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15 maggio 2014

Unipi: Mappatura zone a rischio frane intorno al Vesuvio

Vesuvio

Università degli Studi di Pisa – Realizzata la prima mappatura delle zone a rischio frane intorno al Vesuvio

Vesuvio

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A innescare l’allarme fu la tragedia di Sarno in Campania: nel maggio del 1998, in poche ore, decine di frane provocate da ingenti precipitazione uccisero oltre 130 persone.

Pubblicato sulla rivista internazionale “Journal of Maps”, lo studio sulle zone a rischio intorno al Vesuvio è stato condotto da ricercatori delle Università di Pisa e di Bari, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile

Dalla frana del Sarno al rischio frane intorno al Vesuvio

Quel drammatico episodio della Frana a Sarno mise in evidenza la pericolosità del Vesuvio non solo per gli effetti immediati legati ad una possibile eruzione. Per la prima volta, l’attenzione sul rischio vulcanico si focalizzò sulle zone appenniniche vicine dove potevano verificarsi frane e colate di materiale vulcanico, anche molto tempo dopo la fine di un eventuale emergenza eruttiva.

Da allora, il dipartimento della Protezione civile ha finanziato vari progetti sulle zone a rischio frane intorno al Vesuvio che hanno coinvolto i geologi delle Università di Pisa e di Bari e della sezione pisana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Le loro ricerche, recentemente pubblicate sulla rivista internazionale “Journal of Map”, hanno portato alla realizzazione di una prima mappa di base che permette di effettuare una preliminare grande “zonazione” delle aree potenzialmente a rischio intorno al Vesuvio. I ricercatori hanno studiato un territorio di circa 650 km2 che si estende dalle colline Cancello a nord sino alla penisola sorrentina a sud, in pratica tutta la zona preappenninica che circonda la piana vesuviana.

La ricerca sulle zone a rischio frane intorno al Vesuvio

Le indagini sono state condotte attraverso una ricostruzione storica degli eventi franosi accaduti negli ultimi 500 anni, attraverso analisi morfometriche, cioè uno studio quantitativo delle caratteristiche dei versanti, e direttamente sul campo.“Questa mappatura è un primo passo in vista della stesura di piani dettagliati locali – ha spiegato Giovanni Zanchetta ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa – potenzialmente, circa il 57% territorio studiato è da considerarsi ad alto rischio per quanto riguarda la formazione e lo scorrimento di colate rapide di fango (debris flow), circa 38% a rischio medio e solo il 5% basso”.


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