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16 luglio 2014

Iveco e La Sapienza presentano l’’Iveco&Iraqi Culture Day

Iveco in Iraq

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”– A spasso con il Daily. In Iraq con il mezzo donato da Iveco la missione archeologica della Sapienza restaurerà il primo arco della storia e la famosa Ziqqurat di Ur

Iveco e La Sapienza

Iveco e La Sapienza

Martedì 15 luglio 2014 si terrà l’Iveco&Iraqi Culture Day per raccontare le fasi del progetto attraverso le immagini dei tesori iracheni e i rilevamenti aerei effettuati con un drone. Esposto in prossimità della scalinata del Rettorato il Daily 4×4 di Iveco

Martedì 15 luglio 2014 presso il Rettorato della Sapienza saranno presentate le attività di scavo e di ricerca che gli archeologi della Sapienza stanno portando avanti nell’Iraq meridionale e che troveranno nuovo impulso grazie al contributo diretto di Iveco, con la donazione di un Daily 4×4 alla Missione di Abu Tbeirah.

Iveco in Iraq: missione archeologica della Sapienza

Il veicolo sarà utile per rendere più agevoli ed economici gli spostamenti degli archeologi e della strumentazione in loro possesso: infatti, alle campagne di scavo a sud di Nassiryia che la missione svolge da quattro anni, si è ora aggiunta l’attività di mantenimento e restauro di molti tesori dell’area, dal Tempio di Dublamakh nei pressi della biblica città di Ur, famoso perché conserva il primo arco della storia ancora intatto, alle Tombe Reali e soprattutto alla famosa Ziqqurat.

“Per un archeologo del vicino oriente “mettere le mani” sulla Ziqqurat di Ur è un po’ come per un archeologo classico trovarsi a restaurare il Colosseo, praticamente uno degli impegni più emozionanti della carriera” spiega con entusiasmo Licia Romano, una delle ricercatrici che era già in Iraq nel 2010 quando lo scavo Sapienza si stava trasformando da progetto in realtà e lei stava finendo il suo dottorato di ricerca. Ora è la giovane vice-Direttore della Missione, e ci mostra con orgoglio la sua nuova patente internazionale che le consentirà – forse l’unica donna in Iraq? – di guidare nel deserto il nuovo veicolo in dotazione. Un mezzo in grado di trasportare fino a 3 tonnellate di carico.

Il supporto essenziale del ministero degli Affari esteri italiano, dell’Ambasciata d’Italia a Baghdad e della Cooperazione allo sviluppo ha reso possibile al team coordinato dall’assiriologo Franco D’Agostino della Sapienza di intraprendere il progetto di mantenimento e consolidamento dei più importanti monumenti di Ur. L’antica città, che ospita la casa-missione del gruppo, rappresenta l’area archeologica più importante dell’Iraq meridionale, dove si trovano i principali monumenti del periodo sumerico che necessitano di interventi tecnici urgenti per non deteriorarsi definitivamente.

Durante la giornata del 15 luglio saranno illustrati con immagini, video e musica dal vivo, i tesori iracheni che stanno venendo alla luce, nonché le immagini ottenute dal drone, che per la prima volta nella storia archeologica dell’Iraq ha effettuato rilevamenti e fotografie aeree. In questa occasione sarà presentato l’Iveco Daily 4×4, donato dall’azienda ai tecnici della missione.

“L’interesse dimostrato per il nostro lavoro da parte di una delle più importanti industrie italiane nel mondo, come Iveco – enfatizza Franco D’Agostino – “oltre a essere un onore straordinario in sé, dà un senso nuovo al concetto di cooperazione italo-irachena e mostra l’importanza della sinergia tra settore privato e pubblico per gestire progetti importanti. Riteniamo che la generosissima donazione di Iveco rappresenti al meglio quanto sia possibile raggiungere quando si riesce, come in questo caso, a “fare sistema”.

Prenderanno parte alla cerimonia di consegna e alle attività correlate i due Ambasciatori Saywan Barzani, presso lo Stato italiano, e Habib Al-Sadr, presso la Santa Sede, in rappresentanza della Repubblica dell’Iraq. Saranno presenti inoltre i vertici della Sapienza e il responsabile Africa & Middle East Region di Iveco, Luca Sra nonché il Ministro Plenipotenziario del MAE Alessandro Gaudiano e l’Ambasciatore italiano a Baghdad Massimo Marotti.

La presentazione sarà riproposta a Nasiriyah nel mese di ottobre presso la città di Ur in presenza del Governatore del Dhi Qar e delle autorità della provincia meridionale irachena.

