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26 settembre 2014

Praticantato Avvocato: formazione legale, praticantato e esame forense

Avvocato

Il praticantato è fondamentale per poter iniziare al meglio la propria esperienza nel mondo forense; il mio suggerimento è andare quanto più possibile in udienza. Ecco i consigli degli avvocati e del Cnf

Praticantato Avvocato

Praticantato Avvocato

Molti studenti di giurisprudenza si stanno avvicinando alla laurea e altri ancora l’hanno appena conquistata.

Per molte facoltà il conseguimento della laurea coincide con l’inizio di un nuovo lavoro ma per altri no, è necessario svolgere un praticantato per poter esercitare la professione.

Fra questi, appunto, coloro che vogliono diventare avvocati dovranno svolgere il praticantato; vediamo insieme quanto c’è da sapere sul praticantato per esercitare la professione forense.

Praticantato per diventare avvocato: cos’è e come funziona

Il periodo di praticantato dura diciotto mesi, rispetto alla precedente impostazione tradizionale che prevedeva quattro semestri, e rappresenta una sorta di agevolazione nei confronti dei praticanti avvocati.
Il praticantato professionale viene diminuito, e viene introdotta la possibilità che sei mesi di praticantato vengano svolti durante l’ultimo anno di università. Il legislatore ha dato una piccola facilitazione attraverso la riduzione, con la possibilità di accedere all’esame di Stato, con l’ottenimento del certificato di compiuta pratica, dopo diciotto mesi , anzi che due anni come stabilito in  precedenza.
Il compenso per le prestazioni durante il praticantato è a discrezione dello studio, e i giovani avvocati dopo il primo anno di praticantato possono chiedere l’abilitazione e patrocinare cause in proprio, assumendo la posizione del cosiddetto “mezzo avvocato”.
Una volta superato lo scoglio del praticantato, arriva quello forse ancora più irto dell’esame di Stato.

Il Dominus: chi è e come sceglierlo

Avvocato

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E’ bene per chi svolge il praticantato in funzione dell’esercizio dell’attività forense conoscere bene le figure con cui dovranno relazionarsi nel corso dei 18b mesi di praticantato; fra questi la più importante, il Dominus

Per Dominus si intende l’avvocato che ammette il praticante a frequentare il proprio studio per il praticantato al fine di svolgere l’esame di avvocato.

Il Dominus, inoltre, deve essere iscritto all’albo degli avvocati con un’anzianità non inferiore a quattro anni e non può permettere a più di due praticanti di svolgere contemporaneamente il tirocinio presso il proprio studio, salva deroga motivata concessa dal consiglio  dell’Ordine a seguito della presentazione di una circostanziata richiesta.

Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali

Le scuole di Specializzazione per le Professioni Legali sono delle particolari scuole di specializzazione post-universitarie di durata biennale. Queste scuola, frequentabili durante in praticantato, privilegiano l’acquisizione di una metodologia giuridica, attraverso esercitazioni pratico-casistiche, e mirano allo sviluppo delle capacità di approfondimento nel ragionamento giuridico, facendo luce sulle questioni di maggiore attualità.

Gli studenti specializzandi seguono un intenso programma di preparazione riuscendo a conciliare il praticantato presso l’ufficio del Dominus che ha accettato di seguire il laureato nel suo periodo di praticantato.
Gli iscritti al secondo anno accademico possono altresì svolgere attività di PM d’udienza, su delega nominativa del Procuratore della Repubblica, per i reati di competenza del Giudice di pace e del Tribunale in composizione monocratica.

L’ingresso alle scuole è a numero chiuso e si accede tramite concorso, con un test d’ingresso “a crocette”, che è lo stesso per tutto il territorio nazionale: la prova consiste nella soluzione – in 90 minuti – di cinquanta quesiti a risposta multipla su argomenti di diritto civile, penale, amministrativo, processuale civile e procedura penale. Ovviamente, le scuole di Specializzazione per le Professioni Legali sono presenti presso tutte le facoltà esistenti in Italia.

