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28 luglio 2014

Ricorsi Test Medicina 2014: riammessi e risarcimenti, i ricorsi al Tar

Bando medici con specializzazione in medicina e chirurgia

Aumenta la schiera degli ammessi con riserva a seguito dei ricorsi medicina presentati al TarIl punto del Prof Marcello Clarich docente di Diritto Amministrativo presso l’Università “Luiss – G. Carli

Ricorsi test medicina

Ricorsi test medicina

Ricorsi al Tar Lazio – Test medicina illegittimo: aumenta la schiera degli ammessi con riserva. Ma le ambizioni degli aspiranti camici bianchi potrebbero affievolirsi in seguito all’appello del Miur e ad un’eventuale e definitiva pronuncia negativa del Tar. Intanto il Codacons lancia un aut-aut: “stop al test di medicina dal prossimo anno accademico, come promesso, o potrebbero partire ben 3.500 cause di risarcimento”. Intervista Esclusiva al Prof. Marcello Clarich, docente di Diritto Amministrativo presso l’Università “Luiss – G. Carli”: “L’iscrizione è potenzialmente a rischio. Infatti, se la sentenza del Tar disporrà che gli studenti non avessero diritto d’immatricolarsi, è evidente che non potranno proseguire nel loro corso di studi, e che perderanno l’anno. Se il Miur o gli Atenei depositassero l’istanza di appello, il Consiglio di Stato potrebbe rovesciare la decisione del tribunale amministrativo regionale del Lazio e impedire la frequentazione in sovrannumero dei corsi”.

Ricorsi e Numero Chiuso 2014: Ammessi e Ri-Amessi a Medicina

Stando alle ultime indiscrezioni, gli ammessi con riserva a seguito di ricorso ammonterebbero, finora, a più di 3.000 unità. Al di là dei trionfi degli avv. Michele Bonetti e Santi Delia dell’Udu, infatti, a salire sul carro dei vincitori e ad ottenere l’accoglimento dell’istanza d’immatricolazione a seguito di ricorso sono stati altresì gli studenti rappresentati dagli avv. Stallone e Leone.

Ricorsi Medicina Ammessi e Risarcimenti

Ricorsi Medicina Ammessi e Risarcimenti

Ricorsi e Risarcimenti: una bufera da 350 milioni di euro potrebbe sferrare il colpo di grazia al numero chiuso italiano. Ad inasprire i toni della debacle è soprattutto una pronuncia giudiziale dal candore rivoluzionario. Di recente, il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati nel 2010 dagli Avv. Bonetti e Delia in rappresentanza di due studenti, bocciati ai test di accesso di medicina alcuni anni fa, condannando l’Università di Messina al pagamento di circa 20mila euro di danni. La sentenza emessa dai magistrati di Palazzo Spada ha disposto altresì l’ammissione ai corsi di laurea degli aspiranti camici bianchi, sancendo un principio estendibile, in teoria, agli altri ricorsi depositati negli ultimi anni: “gli studenti bocciati ai test dichiarati invalidi non hanno solo diritto a frequentare i corsi a numero chiuso di medicina ma anche al risarcimento dei danni”. Si tratta, senza dubbio, di una decisione inquietante. Ammontano a qualche migliaio, infatti, i ricorsi, in attesa di verdetto, presentati contro il medesimo test del 2013. Se i giudici accogliessero le istanze nei ricorsi al test medicina 2014-2015, gli atenei sarebbero costretti a sborsare complessivamente circa 15 milioni di euro (10mila euro a studente più le spese processuali). Piove sul bagnato, dunque, sul sistema del numero chiuso italiano, e la quiete appare sempre più lontana. La vera tempesta, infatti, potrebbe non essere ancora giunta. Qualche giorno fa, sull’onda emotiva delle ordinanze del Tar Lazio, il Codacons ha lanciato una sorta di aut-aut al Ministro dell’Istruzione Giannini: “stop al test di medicina dal prossimo anno accademico, come promesso, o potrebbero partire ben 3.500 cause di risarcimento”. Se l’appello dell’associazione non venisse accolto, il sistema universitario italiano potrebbe essere esacerbato da un mega risarcimento da 350milioni di euro.

Il Fatto: Dai ricorsi al Tar al potenziale appello del Miur

Dai ricorsi al Tar al potenziale appello del Miur

Dai ricorsi al Tar al potenziale appello Miur

A poco più di novanta giorni dall’epilogo dell’odiata procedura selettiva, il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi al test medicina 2014-2015 (o meglio le istanze cautelari) presentati da alcuni aspiranti camici bianchi esclusi dalla selezione dell’8 aprile scorso.

Gli Atenei coinvolti dai ricorsi, dunque, dovranno far posto a circa 3000 studenti ammessi in sovrannumero all’esito della prima fase di un processo kafkiano ed epocale. I giudici, infatti, hanno emesso delle ordinanze cautelari, disponendo l’immatricolazione “con riserva” e in sovrannumero delle parti che hanno presentato ricorsi al fine di garantirne la tempestiva frequenza delle lezioni ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria presso gli atenei implicati.

