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4 agosto 2014

Tasse Universitarie 2014-2015: aumento costi e tasse universitarie

Tasse Universitarie 2014

Atteso in autunno l’ennesimo giro di vite sulle tasse universitarie. Atenei fanno calare la scure sui redditi. Monta il malcontento di studenti e famiglie: pochi servizi a prezzi carissimi.

Tasse Universitarie 2014

Tasse Universitarie 2014

Università italiana: un lusso per pochi? I meno abbienti tremano. Già maglia nera europea quanto a capacità di sfornare laureati, la nostra università inanella l’ennesimo primato: quello delle le tasse d’oro, figlio della tendenza (ormai comunemente percepita come “vitale” dai nostri atenei) a scaricare i costi dell’istruzione su studenti e famiglie. È il verdetto “corale” emerso dalle ultime rilevazioni comunitarie: le rette “tricolori” corrono ampiamente sopra la media, attestandosi ormai stabilmente intorno ai mille euro (medi) per studente. Peggio di noi solo Inghilterra e Olanda (dati Ocse), che erogano però più borse per il diritto allo studio contro il 20% scarso degli Atenei nostrani, mentre Francia, Spagna, Belgio e Austria si fanno preferire per una tassazione mediamente più morbida.

Morale scontata: se le tasse universitarie continueranno ad aumentare, il sistema non reggerà. Lo rivela uno studio UE dello scorso Giugno (che ha analizzato l’impatto negli ultimi 15 anni dell’evoluzione delle tasse universitarie in nove paesi che presentano modelli diversi di finanziamento: Austria, Canada, Regno Unito, Finlandia, Germania, Ungheria, Polonia, Portogallo e Corea del Sud) nelle cui conclusioni si invitano i governi comunitari ad un maggiore sostegno agli studenti per bilanciare gli effetti distorsi del caro tasse universitarie, primo fra tutti la sempre più vistosa emorragia delle iscrizioni.

Aumenti della tasse universitarie 2014

Caro tasse universitarie da guinness che nel decennio 2003-2013 ha fatto registrare un rotondo +70% rende noto il Miur. I costi della vita “universitaria” – secondo l’Ocse – “mangiano” in media un terzo delle spese totali della vita di uno studente. Trend in ascesa, avvertono le associazioni studentesche, anche nella stagione 2014-2015. Buongiorno che si vede dal mattino se i primi  finire nel mirino degli aumenti sono stati, manco a dirlo, i contributi necessari a sostenere i rituali test di ammissione: da 20 fino a 100 euro, non rimborsabili a nessun titolo. Un tesoro che, solo nell’ultimo decennio, ha garantito alle università un gettito del +274%.

Ma le “vere” note dolenti cominciano a farsi sentire con le tasse per l’immatricolazione, a cominciare dalla tassa regionale per il diritto allo studio per proseguire con le due rate della tassa di iscrizione. Un totale che, 10 anni fa, raggiungeva i 700 euro medi a studente, ma che ha oggi sfondato ampiamente il tetto dei mille euro (1.200 euro circa). Costi che pesano nell’economia della famiglia o dello studente che si mantiene da solo. Soprattutto se deve fare i conti con altre ed altrettanto “sanguinose” voci di spesa: affitti anzitutto e poi libri, tasse per dottorati, master, corsi di specializzazione e perfezionamento nonché i recenti Tfa (che frutteranno agli atenei circa 20 mln). Un autentico salasso quello che pende sulla testa degli universitari e di tante famiglie italiane già abbondantemente spremute dalla crisi. Ma mentre si moltiplicano gli appelli ad un cambio di rotta, non si registrano reazioni positive da parte di Governo ed atenei, con i costi che continuano a lievitare, sospinti dall’impennata contributiva sancita dalla famigerata “spending review”, che dal 2012 ad oggi ha praticamente raddoppiato gli esborsi soprattutto per fuoricorso e iscritti delle Università del Sud.

