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10 luglio 2014

Sfiducia nella Scuola e Università: Censis, giovani meno attratti dallo studio

Secchioni

Universitas – Cresce la sfiducia nella scuola e il disamore per i percorsi universitari di primo ciclo

Sfiducia nella Scuola e Università

Sfiducia nella Scuola e Università

Nell’incontro “La sfiducia crescente nella scuola”, svoltosi il 26 giugno 2014 nell’ambito delle iniziative per “Un Mese di Sociale”, il CENSIS ha evidenziato la perdita di appeal dei percorsi formativi, compresi i percorsi universitari e quelli triennali in particolare.

Anche se la partecipazione delle giovani generazioni non è mai stata così ampia come al giorno d’oggi, aumenta la sfiducia nella scuola come strumento di mobilità sociale.

Sfiducia nella scuola e disamore per i percorsi universitari

Studiare non funziona più da ascensore sociale: al primo impiego solo il 16,4% dei ventenni è salito nella scala sociale rispetto ai genitori e i figli di famiglie svantaggiate (27,7%) abbandonano gli studi in misura maggiore dei figli dei laureati (2,9%).

Aumenta la sfiducia e diminuisce l’attrattività degli studi universitari, nonostante la tenuta numerica dei diplomati liceali: calano le immatricolazioni (nell’a.a. 2011/12 -3,3% rispetto all’anno precedente), diminuisce il tasso di passaggio dalla scuola all’Università e anche tra gli iscritti emergono presto segni di stanchezza e disaffezione: solo uno studente su quattro riesce a conseguire la laurea di primo livello alla naturale scadenza prevista e il 43,6% si laurea in un corso diverso da quello di immatricolazione. Un duro percorso ad ostacoli, i cui risultati ci penalizzano nel confronto internazionale. Senza contare che la laurea di primo livello avrebbe dovuto essere la laurea tout court ma, sebbene l’obiettivo fosse quello di armonizzare l’offerta di istruzione superiore, è stata troppo spesso tradotta nel nostro Paese in una sorta di classificazione di valore, che tendenzialmente premia il biennio specialistico e finisce in molti casi con l’aumentare la durata legale del percorso universitario.

Peraltro la disillusione e sfiducia verso l’Università ha polarizzato maggiormente i fenomeni di mobilità studentesca sulla direttrice Nord-Sud, ma ha pure incoraggiato la mobilità verso l’estero di chi è alla ricerca di un’offerta universitaria di qualità migliore e con maggiori opportunità occupazionali. Più in generale, si avverte lo scollamento tra le dinamiche educative e quelle del mondo del lavoro, che, bloccando nei fatti il turn over generazionale, accrescono l’insoddisfazione occupazionale delle giovani leve, tra fenomeni di overeducation e lavoro precario.

Tra il 2008 e il 2013 la domanda di lavoro, che denota le strategie imprenditoriali, ha continuato purtroppo a concentrarsi soprattutto sui titoli di livello basso (diplomi), gli unici a registrare un aumento positivo (+16,8%) a scapito sia dei titoli medi (-3,9%), sia di quelli più elevati (-9,9%) Con la conseguenza dell’inserimento per necessità anche dei laureati in professioni, che richiedono competenze minime: un fenomeno che accomuna sia le lauree considerate deboli – come quelle in scienze sociali e umanistiche (43,7%), sia quelle ritenute più forti, come scienze economiche e statistiche (57,3%) e addirittura Ingegneria (uno su tre). Un quadro poco roseo, che la crisi economica ha accentuato, e che necessita urgentemente di un disegno condiviso di sviluppo socio-economico che sappia indicare con chiarezza e respiro ampio il ruolo che il sistema educativo è chiamato a svolgere, che restituisca consapevolezza collettiva su obiettivi e spazio di azione dell’ordinamento educativo.


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