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12 giugno 2014

Trastuzumab efficace per Unimore per tumore al seno in stadio avanzato

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Tumore al seno in stadio avanzato: l’efficacia del trastuzumab (Herceptin ®) e il rischio di tossicità

Trastuzumab nella ricerca Unimore

Trastuzumab nella ricerca Unimore

Una ricerca firmata dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e dall’Università degli studi di Milano conferma l’efficacia di un farmaco antitumorale: il Trastuzumab. Dallo studio, che è stato condotto su circa 1.500 donne malate di tumore al seno in stadio avanzato, il trattamento con l’Herceptin ® allunga il tasso di sopravvivenza, anche se è alto il rischio di sviluppare problemi cardiaci gravi. La ricerca è stata pubblicata sulla Cochrane Library.

Trastuzumab: la ricerca dell’Unimore

Nelle donne con tumore al seno in stadio avanzato (o metastatico), il trattamento con il farmaco Trastuzumab (nome commerciale Herceptin ®) aumenta le probabilità di sopravvivere più a lungo, ma al contempo anche il rischio di sviluppare problemi cardiaci gravi. Questi i principali risultati di una revisione sistematica, che porta la firma dei ricercatori del prof. Roberto D’Amico della Cattedra di Statistica Medica dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del prof. Lorenzo Moja dell’Università degli studi di Milano, pubblicata recentemente sulla Cochrane Library, che, tuttavia, arriva a concludere che sono più le donne a beneficiare dell’uso di Trastuzumab rispetto alle donne che ne subiscono un danno.

Gli autori della revisione hanno esaminato i dati provenienti da sette studi clinici condotti su un totale di 1.497 donne HER2-positive, ovvero con tumore al seno in stadio avanzato, quando cioè il tumore può essere trattato, ma non curato. Il trastuzumab è stato somministrato in combinazione con altri farmaci come trattamento di prima linea, cioè prima di una progressione del tumore, oppure come trattamento successivo alla progressione. Il tasso di sopravvivenza, a due anni dall’inizio degli studi, si è dimostrato più alto per le donne a cui è stato somministrato il trastuzumab. Queste hanno guadagnato dai due agli undici mesi senza ulteriore progressione del loro tumore. Il farmaco è più efficace quando utilizzato come trattamento di prima linea o in combinazione con una classe di farmaci chemioterapici chiamati taxani.

Questa revisione suggerisce che, per le donne con tumore al seno in stadio avanzato HER2-positive, Herceptin permette di allungare significativamente la propria speranza di vita – commenta Lorenzo Moja, uno degli autori della revisione con sede presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute presso l’ Università degli studi di Milano. Le donne sono sopravvissute più a lungo e il loro tumore è progredito meno rapidamente quando ricevevano Herceptin.”

Tuttavia, il farmaco ha portato ad un aumento del rischio di problemi al cuore. Con le terapie standard, l’equivalente di 300 donne ogni 1.000 sopravvivono dopo due anni e solo 10 sviluppano problemi al cuore. Se si aggiunge Herceptin, 373 sopravvivono (73 donne in più), ma 35 sviluppano problemi cardiaci tali da richiedere l’immediata sospensione di Trastuzumab (25 donne in più). Le funzioni cardiache tornano generalmente nella normalità una volta interrotto il trattamento. La revisione ha evidenziato che una particolare combinazione di farmaci sono associati ad un più alto rischio di problemi cardiaci.

Alcuni studi, tra i primi condotti, combinavano Herceptin con una classe di farmaci chiamati antracicline, conclude il prof. Roberto D’Amico dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Direttore del Centro Cochrane Italiano e responsabile del progetto “Questa combinazione non è raccomandata per le donne con tumore al seno in stadio avanzato”.

La ricerca è stata condotta nell’ambito del programma di supporto alla ricerca Indipendente finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA.

Cochrane Collaboration

La Cochrane Collaboration è un’iniziativa internazionale indipendente e autorevole che prepara e mantiene continuamente aggiornate revisioni sistematiche sull’impatto degli interventi sanitari. Attualmente coinvolge più di 28.000 operatori sanitari, ricercatori e rappresentanti di associazioni di pazienti provenienti da oltre 100 paesi del mondo, che attraverso un rigoroso metodo scientifico raccolgono, valutano e diffondono le informazioni relative all’efficacia e sicurezza degli interventi sanitari.


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