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29 agosto 2014

Salva paziente da doppio aneurisma dai chirurghi Uninsubria

Scuola di chirurgia in Cina

Università degli Studi Insubria Varese-Como – Intervento “unico” nel suo genere salva paziente da doppio aneurisma con tenica mini-invasiva

Intervento doppio aneurisma

Intervento doppio aneurisma

Lavoro di squadra per i chirurghi dell’Università dell’Insubria all’Ospedale di Circolo: dieci ore di operazione, ma adesso la paziente che era affetta da doppio aneurisma sta bene

Un intervento unico nel suo genere è stato eseguito nei giorni scorsi all’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese da un’équipe di medici dell’Università degli Studi dell’Insubria, su una paziente di 57 anni milanese, affetta da una rara dilatazione dell’arteria renale – un aneurisma di circa 6 cm – e un secondo aneurisma dell’arteria splenica di circa 3 cm.

Tecnica innovativa sulle operazione all’aneurisma dell’Uninsubria

Nonostante le notevoli dimensioni dell’aneurisma renale, grazie alle tecniche innovative utilizzate, si è potuto salvare un organo importante come il rene.

«Si è trattato di un intervento tanto delicato quanto complesso, eseguito in team dalle équipe afferenti alla Chirurgia Generale, Vascolare e a quella dei Trapianti» spiega il professor Luigi Boni, direttore del centro di Ricerche in Chirurgia Mini-Invasiva dell’Università dell’Insubria.

La gravità del caso di aneurisma era legata alla probabile e improvvisa rottura delle due dilatazioni che avrebbero potuto causare sanguinamenti molto importanti e spesso fatali. «Mentre la milza, se necessario, può essere “sacrificata” se l’asportazione della dilatazione della sua arteria ne causa “ischemia”, per il rene, volevamo se possibile preservarlo tuttavia la sede e le caratteristiche della dilatazione non permettevano di trattarlo in sicurezza con una tecnica “endovascolare” radiologica; l’unica possibilità era l’asportazione della dilatazione e la ricostruzione dell’arteria – continua Boni – ma, a causa della localizzazione, questo poteva essere fatto solo al di fuori dell’addome, dopo aver prelevato temporaneamente il rene, con tecnica microchirurgica così detta “da banco”».

L’intervento alla doppia aneurisma ha previsto quattro diverse fasi, per una durata totale di oltre dieci ore.

Nella prima parte il professor Boni e la sua équipe hanno prelevato il rene destro della signora con una tecnica mini-invasiva utilizzando quattro piccole incisioni addominali, utilizzando una tecnica innovativa, la “fluorescenza”, che l’Ospedale di Varese è tra i primi al modo ad aver adottato e che permette una “navigazione” intra operatoria, impiegata in questo caso per l’identificazione dei vasi sanguigni. Una volta estratto il rene da una piccola incisione è stato sottoposto, in ipotermia, all’asportazione dell’aneurisma e alla ricostruzione con tecnica microchirurgica dell’arteria renale dall’équipe del professor Matteo Tozzi, chirurgo vascolare e trapiantologo dell’Ospedale di Circolo. Nel frattempo, il professor Boni ha trattato, sempre con tecnica mini-invasiva a fluorescenza, l’altra dilatazione sull’arteria splenica. Infine il rene è stato re-impiantato alla paziente dal professor Tozzi.

Diversi sono gli elementi che rendono tale intervento peculiare: «prima di tutto le dimensioni particolarmente elevate e la sede ddell’aneurisma a livello dell’arteria renale destra, a ridosso del rene e la concomitante presenza di un’altra dilatazione all’arteria splenica. Spesso, in situazione del genere, il paziente deve essere sottoposto all’asportazione del rene che lo mette al riparo della temibile rottura dell’aneurisma, ma lo priva di un organo estremamente importate per la sua vita. Poi proprio l’approccio mini-invasivo che ha permesso, anche impiegando la fluorescenza, di eseguire in sicurezza sia l’intervento al rene che alla milza, senza impiegare ampie incisioni a livello della parete addominale, favorendo il decorso post-operatorio, la paziente infatti sta bene ed è stata dimessa» – continua Boni.

«Si è trattato di un lavoro di équipe al quale hanno collaborato vari professionisti indispensabili per eseguire un intervento di questo tipo – conclude il professor Boni – ringrazio in particolare la Direzione dell’Ospedale (dottori Bravi e Avanzi), l’équipe infermieristica di sala operatoria e di anestesia e rianimazione (signore Costaveber, Spinelli e Fagnani), il professor Cuffari, primario di Anestesista, e il dottor Minoia, primario della terapia intensiva e le loro rispettive équipe, il professor Gianlorenzo Dionigi, direttore della Chirurgia I, alla quale afferisce il Centro Universitario di Ricerche in Chirurgia Mini-Invasiva, il professor Patrizio Castelli e il professor Giulio Carcano, direttori rispettivamente della Chirurgia Vascolare e dei Trapianti, ai quali afferisce il Professor Tozzi. Un encomio particolare ai giovani medici specializzandi dell’Università dell’Insubria che hanno partecipato attivamente all’intervento, in particolare i dottori Cassinotti, Spampatti, Franchin, Lavazza e Soldini, il loro aiuto, fondamentale nella routine di tutti i giorni lo è stato ancor più in questa occasione».


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