internazionali in Italia tra gennaio e dicembre 2013, a fronte di 32.070 nel 2012. In diminuzione i consumi dei turisti italiani all’estero: 20.309 milioni di Euro nel 2012, contro 20.514 milioni nell’anno precedente.

Nel 2013, il saldo netto della bilancia dei pagamenti turistica in Italia rimane perciò positivo e pari a 12.755 milioni di Euro, in aumento rispetto a quello registrato nell’anno precedente. La crescita è generata dall’aumento delle entrate internazionali per turismo (+3,1%) a fronte di un calo delle uscite (-1%).

Questo è il quadro che è emerso dalla XIV Conferenza L’Italia e il turismo internazionale. Risultati e tendenze per incoming e outgoing nel 2013, organizzata da CISET, Università Ca’ Foscari Unive in collaborazione con la Banca d’Italia e svoltasi a Venezia il 29 aprile 2014.

L’evento Unive rappresenta ormai un appuntamento consolidato per gli operatori del settore, per discutere le ripercussioni che gli eventi succedutisi nel corso dell’anno appena trascorso hanno avuto sull’evoluzione dell’Italia come meta turistica mondiale e sulle caratteristiche e il comportamento di vacanza degli Italiani che viaggiano all’estero.

Dopo un quadro generale sulla Bilancia turistica nel 2013, gli interventi della prima sessione hanno discusso l’impatto economico del turismo a livello regionale e l’importanza di analizzare le spese dei turisti per lo sviluppo del Conto Satellite del turismo. Gli strumenti di pagamento sono stati, invece, il focus della seconda parte, in cui è si è discusso di come stanno cambiando le modalità con cui i turisti stranieri e italiani spendono a destinazione, tra uso del contante e delle varie carte di pagamento, anche alla luce delle.

Il turismo da e verso l’Italia nel 2013: dalla spesa dei turisti al conto satellite del turismo – sintesi degli interventi della i sessione

Nella sua relazione iniziale, Simonetta Zappa di Banca d’Italia ha illustrato le tendenze generali per il 2013 delle spese da turismo internazionale, sulla base dei risultati dell’indagine campionaria alle frontiere condotta dalla Banca d’Italia (oltre 130.000 interviste annuali). Il 2013 si è chiuso con un aumento (+3,1%) delle spese dei viaggiatori stranieri in Italia rispetto all’anno precedente, per un importo complessivo pari a 33.064 milioni di euro, confermando l’andamento positivo evidenziatosi nel 2012 (in cui la crescita delle spese era stata del 3,8%). Il Centro e il Nord-Ovest hanno registrato andamenti particolarmente positivi (rispettivamente +5,5% e +5,4%), seguiti da Sud e Isole (+1,7%), mentre per il Nord–Est si è verificato un calo (-2,4%). La provincia italiana con il maggior afflusso di entrate valutarie turistiche dall’estero si conferma Roma (5.574 mln), in netta crescita (+7,9%) rispetto all’anno precedente. Per molte altre principali provincie di destinazione si registrano variazioni positive: Milano (spesa complessiva: 3.108 mln, variazione:+6,4%), Firenze (2.211 mln, +8,9%) e Torino (727 mln, +5,3%). Per Venezia, invece, dopo la crescita dello scorso anno, si registra una flessione (2.678 mln, -3,7%). Guardando ai paesi di origine, si riducono gli afflussi dai paesi dell’Unione Europea (-2,8%). La Germania si conferma la nazione che alimenta le maggiori entrate per turismo in Italia (15% del totale), seppure con spesa in calo rispetto all’anno precedente (-6,5%). In crescita, invece, le entrate da Francia (+4,5%) e Austria (+8,0%), mentre sono diminuite quelle da Regno Unito (-4,7%), Spagna (-10,2%) e Olanda (-2,9%). In crescita anche le spese da altri tradizionali bacini di provenienza del turismo internazionale, in particolare Stati Uniti (+11,0%) e Svizzera (+5,7%), oltre ad una conferma della tendenza positiva che da alcuni anni caratterizza la Russia (+11,5%). Esaminando la dinamica dei flussi outgoing, le spese dei viaggiatori italiani all’estero (in totale 20.309 milioni di euro) sono diminuite (-1,0% rispetto all’anno precedente), in corrispondenza con il perdurare della fase di contrazione del reddito nel nostro paese. Tra i principali paesi di destinazione degli italiani si evidenziano variazioni positive solo per Russia (+10,3%), Cina (+6,2%), Olanda (+3,9%) e Austria (+3,1%). In calo, invece, Spagna (-10,8%), Germania (-8,3%), Francia (-6,0%) e Stati Uniti (-4,8%).

