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3 luglio 2014

Macaca Fascicularis: sperimentazioni allo Stabulario Unimore

Convegno sul benessere psicosociale

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Sperimentazioni allo “Stabulario” universitario di Modena

Macaca Fascicularis

Macaca Fascicularis

L’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia sta valutando, come del resto ha sempre cercato di fare, ulteriori interventi tesi a mantenere elevato il grado di benessere degli animali ospitati, tra i quali una riduzione del numero di esemplari di Macaca fascicularis presenti nel Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale di Modena – CSSI, previo confronto con i referenti istituzionali.

Ricerca Unimore sui Macaca Fascicularis

Tutte le attività di ricerca e sperimentazione condotte nel rispetto delle norme nazionali ed internazionali. Per nuovi farmaci e dispositivi medici la sperimentazione animale è resa obbligatoria dagli enti regolatori. Inoltre, nell’ambito delle neuroscienze vi sono quesiti sul funzionamento delle cellule nervose cerebrali e sulla loro organizzazione in circuiti anatomo-funzionali che necessitano della sperimentazione sugli animali per avere risposta.

Sono 15 i Macaca attualmente ospitati nel Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale – CSSI dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Sono di varia età e discendono da due esemplari di Macaca fascicularis ceduti dall’ENEA di Roma ad un gruppo di ricerca autorizzato dal Ministero della Salute a svolgere la propria attività di studio – peraltro documentata da varie pubblicazioni scientifiche effettuate anche in collaborazione con altri centri italiani e statunitensi. Il gruppo familiare è ospitato in stanze standard con accesso a paddock all’aperto ed è controllato periodicamente dal veterinario responsabile incaricato dall’azienda sanitaria locale.

Fin dalla sua emanazione l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha prontamente recepito il Decreto Legislativo n. 26 del 24 marzo 2014 che, all’articolo 10 comma 5, stabilisce il divieto di allevamento di primati non umani e detta regole molto più restrittive rispetto all’articolo 2, comma 1, della Direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo, n. 63 del 22 settembre 2010.

In virtù dell’ottemperanza alla legge italiana, sono state intraprese iniziative di cessazione della riproduzione dei primati e si stanno valutando interventi volti comunque a ridurre il numero di esemplari di Macaca fascicularis presenti all’interno del CSSI, avendo ben presente che trattasi di specie animale inserita nella lista della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la quale elenca le cento specie animali che hanno provocato i danni maggiori, sia predando attivamente le popolazioni locali, sia infettandole o soppiantandole nella competizione alimentare, nel loro habitat naturale.

Muove in questa direzione l’atto di cessione gratuita fatto dallo “Stabulario” universitario di Modena nel 2012 di un esemplare di macaco, dono finalizzato ad una gestione condivisa del problema della numerosità della colonia, problema che trova i ricercatori ed i vertici UNIMORE ancora pienamente aderenti allo spirito di quanto sottoscritto allora con le associazioni animaliste, ovvero la decisione di non sostituire l’esemplare trasferito.

L’attività di ricerca sui Macaca, che si conduce da vari anni, è sempre stata svolta dopo aver ricevuto la prevista autorizzazione con apposito decreto del Ministero della Salute, il quale – di prassi – si avvale del giudizio tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità, edè controllata in tutte le sue fasi: nella progettazione, durante l’esecuzione, visto che l’Asl effettua periodicamente verifiche sullo stato di benessere degli animali, infine al termine, con la pubblicazione dei risultati, evento che costituisce anche un elemento di giudizio sul valore delle ricerche effettuate. Tutto risponde a requisiti stringenti: la normativa europea è molto chiara e il nostro Paese l’ha recepita, addirittura ampliandola.

Da sempre, l’azione dei ricercatori UNIMORE si è ispirata all’assunto che la ricerca di base sugli animali abbia un senso solo nel caso in cui i quesiti posti non possano trovare risposta se non con la sperimentazione sugli animali stessi. UNIMORE è dunque impegnata a ridurre la sperimentazione animale e a sostituirla con metodi alternativi ogniqualvolta sia possibile.

C’è peraltro da notare che la sperimentazione animale, oltre ad essere indispensabile per il progresso delle conoscenze (senza le quali non è possibile immaginare il progresso della ricerca applicata) è resa obbligatoria dagli enti regolatori per la registrazione di nuovi farmaci e per l’introduzione di nuovi dispositivi medici.