Le vernissage del contenzioso amministrativo affonda le proprie radici in una serie di presunte inottemperanze manifestatesi, in alcune sedi universitarie (Bari, Tor Vergata, Napoli, Salerno ecc.), durante i test di accesso primaverili. Stando all’essenza delle ordinanze cautelari, alla base delle riammissioni in sovrannumero a titolo di risarcimento del danno patito dagli studenti, vi sarebbe l’accertamento di alcuni vizi procedurali (mancanza di garanzia dell’anonimato, violazione della segretezza concorsuale e manomissione dei plichi) che, tutto sommato, non dovrebbe comportare l’annullamento dell’intero test. I 2mila aspiranti medici, quindi, potranno frequentare regolarmente i corsi in attesa della seconda ed ultima udienza, fissata per il prossimo 7 Maggio. Nel frattempo, il Miur potrebbe impugnare le ordinanze cautelari innanzi al Consiglio di Stato, in difesa dei propri interessi. I sogni degli aspiranti camici bianchi che hanno presentato ricorsi al test medicina illegittimo, quindi, potrebbero dissolversi in un lampo se il Ministero ubicato in viale Trastevere e gli Atenei depositassero un’istanza d’appello contro le suddette ordinanze. Il Consiglio di Stato, infatti, potrebbe rovesciare la decisione del Tar Lazio ed impedire la frequentazione in sovrannumero dei corsi. Con l’intento di approfondire le questioni afferenti all’illegittimità dei test primaverili di medicina, all’accoglimento dei ricorsi collettivi ed, in particolare, al ruolo nevralgico ricoperto dagli avvocati amministrativisti, abbiamo sentito il Prof. Marcello Clarich.

Marcello Clarich

Marcello Clarich

Prof. Clarich, Lei è uno dei principali avvocati amministrativisti italiani. Professore ordinario di diritto amministrativo presso l’Università di Roma “Luiss – Guido Carli”, è autore di numerosi saggi, monografie ed articoli dal candore epesegetico. E’ stato Partner del prestigiosissimo Studio Legale Freshfields Bruckhaus, e dal 1991 collabora con il Gruppo Editoriale de “Il Sole 24 Ore”. Nel 2013 ha pubblicato il “Manuale di Diritto Amministrativo” (Bologna, Il Mulino), un ottimo testo, dotato di rara chiarezza esplicativa. Potrebbe rendere edotti i nostri lettori in merito all’importanza nevralgica e professionale degli avvocati amministrativisti?

“L’avvocato amministrativista svolge, in parte, attività di contenzioso dinanzi al Tar ed al Consiglio di Stato, ed in parte attività di consulenza. Alcuni avvocati, ad esempio, sono specializzati nel settore degli appalti e si occupano anche della fase preparatoria degli atti relativi alle procedure assistendo le stazioni appaltanti. Altri, invece, effettuano attività di due diligence, cioè di verifica della correttezza, sotto il profilo amministrativo, delle autorizzazioni ambientali, degli aspetti urbanistici riferiti a compravendite di aziende o di immobili. L’amministrativista, quindi, svolge un’attività mista. Al di là dei contenziosi relativi al Tar ed al Consiglio di Stato, dunque, l’esperto di diritto amministrativo ricopre altresì un ruolo a dir poco nevralgico al fianco di avvocati civilisti e commercialisti che seguono le operazioni societarie e finanziarie”.

Prof. Clarich come giudica la decisione del Tar circa i ricorsi al test medicina 2014-2015?

“Devo premettere che non ho avuto modo di leggere il contenuto dei ricorsi e delle ordinanze cautelari e, pertanto, la mia non può che essere un’opinione esterna. Detto questo, stando alle informazioni fornitemi, il Tar del Lazio ha disposto, in sede cautelare, l’immatricolazione con riserva e in sovrannumero, così da concedere agli studenti la possibilità di iscriversi ai corsi di medicina. La decisione di merito, cioè la sentenza definitiva di primo grado, invece, è stata rinviata al 7 maggio 2015. Quindi, l’iscrizione è potenzialmente a rischio. Infatti, se la sentenza del Tar disporrà che gli studenti non avessero diritto d’immatricolarsi, è evidente che non potranno proseguire nel loro corso di studi, e che perderanno l’anno. Potranno tentare di riscriversi oppure di farsi riconoscere gli eventuali esami sostenuti”.

Potrebbe spiegare ai nostri lettori cosa significa riconoscere l’immatricolazione “con riserva” e in sovrannumero ai ricorrenti?

“Accade spesso, anche in altri contesti come le procedure concorsuali, che siano disposte ammissioni con riserva. Si tratta di una misura provvisoria e senza garanzia di stabilità, finalizzata a non far perdere delle chances agli interessati”. Tuttavia l’ordinanza potrebbe essere sospesa. Vero? Che cosa succederebbe se il Miur o gli Atenei facessero appello?

Intanto in sede di Appello il Consiglio di Stato non è vincolato in alcun modo dalle ordinanze cautelari del Tar. Se fosse depositato il ricorso in appello, quindi, il Consiglio di Stato potrebbe rovesciare la decisione del tribunale amministrativo regionale del Lazio e impedire la frequentazione in sovrannumero dei corsi”.

Prof. Clarich, secondo Lei, alla luce delle recenti pronunce, sarebbe verosimile ipotizzare che, ad oggi, chiunque presentasse ricorsi avrebbe delle ottime chance di vittoria? Crede che il Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica possa rappresentare una valida soluzione?

“Se i termini non fossero decorsi (120 giorni), certamente il ricorso straordinario potrebbe rappresentare un valido rimedio, specie se vi fossero ricorrenti con casi uguali o simili a quelli già decisi”.

Antonio Migliorino


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