Con riferimento all’economia turistica, i dati presentati da Mara Manente del CISET Unive mostrano una buona tenuta del turismo internazionale che si è tradotta in circa 35 miliardi di valore aggiunto (comprendendo sia effetti indiretti che indotti). L’incremento di ricchezza prodotta è pari a circa il +1,9% reale, contro una contrazione del PIL italiano del -1,9%. La componente internazionale conferma il suo ruolo di traino del settore e dell’intera economia nazionale, mostrando peraltro una dinamica decisamente migliore rispetto a quella dell’export complessivo, rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%), grazie alle performance sui mercati esteri del comparto agro-alimentare e della moda. Focalizzando l’attenzione sull’economia turistica regionale, la ricchezza generata dal turismo rimane polarizzata nelle prime 5 regioni turistiche (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna) – che aumentano la loro quota, concentrando il 68% della spesa dei turisti internazionali ed il 63,5% del valore aggiunto turistico. Stabile, intorno al 13%, la quota di spesa registrata nel Mezzogiorno, mentre scende sotto il 17% la ricchezza prodotta dal turismo nelle regioni del Sud. A questi risultati corrispondono performance territoriali differenziate, ma con alcuni tratti comuni. Favorite risultano le regioni competitive sul prodotto culturale tradizionale e di paesaggio/enogastronomia, con portafogli differenziati e/o con maggiore differenziazione per tematismi legati al green, allo sport e all’enogastronomia. Il segmento “green+enogastronomia+sport” (1,7miliardi di euro), in particolare, ha registrato un ulteriore incremento del 13,8% in termini di spesa, e un altrettanto significativo aumento dei pernottamenti, tanto da raggiungere la quota dell’8% sul totale vacanza. Buona tenuta per il turismo balneare, che registra una crescita della spesa pro capite tale da compensare la modesta diminuzione dei pernottamenti (-0,8%) e da garantire un +6% del fatturato. Riguardo i principali bacini di origine, in diminuzione il peso dei primi otto mercati (Germania, USA, UK, Francia, Austria Svizzera, Spagna e Giappone), intorno al 63% (70% nel 2006), a favore dei BRIC, la cui quota supera nel 2013 l’8% del totale. Il mercato tedesco, dopo un biennio di crescita e consolidamento, registra una contrazione dei flussi del -6,2%, superiore a quella della spesa (-4,9%), grazie all’incremento della spesa media pro capite (83€ contro i 78€ del 2011). Contemporaneamente, il 2013 è stato per il mercato tedesco l’anno della “vacanza green” connessa all’enogastronomia e allo sport, con ben 216 milioni di euro spesi (quasi il 6% di tutta la spesa per vacanza dei turisti tedeschi). Minore l’appeal delle destinazioni montane e lacuali, a fronte di una buona tenuta del balneare. Per quanto riguarda i mercati con il profilo di spesa tradizionalmente più elevato (USA e Giappone in primis), questi evidenziano un significativo incremento della spesa media pro capite (dai 157 ai 236 euro), che si accompagna a ottime performance soprattutto dal lato della spesa totale (+22% e +42% rispettivamente) che sale così a 3,4miliardi di euro.

Emanuele Breda della Banca d’Italia ha, invece, messo in luce alcuni aspetti strutturali relativi all’evoluzione del turismo internazionale verso e dall’Italia tra il 1997 e il 2012, quali sono emersi da un lavoro svolto con Andrea Alivernini e Eva Iannario (in uscita sulla collana Occasional papers della Banca d’Italia) e basato sull’Indagine campionaria alle frontiere della Banca d’Italia. In particolare, nel corso di 15 anni analizzati, il turismo internazionale ha prodotto un avanzo nella bilancia dei pagamenti italiana. Tuttavia, l’attivo della bilancia dei pagamenti turistica è sceso dall’1,1% allo 0,6% del PIL, soprattutto a causa della caduta in termini reali delle spese degli stranieri in Italia, mentre le spese degli italiani all’estero sono rimaste stabili in rapporto al PIL. Di conseguenza, la quota di mercato italiana delle entrate da turismo è diminuita dal 6,8% nel 1997 al 3,7% nel 2012. Durante i primi anni della recente crisi, l’analisi condotta ha evidenziato come le entrate da turismo internazionale siano scese ad un ritmo più lento rispetto a quelle dei due principali concorrenti, Francia e Spagna, mentre nel 2011-12 il recupero delle entrate in questi due paesi sia stato più veloce di quanto è accaduto in Italia. Va sottolineato, comunque, come nei tre paesi, le entrate a prezzi costanti si trovino ancora ben al di sotto dei livelli pre-crisi.