Bastano pochi numeri per prendere il polso della sofferenza finanziaria dei nostri atenei. In generale l’aumento delle tasse universitarie è addebitabile alle tante, troppe inefficienze politiche degli ultimi cinque anni. Anche se già durante la naturale metamorfosi dell’università da istituto élitario a realtà massificata (30 anni fa circa), non si era osservata alcuna crescita dei fondi pubblici proporzionata al boom (clamoroso per i tempi) degli iscritti. Lo Stato, sostiene la maggioranza dei rettori italiani, non fa la sua parte. Anzi.

“I finanziamenti pubblici – ammonisce Stefano Paleari, presidente della Conferenza dei rettori (Crui) – ammontano a 6 miliardi di euro l’anno, 100 euro per abitante, uno dei contributi più bassi d’Europa, un terzo di quanto erogato da Francia e Germania. Dal 2009 l’università ha perso ogni anno 1 miliardo di euro : un calo del 20% in termini reali […]Ma la leva della contribuzione studentesca è esaurita in Italia, lo Stato deve prendersi le sue responsabilità”.

Lo zenit dell’impennata contributiva, nel 2012, quando la mannaia della Spending review montiana sfronda il FFO di ben 300 mln. Chiarissima l’indicazione, per quanto “implicita”, del Ministero: rincarare i contributi degli studenti. Il tetto del 20% (percentuale massima esigibile dagli atenei) dev’essere dribblato. Ma le conseguenze non tardano ad arrivare: fioccano i ricorsi. Per la legge le tasse richieste da molte Università sono eccessive e questo rischierebbe di innescare un domino infinito di ricorsi. Con quella legge 45 università statali su 63 sarebbero costrette a restituire la parte eccedente delle tasse universitarie versate dagli studenti. Il governo Monti fa dietrofront e modifica la legge, allentando strategicamente la cinghia sui tetti. Tradotto: nuovi e dolorosi rincari per tutti.

Ma a “rubare” risorse preziose, con conseguente rincaro per le tasse universitarie, non sono amnesie e sviste governative. Alla base del fenomeno, unitamente alla latitanza del finanziamento pubblico, va menzionata la grave incidenza dell’evasione fiscale (dacché il calcolo delle tasse universitarie si basa sulla dichiarazione dei redditi). È dato in evidente espansione, infatti, il numero degli studenti che pur provenendo da famiglie monoreddito di lavoratori autonomi rientrano nelle fasce più basse(soprattutto seconda, redditi fino a 10.000 Euro), pagando contributi relativamente più bassi. Situazione che determina una contrazione delle risorse da distribuire con conseguente penalizzazione per tutti coloro che meriterebbero davvero di usufruire dell’istruzione pubblica senza dilapidare patrimoni. Per loro, invece, la beffa atroce di pagare imposte superiori a quelle che vengono richieste al figlio di un orafo o di un pellicciaio.

La fotografia della crisi di Federconsumatori – Secondo il IV Rapporto sui costi degli atenei italiani, curato da Federconsumatori, solo nell’ultimo a.a., il 2013/2014, la media nazionale complessiva degli importi avrebbe fatto registrare un incremento del +3% rispetto all’anno accademico 2012/2013.

Niente di nuovo in un sistema finanziariamente ingessato, per il quale le tasse universitarie continuano a rappresentare una sorta di cuscinetto, capace di prevenire quell’attrito doloroso tra i costi di gestione, rigidi ed in galoppante espansione, ed un finanziamento statale in drammatica contrazione.

