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23 giugno 2014

Rapper e Hip Hop: come si diventa rapper famosi per Piotta

Come si diventa rapper famosi per Piotta
Come si diventa rapper famosi per Piotta

Come si diventa rapper famosi per Piotta

Come diventare rapper: sei giovane ed ami la musica hip hop?

Adori scrivere rime e vorresti recitare i tuoi versi su delle basi rap?

Ecco i consigli di Piotta, intervistato in esclusiva da Controcampus (segui gli esclusivi servizi della redazione anche sulla fan page Controcampus)

“Ai giovani che desiderano diventare rapper consiglio di pubblicare in rete le loro canzoni, di farsi conoscere e di condividerle in download”.

“E’ importante curare i social network, perché essi determineranno l’interesse delle case discografiche”.

Il rap è senza ombra di dubbio un genere musicale di grandissima attualità. Negli ultimi tempi, il panorama melodico italiano è stato scalfito da una vera e propria ventata di freschezza ed originalità artistica.

Grazie ai successi dei big, ed ai recenti fasti di una pimpante new generation, il rap italiano è salito agli onori della cronaca, acquisendo lauti consensi popolari.

Da fautori di un genere elitario, e talvolta incompreso, i rapper sono quindi assurti al rango di eroi indiscussi dei tempi moderni, riaccendendo gli animi dei fan e la passione per la musica.

Aumentano a dismisura, dunque, i seguaci della cultura hip hop e tantissimi giovani sognano di diventare rapper.

Diventare rapper significa soprattutto aver compreso l’essenza della cultura hip hop: un genere musicale scalfito, secondo alcuni, da un’impronta stirneriana e da un retaggio prettamente filo-afroamericano.

Le sue origini, infatti, risalgono ai caotici fasti bronxiani degli anni ’70. Nel pericoloso quartiere della grande mela, questa musica assurge in breve tempo al rango di menestrello dei diseredati, degli eroi della strada e dei sopravvissuti al colonialismo.

Con la nascita della Universal Zulu Nation, datata 1974, la cultura hip hop inizia definitivamente il suo percorso evolutivo, divenendo, dopo qualche decennio, motore immobile di generi musicali ed artistici globalmente noti come Rap, Writing (graffitismo), Break-Dance e Djing.

Come si diventa rapper famosi per Piotta: consigli per diventare bravi e famosi

Al fin di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi in merito al genere musicale hip hop ed al percorso da intraprendere per diventare rapper, abbiamo intervistato Piotta, al secolo Tommaso Zanello, pluripremiato e talentuoso artista di origini romane.

Rapper, produttore discografico, editore, scrittore e conduttore radiofonico, Piotta è senza dubbio uno dei precursori dell’alternative hip hop italiano. Ha raggiunto il successo con i brani “il Supercafone” e “La mossa del Giaguaro”, ma nel corso degli anni ha saputo ampliare ed innovare il suo leitmotiv artistico ed intellettuale, spaziando su diversi fronti.

E oggi, dopo due album impegnati ed un tour teatrale con il giudice Gherardo Colombo, Piotta ritorna a rappare con un EP estemporaneo, essenziale, sarcastico ma, al contempo, dotato di grande trasporto emotivo. BBW, Big Beautiful Woman, è il titolo del suo ultimo singolo, un brano dedicato alle rotondità femminili.

Tommaso potresti parlarci della tua ultima fatica musicale, Trilogia Milanese, e dell’interessantissima fusione hip hop – raggae da cui sembra essere caratterizzata?

“Trilogia milanese è l’ultimo lavoro di studio. Si tratta di un lavoro estemporaneo perché i brani inclusi nell’EP non faranno parte dell’album che uscirà l’anno prossimo. E poi perché sono connotati da un forte sapore specifico ora testuale, ora musicale. Testuale perché si tratta di brani scritti durante un soggiorno di lavoro a Milano; e musicale perché li abbiamo realizzati in breve tempo, cioè in modo tale da caratterizzarli fortemente in un senso e nell’altro. L’Ep è corredato da una dimensione molto sarcastica e solare, sia per i brani raggae come BBW, sia per quelli più rap come il re dello swag, sia per un pezzo intermedio (hip hop – ragga) come Settimana della droga”.

Come si fa a diventare rapper?: consigli per i giovani studenti

“Ho iniziato circa venti anni fa. Nel frattempo, sono cambiate tante cose. La musica ed il rap sono stati lambiti dalla tecnologia. Oggi c’è internet, un incredibile mezzo di comunicazione di massa, che qualche anno fa era soltanto uno strumento elitario. Internet permette di comunicare con il proprio pubblico senza l’intercessione di terze parti. Radio ed etichette discografiche intervengono ormai a giochi fatti, cioè quando il tuo stile, la tua immagine ed il tuo pubblico sono già noti, tentando di ampliare la cosiddetta fan-base. Prima di internet, questa prova del nove con il pubblico era a dir poco improbabile e complicata”.