Nell’ultimo intervento della sessione, Sandra Maresca dell’ISTAT, ha presentato il Conto Satellite del Turismo dell’Italia. Già largamente utilizzato in Europa come strumento di misura e studio del comparto turistico, il Conto Satellite del Turismo (CST), pubblicato per l’Italia nel 2012, ha colmato un gap informativo ed ha riallineato il nostro Paese con quelli statisticamente più avanzati. Questo risultato è stato realizzato da un gruppo di lavoro rappresentativo dei maggiori organismi italiani competenti in materia di statistiche del turismo, nell’ambito del quale l’Istat ha svolto il ruolo di coordinatore tecnico. Sulla base del CST si stima che nel 2010 la ricchezza prodotta in Italia dalle industrie turistiche è stata pari a 79.951 milioni di euro, equivalente al 6,0% del totale valore aggiunto dell’economia italiana. Di questi il 76,2% è stato generato dalle industrie tipicamente turistiche, mentre il restante 23,8% è da attribuirsi agli altri settori produttivi. Sempre nel 2010 il consumo turistico interno è ammontato a 112.580 milioni di euro. La parte prevalente va attribuita alla spesa dei turisti italiani (74%), mentre la spesa del turismo straniero ne rappresenta il 26%. Gli obiettivi prossimi riguardano la messa a regime della produzione del CST annuale per l’Italia e una prima implementazione del CST a livello regionale riconoscendo l’importanza di tale informazione a livello locale. Ai fini specifici del CST regionale, l’attività di studio relativo alla tavola della produzione per la regione Veneto e l’indagine ad hoc sulla spesa turistica in Veneto sono il presupposto indispensabile per arrivare ad una quantificazione dell’importanza economica del turismo nella regione.

Turismo e strumenti di pagamento: come cambiano le transazioni nel mercato Incoming e Outgoing – sintesi interventi ii sessione

Focalizzando l’attenzione sull’evoluzione dei pagamenti retail in Italia e in Europa, Claudio Impenna, di Banca d’Italia ha evidenziano i profondi cambiamenti in atto, che vanno in direzione di assetti più efficienti, trasparenti e competitivi. L’impulso fornito dalle autorità europee e nazionali a questa evoluzione si fonda essenzialmente su due driver, tra loro interconnessi: l’armonizzazione delle regole e la standardizzazione delle procedure e dei prodotti. Il primo ambito ha trovato un rinnovato impulso grazie al ‘pacchetto’ normativo che la Commissione europea ha presentato nel 2013, e che include le proposte di nuova Direttiva sui servizi di pagamento e di limitazione delle commissioni interbancarie applicate alle operazioni con carte di pagamento. Il secondo ambito, quello procedurale, riguarda il progetto di creare un’area unica dei pagamenti al dettaglio in euro (Single Euro Payments Area, SEPA), in fase di completamento. Come ha evidenziato Impenna, un sistema dei pagamenti pienamente paneuropeo presenta benefici strutturali che si riflettono sull’economia reale. In particolare, le imprese possono effettuare e ricevere pagamenti in formato standardizzato utilizzando un unico conto, aperto presso un qualsiasi intermediario europeo, con benefici in termini di razionalizzazione di alcuni processi interni (ciclo degli incassi, procedure di rendicontazione). Tali interventi consentiranno di preservare l’esigenza di regole flessibili e adeguate alla struttura dei servizi offerti, tali da favorire segmenti produttivi, come ad esempio quello del turismo, caratterizzati spesso da micro pagamenti, circoscrivibili per la loro natura. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda l’impulso alla diffusione degli strumenti elettronici di pagamento (via Web e tool mobili, come smartphone e tablet) a discapito del contante che, con gli strumenti cartacei, presenta costi gestionali e sociali elevati, che ricadono sul settore commerciale e sui consumatori, oltre a rappresentare un oggettivo elemento di sostegno ad attività illecite o criminali. Problema che assume un significato particolare in Italia, che nel confronto europeo è caratterizzata da un ricorso più ampio al contante e agli strumenti cartacei, con effetti negativi in termini di efficienza e rischiosità che si riflettono sull’economia reale.

