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6 maggio 2014

Università Insubria: Missione Varesina in Perú

Missione Insubria

Università Insubria Varese-Como – Missione dell’Insubria in Perú: un team di medici per ridurre la mortalità di mamme e bambini

Missione Insubria

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Il progetto, della durata di 18 mesi, prevede l’arrivo a Varese, nel mese di giugno, di dottori peruviani. Beghi: “Dobbiamo aiutarli a superare difficoltà strutturali e logistiche, a colmare lacune nella preparazione e soprattutto a cambiare una mentalità arcaica”

Si è appena conclusa la missione peruviana del team di medici italiani guidato dal professor Cesare Beghi, direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, nonché professore associato di Cardiochirurgia all’Università dell’Insubria, per il programma di riduzione della morbilità e mortalità materno-infantile nella provincia di Ayabaca, regione di Piura, Perù. L’equipe – composta dal dottor Valentino Luzi, medico esperto di cooperazione internazionale, dal dottor Giorgio Bogani, del Servizio di ginecologia e ostetricia dell’Università degli Studi dell’Insubria; e dal dottor Francesco Tandoi, Servizio di Neonatologia dell’Azienda Ospedaliera, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese – è stata dieci giorni in una delle zone più impervie del Perù, sulla Cordigliera delle Ande, per un progetto finanziato dall’Università di Piura, che vede come partner l’Università degli Studi dell’Insubria e l’Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese.

Il progetto, della durata complessiva di diciotto mesi, mira, da un lato, a formare i medici peruviani sul fronte delle emergenze in ostetricia e su quello delle emergenze in neonatologia e, dall’altro, all’acquisto di macchinari per la diagnosi precoce da distribuire nei centri di salute locali.

A fare da tramite tra l’Ateneo varesino e quello peruviano è stato il professor Beghi, che ha maturato una forte esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale, sia come consulente del Ministero degli esteri, sia collaborando con il progetto di “Overland”, e in progetti analoghi in Africa e in Sud America curati dall’Università di Parma.

«Si tratta di zone dove la mortalità tra gestanti e neonati è altissima – racconta il professor Beghi, coordinatore del progetto per l’Università degli Studi dell’Insubria – esistono soltanto cinque “Centri di salute” e cinque medici, in un’area sconfinata e impervia, che arriva fino a 3700 metri di altitudine. Oltre a problemi logistici, bisogna fare i conti con limiti tecnici e strutturali e, soprattutto, con tradizioni arcaiche e una mentalità chiusa, per la quale si va dal dottore soltanto in punto di morte: non esiste la prevenzione, si partorisce in piedi o legati a una liana, in condizioni insostenibili».

Obiettivo del progetto è attuare uno scambio costante tra l’Italia e il Perù, «in questa prima fase “esplorativa” abbiamo incontrato il rettore e i docenti dell’Università di Piura, i vertici politici e religiosi, i medici che lavorano nei “Posti di salute” sparsi sul territorio che hanno assicurato la loro massima collaborazione – continua Beghi – adesso parte una seconda fase, che vede il coinvolgimento diretto di Università dell’Insubria e Ospedale di Circolo. Nei mesi estivi, infatti, a partire dal 23 giugno, accoglieremo qui a Varese due professori universitari della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Piura, Luis Ricardo Ladeo Ponce e Jorge Renteros, per formarli sulle emergenze» il piano di formazione in Ginecologia e Ostetricia è a cura del professor Fabio Ghezzi, direttore del reparto di Ginecologia ed Ostetricia A dell’Azienda Ospedaliera, Ospedale di Circolo Fondazione Macchi, e il piano di formazione in Neonatologia, è a cura del professor Massimo Agosti, direttore del reparto di Neonatologia dell’Azienda Ospedaliera, Ospedale di Circolo Fondazione Macchi.

«Una volta ritornati al loro Paese, i due medici trasmetteranno le competenze ricevute ai neolaureati, che – per una sorta di “tirocinio” obbligatorio dopo la laurea – vengono mandati per un anno, nei “posti di salute” sul territorio, in zone rurali collinari e montuose. Oltre alla preparazione tecnica cerchiamo di cambiare anche il loro approccio:non devono stare ad aspettare che le gestanti vadano a farsi visitare quando sorge un problema, ma devono essere loro stessi medici a recarsi dalle donne in stato interessante, a dare assistenza in via preventiva, al tempo stesso cercando di interagire anche con le “parteras”, una sorta di ostetrica locale. E proprio per questo saranno dotati di cinque ecografi portatili “low cost”, che sono acquistati sempre nell’ambito del progetto. Successivamente ritorneremo in missione in Perù per verificare i risultati sul campo»chiarisce il professor Beghi.

«Si tratta di un progetto pilota, sviluppato per la prima volta in America Latina. Se i risultati ci daranno ragione, come speriamo, sarà applicato in altre aree del Perù e proposto ad altri governi dell’America Latina» conclude il professor Beghi.


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