Gli atenei più cari, Nord batte Sud, al Centro le rette più miti

Le Università del Nord impongono tasse più alte rispetto alle altre. Rispetto alla media nazionale studiare al nord costa l’8,22% in più se si tiene conto della prima fascia, il 15,54% per la terza fascia e del 23,23% se si considera il massimo importo dovuto. Emerge, tuttavia, un trend indedito rispetto agli anni scorsi: questa volta sarebbero gli Atenei del Centro Italia, e non quelli del Sud, a risultare più economici. La media del Nord supera quella del Centro mediamente del 30%, addirittura del 42% per la prima fascia. La palma di Università più cara va al Politecnico di Milano: per frequentarla gli studenti devono versare tasse medie minime di 748,50 euro. Battuta l’Università di Parma, che fino allo scorso anno deteneva il primato di ateneo più caro dello Stivale. Segue Padova, che per la fascia più bassa prevede mediamente imposte di 722,77 euro annui.

Tasse d’oro in un ateneo su cinque. A guida la classifica delle tasse universitarie “over-size”, il Politecnico di Milano, con più di 1.600 euro in media di tasse annuali per ogni studente. A seguire ancora Milano, con La Statale, che si ferma ai 1.470 euro l’anno. Rette alte che, va detto, riflettono, nella maggioranza dei casi, un’offerta qualitativa nettamente sopra la media nazionale. Al terzo posto della classifica si piazza l’Università di Modena e Reggio Emilia, con quasi 1.400 euro annui di tasse universitarie. Completano la graduatoria la Ca’ Foscari di Venezia, l’Università di Pavia, quella di Brescia e quelle di Torino, Como, Genova e Ferrara. Conferma, invece, per l’economicità degli atenei del Sud, che assicurano tasse universitarie piuttosto contenute (in media del 28,3%).

Aumeto delle tasse universitarie e diminuzione dei diritti degli studenti

Si dice, ed è scritto nel Manuale di economia per principianti, che al costo di un servizio, a maggior ragione se significativamente elevato, debba – in teoria – corrispondere una qualità dello stesso quantomeno proporzionata alla spesa sostenuta. Adagio o regola se volete che male si applica ai nostri atenei. L’Italia, infatti, risulterebbe indigesta a studenti e famiglie non solo per qualità e tenore delle tasse universitarie, ma anche rispetto al cosiddetto «diritto allo studio», più che un indicatore la ratio stessa di ogni intervento diretto al benessere della pubblica istruzione, che gli esborsi sanguinosi di cui sopra dovrebbero foraggiare, ma che la realtà ci restituisce ogni giorno più depresso e vilipeso. Secondo l’ultimo rapporto Ocse, la nostra Università vanta la percentuale più bassa di studenti con borse di studio (il 20%) unitamente alla percentuale più bassa (a pari merito con la Spagna) di residenze universitarie (il 2% sul totale degli studenti).

Universitarie più care, ma meno utili ed eque

Intanto Renzi e Ministero promettono ossigeno a borse di studio e prestiti agevolati per gli studenti quali strumenti indispensabili a controbilanciare le conseguenze negative delle tasse universitarie e dei loro aumenti sul numero di iscrizioni, in particolare per i soggetti più vulnerabili. Forse in tempi di Riforme costituzionali, patti del Nazareno ecc, qualcuno si ricorderà di quell’art. 34 della Carta Costituzionale, che ai commi 3 e 4, assolutizza il diritto allo studio per capaci e meritevoli. Sognare non costa niente, attendere giustizia invece sì. Toccherà di nuovo alle famiglie (già scoraggiate da lauree che sempre più spesso sanno di lusso e “scommessa”) l’alto sacrificio di stringere la cinghia e “ringraziare” per le inadeguatezze di ieri e (quasi certamente) di domani? Campa cavallo che la retta cresce.

Quali sono le tasse universitarie e quanto sono alte

L’entità effettiva delle rette, com’è noto, varia in funzione del reddito, del tipo di corso (più care le facoltà scientifiche che le umanistiche) e dell’ateneo prescelto. La contribuzione studentesca è una conseguenza diretta dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) relativo al singolo studente.

