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19 maggio 2014

Seminari, un libro in biblioteca alla Scuola Italiano Stranieri

Ciclo di seminari un libro in biblioteca. E’ dovere di noi tutti recuperare gli antichi palazzi barocchi e difenderli da ogni minaccia di demolizione a favore di nuove, forse più efficienti, strutture edilizie. Negare la bellezza della poesie del dialetto è come avallare enormi gettate di cemento su antichissimi siti storici.” Con questa metafora Carmen Consoli, una delle più affermate artiste del panorama musicale siciliano, spiega perché in una parte, seppur piccola, della sua produzione ha fatto uso del dialetto siciliano. 

Come ci mostra il volume “Il dialetto nella canzone italiana negli ultimi venti anni” di Roberto Sottile, Consoli non è tuttavia l’unica artista che porta avanti, da anni, questa scelta linguistica. Nel suo lavoro di ricerca, Sottile ha infatti evidenziato come ci sia un recupero del dialetto in tutto il panorama musicale italiano, ma soprattutto e con più forza e diffusione in quello siciliano.

“La Sicilia è il terreno privilegiato per osservare il rapporto tra dialetto e canzoni – scrive l’autore – data la straordinaria numerosità di artisti contemporanei che optano per l’uso del codice locale, in connessione e in concomitanza con una tradizione popolare tuttora viva.” E ciò avviene mentre si assiste allo “sdoganamento” delle varietà locali.

Il volume sarà presentato martedì pomeriggio, a partire dalle ore 18, nella nuova sala lettura della biblioteca del Dipartimento di Scienze Umanistiche (ex Convento di Sant’Antonino).

La presentazione del libro è organizzata all’interno del ciclo di seminari Un libro in biblioteca promosso dal dottorato in “Studi letterari, filologici e linguistici”. Come durante gli altri appuntamenti, saranno gli stessi dottorandi a presentare il libro insieme all’autore.

A discutere con il prof. Sottile saranno stavolta i dottorandi Angela Castiglione e Liborio Barbarino.

Il lavoro di Sottile non solo offre un’approfondita analisi specialistica del dialetto utilizzato oggi da autori più o meno giovani (con un’attenzione maggiore per il contesto siciliano), ma chiede anche a numerosi cantautori e rapper il perché della scelta di ricorrere al siciliano nei loro testi.

Alcuni di questi artisti interverranno alla presentazione per suonare e cantare i propri lavori: Francesco Giunta, Ezio Noto (Disìu), Peppe Qbeta, Malanova, Vorianova, Moffo Schimmenti e Giovanni Cannatella.

Alla domanda posta dall’autore sul perché si scrivano testi il dialetto, gli artisti intervistati hanno dato diverse risposte: perché il siciliano permette di comunicare in maniera più espressiva; perché ha una maggiore carica comunicativa; perché è una lingua con altissime possibilità poetiche pari o anche superiori a quelle della lingua italiana; perché è un modo per reagire alla globalizzazione; perché il dialetto coincide con l’identità di un popolo. Dall’altra parte c’è, invece, chi ritiene che l’utilizzo del dialetto sia dovuto al voler seguire la moda del momento o alla voglia (in modo ipocrita) di voler tornare alle origini.

Punti di vista differenti su cui l’autore concentra la sua analisi, per poi scandagliare il lessico, la grammatica, la fonetica, gli aspetti morfologici e sintattici nel tentativo di delineare il ritratto di quel dialetto della canzone di oggi che si muove tra vecchio e nuovo, tra tratti che denotano l’appartenenza ad un luogo preciso e tra arcaismi, italianizzazioni e neologismi.

Il volume, che parte da una riflessione sullo stato attuale della competenza linguistica dialettale in Sicilia rispetto alle altre zone d’Italia, non può non riconoscere l’influenza di Rosa Balistreri su compositori giovani e meno giovani. E, così, il siciliano diventa “il mondo di riferimento a quale attingere per parlare nella e della contemporaneità”.


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