Per i farmaci lo scopo della sperimentazione animale è quello di studiarne gli effetti sugli organismi viventi, la farmacodinamica (quanto e come sono assorbiti dal sangue, come sono modificati e in che modo sono eliminati dal corpo) e la tossicologia (quali sono i potenziali danni che può provocare).

Per i dispositivi medici la sperimentazione è finalizzata a determinare la capacità del dispositivo di funzionare all’interno del corpo senza danneggiarlo (biocompatibilità). Molti dispositivi utilizzano materiali come l’acciaio inossidabile o la ceramica, che sappiamo essere biocompatibili con i tessuti umani: in questo caso non si effettuano sperimentazioni sugli animali. La sperimentazione è tuttavia indispensabile se i dispositivi utilizzano nuovi materiali.

La direttiva europea 63/2010, inoltre, pone la sperimentazione animale in una posizione tale per cui tutto ciò che va oltre una iniezione deve essere eseguito sotto anestesia e, allo “Stabulario” di Modena, si sono rispettate completamente tali direttive. Questo genere di intervento viene fatto anche sull’uomo a scopi terapeutici, ad esempio quando si debba applicare un neuro stimolatore a livello cerebrale. In questo caso vi è una prima fase nella quale occorre creare una “breccia”, e queste operazioni vengono effettuate in anestesia generale, tanto nell’uomo quanto nell’animale, inclusi i Macaca. Dopodiché, l’inserzione dell’elettrodo e la registrazione di quanto succede quando il macaco svolge un atto motorio particolare, od un altro, viene fatta col soggetto sveglio: che l’elettrodo sia impiantato in un macaco o in paziente non comporta alcuna differenza tecnica o anestesiologica; infatti, l’impianto di un elettrodo nel cervello non provoca dolore. Lo stato di veglia è necessario affinché il macaco possa svolgere l’atto motorio oggetto dello studio oppure, nel caso del paziente, affinché quest’ultimo possa rispondere alle domande del chirurgo: dalle sue risposte è possibile guidare e, in seguito, verificare la correttezza dell’atto chirurgico.

È vero che la scienza ha avuto avanzamenti tali che hanno consentito di ridurre il ricorso alla sperimentazione animale, anche nelle neuroscienze. Ad esempio, nell’ambito delle neuroscienze, molti quesiti possono essere affrontati direttamente sull’uomo utilizzando la risonanza magnetica, tecnica che a Modena è impiegata in quanto sede di uno dei centri che, per primo in Italia, ha utilizzato e sviluppato queste metodiche. Ma questi metodi non ci dicono ancora nulla sul funzionamento di singole cellule nervose cerebrali e sulla loro organizzazione fine in circuiti. Il poter rispondere a queste domande ha enormi implicazioni per la cura delle malattie (si vedano gli studi sull’autismo generati dalla scoperta, tutta italiana, dei neuroni specchio, sulla quale sono stati pubblicati decine di libri e che ha valso l’attribuzione del Brain Prize allo scienziato che ha effettuato tali ricerche sui primati).

Il valore dell’attività di ricerca effettuata in UNIMORE nell’ambito delle Neuroscienze è testimoniata ad esempio da oltre 100 pubblicazioni, apparse su riviste internazionali di grande prestigio nel triennio scorso (2011-2013), che hanno come autori ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e che riguardano tra l’altro i meccanismi alla base di patologie di grande rilevanza clinica e sociale come le malattie neurodegenerative (quali il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer) e l’epilessia, nonché la ricerca su nuovi farmaci ad azione neuro protettiva.

Si ha piena consapevolezza della sensibilità che una parte dell’opinione pubblica ha nei confronti dell’attività di ricerca in vivo condotta sugli animali, ma le scelte che hanno sorretto e sorreggono i ricercatori UNIMORE sono state sempre improntate solo a finalità istituzionali e sono state prese per dare risposte alle multiformi esigenze che provengono dalla società italiana.

Sottolineiamo, poi, che il nostro Ateneo ha fortemente ridotto la propria attività di ricerca in campo biomedico, anche a causa del purtroppo cronico sottofinanziamento e disinteresse verso l’attività scientifica nel nostro Paese, fenomeno che sta provocando una regressione significativa in questo campo della nostra nazione.


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