Le tasse universitarie sono:

  • Tassa Regionale di 140,00 euro: tasse universitarie riscosse dal singolo ateneo per conto della relativa Regione;
  • Tasse universitarie di iscrizione o di immatricolazione;
  • Bollo: tasse universitarie relative alla domanda di iscrizione o di immatricolazione
  • Prima Rata: caratterizzata da un importo uguale per ciascuno studente, ad eccezione dei beneficiari di borse di studio e degli studenti il cui Isee presenti un importo totale di tasse e contributi inferiore all’ammontare della prima rata di tasse universitarie.
  • Seconda Rata: importo caratterizzato dalla differenza tra il totale di tasse universitarie e contributi dovuti in base all’Isee e l’importo versato con la prima rata.
  • Terza Rata: alcuni atenei la prevedono; si applicano le stesse regole relative alla seconda rata

Differenza tra Contributi Universitari e Tasse Universitarie

La tassa va versata in quanto controprestazione di un servizio reso dall’Università, mentre i contributi sono prelievi coattivi relativi ad opere di pubblica utilità. Secondo l’articolo 2, secondo comma:

“I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonché sulla base della specificità del percorso formativo”

Tasse Universitarie e ISEE 2014-2015

Lo studente che non dichiara il proprio reddito nel modulo di autocertificazione relativo all’immatricolazione o all’iscrizione, viene inserito direttamente nell’ultima fascia contributiva quindi in quella più costosa. In genere coloro che sono esonerati dal pagamento delle tasse sono i vincitori di borse di studio regionali. Inoltre, le Università italiane al fine di garantire il diritto allo studio agli studenti disabili, cosi come previsto dalla Legge 5 febbraio 1992 n. 104 e dalla Legge 28 gennaio 1999 n. 17, riconoscono, dietro richiesta, diverse  agevolazioni economiche:

  • esonero totale delle tasse universitarie per gli studenti disabili con invalidità riconosciuta pari o superiore al 66%, indipendentemente dalla condizione economica e dal merito
  • esonero parziale delle tasse universitarie a favore degli studenti con una invalidità riconosciuta tra il 45% e il 65%
  • offerta del servizio di ristorazione a tariffa agevolata
  • offerta di alloggio attrezzato anche per eventuale accompagnatore
  • maggiorazione degli importi delle borse di studio
  • rimborso spese viaggio e percorsi personalizzati
  • fornitura di supporti didattici, informatici e tecnologici utili a rendere gli studenti disabili il più possibile autonomi e indipendenti
  • fornitura gratuita agli studenti ipovedenti, non vedenti e dislessici, dei testi universitari in formato elettronico e/o in braille.

Tabella Tasse Universitarie 2014-2015: aumento costi e tasse universitarie per ateneo

