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17 settembre 2014

Minori immigrati e rifugiati, integrazione con Unipa e Comune di Palermo

Minori in classe


Scuola di lingua italiana per stranieri –  Minori immigrati e rifugiati: al via un progetto per l’integrazione con l’Università e il Comune di Palermo

Minori in classe

Minori in classe

Creare un progetto per una reale integrazione dei minori stranieri “non accompagnati”, giunti senza genitori sulle coste siciliane, e dei rifugiati politici che in Italia cercano un futuro migliore.

È con questo obiettivo che ieri mattina la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo (ItaStra) e il Comune di Palermo hanno firmato un protocollo d’intesa che darà il via ad un proficuo lavoro di collaborazione tra le due parti per accogliere al meglio le comunità migranti che, giorno dopo giorno, diventano sempre più numerose.

Ancora oggi, infatti, si continuano a registrare sbarchi sulle coste dell’Isola e davanti questa emergenza, già da diversi anni, la Scuola interviene offrendo gratuitamente corsi di lingua italiana ai giovani che sono scappati da situazioni drammatiche.

I numeri del progetto di Itastra Unipa sui Minori immigrati e rifugiati

I numeri dell’ultimo anno di attività danno un’idea di quanto è stato fatto per loro dall’Università di Palermo: 400 ore di corsi di alfabetizzazione rivolti ad adolescenti non scolarizzati, più di 500 ore di corsi di lingua italiana di diversi livelli e un centinaio di studenti che frequentano le aule dell’Università, spesso per molti mesi. Tutto questo in stretto raccordo con l’Ufficio Nomadi e Immigrati del Comune e con molte delle Comunità di Accoglienza per minori.

Il protocollo, firmato lunedì mattina dall’Assessore alla Cittadinanza sociale Agnese Ciulla e da Laura Auteri, Direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche a cui fa capo la Scuola di Lingua italiana per Stranieri, parte da quanto è stato già fatto da ItaStra a per andare oltre. L’obiettivo, infatti, è quello di volgere l’attenzione anche sulla realtà altrettanto difficile dei rifugiati e richiedenti asilo e di cercare di mettere a sistema quanto è stato fatto, fino ad oggi, con le sole forze della Scuola di italiano.

La Direttrice della Scuola, prof.ssa Mari D’Agostino, sintetizza così il senso di questo accordo: “Per noi è importante che il Comune, la Regione e le altre istituzione coinvolte a vario titolo nell’accoglienza della popolazione migrante abbiano piena consapevolezza che siamo di fronte a realtà nuove che necessitano di un grande sforzo didattico e scientifico. Molti dei ragazzi che arrivano da soli nei barconi non sono andati a scuola e per loro servono dei corsi speciali. Inoltre chi vive all’interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo ha spesso pochi contatti con gli italiani e nessuna possibilità di imparare la lingua per immersione. Nelle nostre aule, infatti, entrano rifugiati che dopo un anno di permanenza in Italia non conoscono che pochissime parole di italiano. E sono proprio questi soggetti che avrebbero più bisogno di una buona conoscenza della lingua del paese ospitante, per capire gli altri e per farsi capire. L’Università ha scelto di sbracciarsi, facendo di tutto questo un’importante occasione di impegno umano e scientifico, ma occorre anche il sostegno delle altre istituzioni, utilizzare bene le risorse disponibili e fare rete. ”

Con la sottoscrizione del protocollo – dichiara l’Assessora Agnese Ciulla diamo atto della proficua sperimentazione avviata con l’Università che in questi ultimi due anni ha permesso a oltre 150 minori non accompagnati di acquisire le competenze linguistiche necessarie per relazionarsi con il nuovo contesto in cui si stanno inserendo. Competenze di base volte a favorire la loro emancipazione ed il confronto con la collettività e obiettivi indispensabili per il loro futuro, in una società che fatica ancora a confrontarsi con la multiculturalità, da noi vista come opportunità di confronto e di arricchimento socio-culturale reciproco. Obiettivi ancor più cogenti per i minori non accompagnati che, giunti a Palermo sempre più numerosi durante i ripetuti sbarchi degli ultimi mesi, non dispongono di alcuna rete relazionale con i loro connazionali che possa minimamente supportarli. Pertanto necessitano nel più beve tempo possibile di acquisire strumenti di comunicazione che gli permettano di sentirsi un po’ meno “estranei.”


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