Focus – Le attività di restauro e conservazione

I lavori consistono nella mappatura dell’area di interesse, nella elaborazione del piano di mantenimento e nella fase di intervento diretto, un insieme di attività che impegneranno i ricercatori all’incirca per i prossimi tre anni. Avviate dall’autunno 2013, le prime fasi, cioè quella di ricognizione e quella progettuale, sono state già realizzate, anche grazie all’uso di un drone e di tecnologie italiane innovative per la documentazione e il rilievo, come il 3D photo-based scanning. In seguito alla consegna dei lavori, il Governatore della provincia del Dhi Qar, SE Dr Yahya Al-Nasri, ha già attribuito i fondi necessari per la realizzazione del progetto del team italiano.

I lavori di restauro affidati alla Sapienza comprendono la Ziqqurat, la cui torre con scala cerimoniale al centro, i contrafforti e i terrazzamenti laterali, in origine superava i trenta metri d’altezza: si può bene immaginare l’effetto che poteva produrre su chi giungesse a Ur alla fine del III millennio a.C., quando fu costruita! Nell’assolata e piatta distesa alluvionale tra Tigri ed Eufrate dove sorgeva la capitale sumerica, quel tempio a gradoni – alla cui sommità viveva Nannar (in sumerico) o Sin (in accadico), e cioè il dio-Luna, cui era dedicata la città – doveva apparire chiaramente all’orizzonte, mostrando la potenza di Ur, una delle più ricche e fortunate città di Sumer. Di tutto questo erano ben coscienti i suoi costruttori, se si considera che il nome sumerico della torre è “e-temen-ni-guru”, cioè ‘il tempio le cui fondamenta ispirano il terrore (reverenziale)’.

Il tempio di Dublamakh è situato sull’acropoli dell’antica città di Ur, patria del profeta Abramo e meta da sempre di pellegrinaggi mussulmani, di recente riaperta anche ai pellegrini Cristiani dell’Opera Romana. Il monumento è celebre perché conserva ancora in posto il primo arco della storia umana, visibile adesso come ricostruito dal sovrano cassita Kurigalzu nel XIV sec. a.C., ma che nasconde una storia iniziata già nel III Millennio a.C.

Focus – Le attività di scavo e i ritrovamenti

Nel 2011 la Sapienza è stata la prima missione archeologica straniera ad essere ammessa in Iraq dopo le Guerre del Golfo, ed è tuttora presente con il team coordinato da Franco D’Agostino. Le campagne di scavo precedenti a questa risalivano agli anni ’60, quando i sistemi di datazione e le tecnologie applicate alla ricerca archeologica erano di tutt’altra precisione rispetto a oggi, e questo contribuisce all’eccezionalità dei risultati raggiunti.

Siamo a sud-ovest della città di Nasiriyah, nell’Iraq meridionale. Il cuore della Missione è il sito di Abu Tbeirah, un’area di 42 ettari a circa una ventina di chilometri dalla città caldea di Ur, nel cuore della regione che è stata la culla della civiltà sumerica, cioè la Mesopotamia in cui si affermò il primo impero “universale” nella storia dell’umanità. L’arco temporale (all’incirca 2450-2350 a.C.) abbraccia essenzialmente il periodo di passaggio dal Proto-dinastico alla successiva Epoca accadica. Lo scenario è quello di un importante insediamento del III millennio a.C., datato grazie ai ritrovamenti ceramici, e ricco di oggetti in bronzo, rivelatori dell’ambiente storico e culturale.

Tra i più significativi ritrovamenti delle campagne di scavo si contano circa 15 sepolture alcune con ricco corredo di oggetti, tra cui spiccano un vaso di bronzo a forma di nave, strumenti per la toletta e perle di cornalina di inestimabile valore. È stato inoltre rinvenuto un sigillo cilindrico di squisita fattura realizzato in conchiglia su cui è raffigurata la scena di un banchetto; ancora tra le sorprese più interessanti, il rinvenimento di una stuoia di 4200 anni fa, ancora perfettamente conservata in cui sono visibili sia la trama delle canne intrecciate che i fori praticati per ospitare i pali della copertura dell’abitazioni. Sono emersi poi molti reperti – compresi i resti di un pasto a base di pesce straordinariamente conservato nella sua scodella – che per la prima volta documentano la vita quotidiana del mondo sumerico e che attestano sorprendenti analogie con pratiche ancora correntemente in uso presso gli abitanti della zona.


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