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9 luglio 2014

DSA, disturbi specifici di apprendimento: la non cura dei DSA a scuola

DSA disturbi specifici di apprendimento

Il Miur dichiara un trend positivo per gli alunni con DSA, disturbi specifici di apprendimento. La Professoressa Margherita Pellegrini indaga le cause e lancia l’allarme 

DSA, disturbi specifici di apprendimento

DSA, disturbi specifici di apprendimento

Stando alle ultime statistiche di settore pubblicate dal Miur, non ci sono dubbi. L’incremento del numero dei giovani, o meglio di “alunni con specifici disturbi dell’apprendimento” negli ultimi anni è stato decisamente importante.

Troppo consistente per non interrogarsi su quanto stia accadendo tra i banchi e nelle famiglie, o nella didattica o, forse, nella società tutta che oggi avvolge vorticosa i giovani alle prese con la scuola dell’obbligo.

“Oltre 90 mila alunni con DSA tra gli anni scolastici 2010/ 2011 e 2011/2012, 24.811 certificazioni in più (+37 per cento). L’incremento più significativo alle superiori, il numero più alto di studenti alle medie”.
Queste la frase “topica” e allarmante del testo relazionale e statistico del Miur sui disturbi dell’apprendimento scolastico.

La crescita costante degli alunni con DSA di anno in anno, avvisa chiaramente il mondo della scuola di una criticità non banale tra gli alunni, preoccupa tutti genitori italiani, spaventa inevitabilmente le istituzioni. Non si tratta più ormai di casi isolati.

Al contrario, ci avvisano le istituzioni: si tratta di un vero e proprio trend crescente. Già a Pisa, qualche mese del fa, fu lanciato il primo campanello di allarme “ … la dislessia rischia di diventare un’emergenza sociale. Nel 2013 all’ ASL 5 sono arrivate 530 richieste di valutazione per DSA che hanno confermato 343 diagnosi. In pratica, si è registrata una richiesta di diagnosi ogni circa 641 persone e un caso di Dsa ogni 990 abitanti (…)”. Queste le dichiarazioni del consigliere regionale Ncd/Più Toscana e membro della IV commissione ‘Sanità’, Gian Luca Lazzeri, che “suonò” il primo campanello tra i banchi.

Non cura, indifferenza e responsabilità della scuola sui ragazzi con DSA

Ma cosa sta accadendo Professoressa Pellegrino? “Da quando è stata approvata la legge 170/2010 sui Disturbi Specifici dell’apprendimento, i DSA sono entrati ufficialmente nella scuola segnando una svolta nella didattica, e questi ne sono i risultati.”

In dettaglio, che tipo di cambiamento c’è stato nella scuola e per gli insegnati? “Sono aumentati i corsi di aggiornamento ai docenti per indottrinarli sull’esistenza e individuazione di questi disturbi, così la soluzione agli errori commessi dagli alunni in fase di apprendimento, non è individuarne la causa, correggerli e far fare esercizio, come facevano i nostri insegnanti, ma indirizzare il genitore dell’alunno dal neuropsichiatra per una valutazione di DSA sul figlio e questo alla fine della seconda elementare, quando non viene fatto già nei primi anni della scuola dell’infanzia.”

Come viene fatta questa valutazione dell’alunno? Come si riconosce un alunno affetto da DSA? “Si attribuiscono gli errori dell’alunno ad un “disturbo” ad ipotetici “difetti di migrazione cellulare” (secondo gli esperti). La avviene diagnosi attraverso test di lettura e di scrittura che ben poco hanno di scientifico.”

Quale può essere o é il risvolto dopo questa diagnosi per un alunno con DSA? “… Dire ad un bambino che il suo cervello non è come quello di tutti gli altri sulla base della lettura di una lista di parole, lista di non parole, di un dettato, di risposte alle tabelline, calcolandone i tempi di esecuzione, non sono cose da poco. Dire che di questi disturbi non si guarisce, che non sarà mai in grado di leggere e/o scrivere e fare i calcoli correttamente significa inculcargli l’idea di incapacità, significa negargli la vera istruzione: non insegnargli a leggere, scrivere e far di conto, che è la funzione primaria della scuola elementare.”