E gli interventi in atto a livello comunitario, migliorando l’accessibilità e la fruibilità dei nuovi strumenti di pagamento, vanno a vantaggio sia dei turisti che dell’industria turistica nel suo insieme. Tuttavia, la propensione ad utilizzare modalità alternative al contante dipende anche fattori economici, sociali e culturali, che influiscono sul comportamento dei clienti e delle imprese. Come evidenziato da Valeria Minghetti del CISET Unive, sul fronte del turismo incoming il 35% dei turisti stranieri in Italia paga a destinazione con carte di credito/debito, attraverso cui transita il 48% della spesa turistica complessiva, ma tali strumenti vengono utilizzati soprattutto per spese di importo consistente, mentre per i piccoli importi si ricorre ancora al contante. Nel caso, invece, del turismo outgoing, il 30% dei turisti italiani paga all’estero con carte, attraverso cui transita il 39% della spesa, ma queste vengono utilizzate anche per micro pagamenti. Ciò pare evidenziare che, al di là delle abitudini di pagamento dei turisti, la differenza la fa la maggiore capacità di accettazione di strumenti alternativi da parte dell’industria turistica estera rispetto a quella italiana. E questo ha importanti impatti anche dal punto di vista competitivo, data la crescente diffusione di tali strumenti nei paesi emergenti. Su entrambi i mercati si nota, comunque, una contrazione generalizzata nell’uso del contante. In particolare, tra 2012 e 2013 a fronte di un aumento della spesa dei turisti stranieri in Italia del +3,3%, quella effettuata con carte è cresciuta del +10%, mentre quella in contanti è calata del -6,6%. Dal lato del turismo outgoing, invece, nonostante la spesa degli italiani all’estero sia diminuita del -1,1%, quella effettuata con carte è aumentata del +1,2%, mentre la spesa in contanti ha subito una contrazione del -5,7%. Ma chi sono i turisti “con carta”, ossia coloro che utilizzano le carte di credito/debito come strumento principale di pagamento per tutte le spese a destinazione (alloggio, ristorazione, shopping, trasporti, ingressi ai musei, ecc.)? Sono ancora una nicchia di mercato (meno dell’1% dei flussi e meno del 2% della spesa), ma hanno registrato una crescita a due cifre tra 2012 e 2013, sia sul mercato incoming che outgoing. Si tratta di turisti ad elevata capacità di spesa (la spesa media per viaggio si aggira sui 1.500 Euro, contro i 650-700 Euro di un turista medio), che viaggiano soprattutto per vacanza (ma sul mercato outgoing cresce anche il business), in particolare per turismo culturale. I principali paesi di origine/destinazione di tali turisti sono Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito, tutti paesi dove è già da tempo diffuso il ricorso a strumenti di pagamento alternativi al contante, sia da parte dei consumatori che delle imprese.

L’intervento di Paolo Sergardi di Pragma e Valeria Reda di Doxa ha invece analizzato i diversi comportamenti di spesa dei turisti internazionali in funzione dell’area geografica di provenienza. In un quadro complessivo che negli ultimi anni ha visto progressivamente crescere sia le forme di acquisto anticipate rispetto al viaggio, sia l’impiego di strumenti di pagamento elettronici (bancomat e carte di credito), permangono importanti differenze che contraddistinguono i viaggiatori residenti nelle diverse regioni del pianeta. I viaggiatori dell’area Euro effettuano poco più di un decimo dei propri acquisti prima del viaggio (sia direttamente, che mediante l’utilizzo di un pacchetto turistico) mentre regolano circa la metà delle spese effettuate in Italia utilizzando strumenti di pagamento elettronici. Decisamente più elevato il ricorso agli acquisti anticipati e l’impiego di “carte” da parte dei viaggiatori extra europei, sia tradizionali visitatori del nostro Paese (Inglesi, Nord Americani, Giapponesi, Australiani e Neo Zelandesi), sia “nuovi visitatori”, provenienti soprattutto dalla Russia e dall’Estremo Oriente (Cinesi, ma anche Coreani e Thailandesi). All’opposto, tali forme di pagamento risultano decisamente meno sviluppate tra i viaggiatori provenienti dall’Est Europeo, dall’Asia Centrale (India compresa) e dall’Africa. A determinare queste disomogeneità concorrono sicuramente differenziali di tipo culturale, economico e di contesto di viaggio (“leisure” vs. “business”), ma anche una diversa disponibilità delle diverse aree del nostro Paese a recepire forme di pagamento più “evolute”, come sembrerebbe indicare il maggiore impiego di strumenti di pagamento elettronici che contraddistingue i visitatori del Nord-Ovest, a fronte di una più ampia diffusione di forme di acquisto anticipato (soprattutto pacchetti) da parte dei visitatori del Sud Italia.


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