Esame Avvocato: cos’è e come funziona

L’esame per potersi iscrivere all’Ordine e diventare ufficialmente degli avvocati consiste in due fasi:

Esame Avvocato

Esame Avvocato

Prova scritta: Come decretato dal Ministero della Giustizia l’esame ha carattere teorico-pratico ed è scritto ed orale. Le prove scritte sono tre e hanno in oggetto la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile; la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale; la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

A partire dalla dettatura del tema si avranno a disposizione 7 ore.

Prova orale: la prova orale, previo superamento di quella scritta, consiste nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario; nella dimostrazione di conoscenza dell’ordinamento forense e dei diritti e doveri dell’avvocato.

Saranno ammessi alla prova orale i candidati che avranno conseguito nelle tre prove scritte il punteggio totale di 90 punti (punteggio non inferiore a 30 in almeno due prove).Ogni commissario d’esame potrà assegnare al candidato 10 punti di merito per ogni prova scritta ed ogni materia orale.

Saranno idonei, infine, i candidati che avranno conseguito un punteggio complessivo non inferiore a 180 punti (punteggio non inferiore a 30 in almeno 5 prove) nelle prove orali.

E’ stato recentemente emanato il bando per il prossimo concorso; le tre prove scritte si svolgeranno il 16, 17 e 18 dicembre.

Per avere maggiori chiarimenti sul praticantato abbiamo fatto alcune domande all’avvocato Anna Argenio, consigliere per l’Ordine degli Avvocati di Avellino.

Avvocato Argenio, molti aspiranti avvocati stanno per iniziare il proprio praticantato; che consigli si sente di dare a tutti loro in merito al praticantato?

Il praticantato è fondamentale per poter iniziare al meglio la propria esperienza nel mondo forense; il mio suggerimento è andare quanto più possibile in udienza. È lì, infatti, che è possibile mettere in pratica quanto studiato all’università.  Le conoscenze accademiche sono fondamentali ma senza la loro messa in pratica difficilmente si riuscirà a prendere dimestichezza con questi difficile mestiere.

Infine, consiglio loro di approfondire gli studi fatti in facoltà e non distogliere mai l’attenzione dalle novità in tema di legge: l’aggiornamento deve essere continuo, se così non fosse molti avvocati si troverebbero sprovvisti delle conoscenze e degli strumenti atti allo svolgimento di un buon lavoro.

La scelta del Dominus, per un aspirante avvocato che si avvicina al praticantato è una scelta importante; ha qualche consiglio in merito?

La scelta del dominus, cioè di colui che avrà cura di seguire il giovane durante il suo praticantato, è consequenziale all’iscrizione dell’aspirante all’Albo dei praticanti avvocati. A questo punto si potrà scegliere il proprio “datore di lavoro” per il proprio praticantato.

Durante i 18 mesi di praticantato l’aspirante avvocato dovrà seguire il proprio dominus, in particolare in udienza; solo dopo il primo anno, infatti, il praticante potrà sostituire il proprio dominus in udienza.

La scelta del dominus deve essere fatta sulla base delle proprie attitudini: il praticante deve, insomma, capire se si desidera diventare un avvocato civilista o penalista. Avere nozioni sia del penale che del civile è fondamentale ma svolgere il praticantato puntando sulle proprie idee future, su ciò che si vorrà fare è necessario.

In merito all’esame avvocato, cosa consiglia ai candidati in vista delle prove scritte ed orali?

Per affrontare le prove scritte al meglio suggerisco di esercitarsi molto sui pareri. Nello svolgere le prove non siate troppo prolissi: evitate preamboli inutili e centrate sin da subito il nocciolo della questione entrando nell’argomento. Questo non significa essere estremamente sintetici, bensì sviluppare in maniera appropriata il proprio compito senza divagare; in casi come questi, infatti, i compiti spesso vengono tralasciati dalla commissione, rischiano di non essere letti. Infine, adottate una calligrafia leggibile.

Per quanto riguarda la prova orale il metodo di studio utilizzato durante la preparazione delle prove universitarie va più che bene; ovviamente, lo studio deve essere arricchito da approfondimenti e da una preparazione atta ad affrontare domande pratiche, usuali in sede di esame.


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