Dove sono le responsabilità della non cura degli studenti con DSA? “Basta che un’insegnante non sappia insegnare per creare un alunno DSA”.

Le istituzioni scolastiche quindi sono la causa del problema? “Si. Non si va ad indagare sui metodi didattici utilizzati dall’insegnante. Una delle cause di così tanti errori e difficoltà degli alunni è stata individuata, ad esempio nel Metodo Globale, ora utilizzato da molti maestri nella scuola elementare; le classi pollaio vanno bene: è l’alunno che è affetto da “disturbi”. Nel Manuale Statistico e Diagnostico, il testo utilizzato per le diagnosi delle malattie mentali, dove tra l’altro sono riportati anche i DSA, tutte le malattie sono indicate come disturbi, quindi di che cosa stiamo parlando?”

Cosa fanno i genitori o possono fare, a torto o ragione, dopo la diagnosi di DSA? “Nel solo 2011 sono stati erogati ben 705.308,81 Euro da Enti Pubblici (istituti scolastici, ASL) all’Associazione Italiana Dislessia per attività formativa. Presso strutture private alcuni genitori hanno speso anche 1000 Euro per una diagnosi DSA.”

Quindi supporto pubblico e aiuti per i genitori o l’assistenza per i giovani é a carico delle famiglie? “Una seduta dallo psicologo o logopedista costa circa 80 Euro, in alcune regioni viene anche riconosciuta agli alunni DSA un’INDENNITA’ DI FREQUENZA, un disborso mensile di 238,00 Euro più 10 Euro per ogni corso riabilitativo frequentato, oltre all’aumento degli assegni familiari. Che cosa sta venendo finanziato? In che cosa sta investendo la scuola? In 90 mila alunni certificati DSA esclusi dalle prove INVALSI, perché la loro partecipazione avrebbe abbassato la media nazionale dei risultati delle prove?”

Quindi in sintesi qual é il suo punto di vista complessivo Professoressa Pellegrino? “Il problema e’ didattico e la soluzione e’ nella didattica”.

Sono i tempi che sono cambiati? La percezione dei problemi? Le famiglie, le scuole? “Se 20, 30, 40 anni fa qualcuno avesse acceso i fari sui nostri errori e comportamenti, a quanti di noi e dei nostri compagni sarebbero stati diagnosticati DSA o ADHD? Eppure ce l’abbiamo fatta, le nostre carriere non sono state stroncate, i nostri sogni non sono stati buttati nella spazzatura. Quella che è stata fatta è una Riforma strisciante della Didattica, studiata astutamente, e supportata da un accurato piano di marketing. Come è stato apertamente dichiarato dagli stessi artefici di campagne mediatiche che hanno portato all’approvazione di questa legge in uno dei tanti convegni sul soggetto: (…) “in realtà siamo indietro con la comprensione di quelli che sono i disturbi specifici dell’apprendimento… la teoria che aiuta a capire è ancora tutta da costruire tuttavia la legge ci ha dato questa opportunità cioè di cambiare la cultura… ci sono sicuramente poche scuole che giudicano bene il cambiamento della didattica ma sono convinto… che con il contributo di tutti questo percorso di cambiamento culturale sarà rapido e non ci vorranno troppe generazioni” (dalla lettura del convegno nazionale scuola e DSA: riflessioni e proposte)”.

Quale soluzione a suo parere? “Bisogna fare un passo indietro su questa legge se non vogliamo creare un generazione di incapaci, insicuri, ignoranti e facilmente manovrabili, come ha scritto Frank Furedi, Professore di Sociologia: “ Se l’attuale tendenza continua, presto ci sarà poca differenza tra una scuola e una clinica per malattie mentali… se consideriamo le sfide della vita come un’esperienza cui i bambini non possono far fronte, i ragazzi raccoglieranno il messaggio e le considereranno con terrore. Tuttavia, se la finiamo di giocare a fare il dottore ed il paziente e aiutiamo invece i bambini a sviluppare la loro forza attraverso l’insegnamento creativo, allora i piccoli inizieranno a tener testa alle situazioni… proteggere i bambini dalla pressione e dalle nuove esperienze rappresenta una mancanza di fiducia nel loro potenziale di sviluppo attraverso nuove sfide”.


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