Atenei Italiani
Tasse Universitarie
ABRUZZO
Università degli Studi “G. d’Annunzio” CHIETI-PESCARA Guida Tasse Unich
Università degli Studi di L’Aquila Guida Tasse Univaq
Università degli Studi di Teramo Guida Tasse Unite
BASILICATA
Università degli Studi della Basilicata  Guida Tasse Unibas
CALABRIA
Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro Guida Tasse Unicz
Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria Guida Tasse Unirc
Università della Calabria Guida Tasse Unical
CAMPANIA
Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” Guida Tasse Unisob
Università degli Studi di Napoli  Federico II  Guida Tasse Unina
Seconda Università di Napoli  Guida Tasse Unina 2
Università degli Studi di Napoli “L’Orientale“ Guida Tasse Unior
Università degli Studi di Napoli “Partenophe”  Guida Tasse Unipar
Università degli Studi di Salerno Guida Tasse Unisa
EMILIA ROMAGNA
Università degli Studi di Bologna Guida Tasse Unibo
Università degli Studi di Ferrara  Guida Tasse Unife
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Guida Tasse Unimore
Università degli Studi di Parma Guida Tasse Unipr
FRIULI VENEZIA GIULIA
Università degli Studi di Trieste Guida Tasse Units
Università degli Studi di Udine Guida Tasse Uniud
LAZIO
IUSM – Università degli Studi di Roma “Foro Italico”  Guida Tasse Uniroma
LUISS – Libera Università degli Studi Sociali Guido Carli Guida Tasse Luiss
LUMSA – Libera Università “Maria Ss. Assunta” Guida Tasse Lumsa
Università “Campus Bio-Medico” di Roma Guida Tasse Unicampus
Università degli Studi della Tuscia Guida Tasse Unitusc
Università degli Studi di Cassino Guida Tasse Unicas
Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Guida Tasse Uniroma 1
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Guida Tasse Uniroma 2
Università degli Studi Europea di Roma Guida Tasse Universeu
Università degli Studi “Roma Tre” Guida Tasse Uniroma 3
LIGURIA
Università degli Studi di Genova Guida Tasse Unige
LOMBARDIA
IULM – Libera Università di Lingue e Comunicazione Guida Tasse Iulm
Politecnico di Milano Guida Tasse Polimi
Università Carlo Cattaneo – LIUC Guida Tasse Liuc
Università Cattolica del Sacro Cuore Guida Tasse Unicatt
Università Commerciale Luigi Bocconi Guida Tasse Unibocconi
Università degli Studi dell’Insubria Varese-Como Guida Tasse Uninsubria
Università degli Studi di Bergamo  Guida Tasse Unibg
Università degli Studi di Brescia Guida Tasse Unibs
Università degli Studi di Milano Guida Tasse Unimi
Università degli Studi di Milano-Bicocca  Guida Tasse Unimib
Università degli Studi di Pavia Guida Tasse Unipv
Università San Raffaele di Milano Guida Tasse Unimi
MARCHE
Università Politecnica delle Marche Guida Tasse Univpm
Università degli Studi di Camerino Guida Tasse Unicam
Università degli Studi di Macerata Guida Tasse Unimc
MOLISE
Università degli Studi del Molise Guida Tasse Unimol
PIEMONTE
Politecnico di Torino Guida Tasse Polito
Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” Guida Tasse Unipmn
Università degli Studi di Torino Guida Tasse Unito
PUGLIA
Politecnico di Bari Guida Tasse Poliba
Università degli Studi di Bari Guida Tasse Uniba
Università degli Studi di Foggia Guida Tasse Unifg
Università degli Studi del Salento Guida Tasse Unisalento
SARDEGNA
Università degli Studi di Cagliari Guida Tasse Unica
Università degli Studi di Sassari Guida Tasse Uniss
SICILIA
Università degli Studi di Catania Guida Tasse Unict
Università degli Studi di Messina Guida Tasse Unime
Università degli Studi di Palermo Guida Tasse Unipa
TOSCANA
Scuola Normale Superiore – Pisa Guida Tasse Sns
Scuola Superiore di Studi Universitari “Sant’Anna” – Pisa Guida Tasse Sssup
Università degli Studi di Firenze Guida Tasse Unifi
Università degli Studi di Pisa Guida Tasse Unipi
Università degli Studi di Siena Guida Tasse Unisi
Università per Stranieri di Siena Guida Tasse Unistrasi
TRENTINO ALTO ADIGE
Libera Università di Bolzano Guida Tasse Unibz
Università degli Studi di Trento Guida Tasse Unitn
UMBRIA
Università degli Studi di Perugia Guida Tasse Unipg
Università per Stranieri di Perugia Guida Tasse Unistrapg
VALLE D’AOSTA
Università della Valle d’Aosta Guida Tasse Univda
VENETO
Università Iuav di Venezia Guida Tasse Iuav
Università “Ca’ Foscari” di Venezia Guida Tasse Unive
Università degli Studi di Padova Guida Tasse Unipd

Per tutte le informazioni su ogni singola Università visita l’area dedicata su Controcampus


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