“Per diventare rapper – Continua Tommaso Zanello in arte Piotta – non c’è una sola regola. Ognuno ha la sua. Per quanto mi riguarda credo sia indispensabile studiare e leggere. De Andrè diceva sempre “come si può scrivere un testo senza leggere i libri”. Beh io sono d’accordo. Però è anche vero che esistono tanti rapper che hanno letto poco e vissuto tanto, e che quindi trasformano la propria esperienza in rima creando una canzone.”

Per diventare rapper è dunque importante avere la capacità di raccontare. Non importa se siano storie proprie o del mondo circostante. Più le storie sono vicine a noi, e più acquistano credibilità. Ai giovani che desiderano diventare rapper consiglio di pubblicare in rete le loro canzoni, di farsi conoscere e di condividerle in download.

E’ importante curare i social network, perché essi determineranno l’interesse delle case discografiche. Non aspettate che le case discografiche vi dicano cosa fare. Ciò era indispensabile negli anni ’90. Oggi avete una magnifica vetrina a vostra disposizione. Bisogna saperla usare al meglio per il proprio scopo, riuscendo cioè ad imporre il proprio stile canoro, sonoro e di vita”.

Sei anche un noto produttore musicale. Potresti renderci edotti in merito alla tua etichetta discografica “La grande onda”?

“La Grande Onda è un’etichetta presente ormai da tanti anni sulla scena musicale italiana. Ha sempre avuto un occhio di riguardo per il genere urban, cioè rap e raggae, senza tuttavia disdegnare altri ambiti, come l’alternative rock. Nel corso degli anni sono stati lanciati diversi nomi: Corveleno, Rancore, Debbit, Amir, Brusco. E poi, mi fa piacere citare Marti Stone, una ragazza abruzzese di 22 anni, il cui album sta andando davvero molto bene. Si sta facendo notare in tutta Italia, e sarei contento se potessi contribuire a lanciarla nel panorama hip hop femminile. Le donne che seguono questo stile purtroppo sono ancora poche, ma ve ne sono alcune davvero brave e talentuose”.

La nuova generazione di rapper italiani per Piotta

“Credo che l’hip hop italiano si sia definitivamente evoluto. Oggi sono talmente tante le proposte da rendere comprensibili a tutti, anche a chi non segue il rap, le differenze stilistiche e musicali relative all’hip hop. Si comincia a capire che c’è rap e rap. Ognuno ha il suo stile. C’è chi è più melodico e chi è più hardcore”.

“C’è chi ha un’impronta adolescenziale, magari perché è ancora un ragazzo. E chi è più maturo perché ha iniziato tanti anni fa. Infine c’è chi predilige tematiche politico-sociali. Il rap è uno stile di vita, una chiave di lettura. Ciascuno di noi interpreta la realtà con differenti grimaldelli. Ogni rapper ha una propria visione della metrica e dell’esecuzione musicale. Ed è proprio tale diversità a rendere il clima ancor più creativo. Ognuno ha la sua immagine. Non si può sempre andar d’accordo su tutto”.

“Condivido il pensiero di  Marracash: il confronto ci deve essere, e talvolta può anche essere duro, purché si resti nell’ambito della musica e della creatività. Sarebbe un ossimoro se ciò non accadesse”.

Di recente sei stato protagonista, insieme al magistrato Gherardo Colombo, di un interessantissimo tour teatrale. E’ stata una bella esperienza?

“E’ stata davvero un’esperienza stupenda. Spero di rifarla. Con Gherardo mi sono trovato benissimo. E’ una persona squisita, gentile, coltissima, dotata di grande apertura mentale. Tra di noi è nato un bel rapporto sul quale forse in pochi avrebbero scommesso. Invece proprio da questo confronto particolare, giocando sui nostri apparenti contrasti, si sono create delle dinamiche davvero molto interessanti. Lo spettacolo, infatti, è molto originale: mette insieme rap, musica, proiezioni, una consolle digitale, una lavagna, di quelle classiche che si usano a scuola, e un magnifico Gerardo Colombo, magistrato, in quel caso nelle vesti di un professore molto informale”.

Non solo musica e rap. Nel corso della tua eclettica carriera artistica hai avuto modo di dedicarti alla scrittura (“Pioggia che cade, vita che scorre”, 2006, Fazi/Arcana; e “Troppo Avanti”, 2008) ed alla radio. Dal 2006, infatti, collabori con Radio Città Futura, conducendo l’inebriante show a base di rap e raggae, “Troppo Avanti”, il cui titolo, tra l’altro, riecheggia uno dei tuoi tanti successi musicali. Potresti parlarcene?

“Il Programma Radio Troppo Avanti, quest’anno andrà in onda un mese in più. Quindi vi aspetto anche a luglio con tanti ospiti e novità, ovviamente sempre in ambito rap e raggae”.

Piotta, qual è la tua opinione in merito al sistema universitario italiano?

“Sono stato studente universitario negli anni ’90. E’ passato un po’ di tempo, ma dubito che le cose siano migliorate. Purtroppo esistono gerarchie ataviche la cui eradicazione risulta non del tutto semplice”.

Antonio Migliorino


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