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7 ottobre 2014

Sfilate Primavera Estate 2015: stili e tendenze per la prossima stagione.

Christian Dior - Spring Summer 2015
Photo: Yanni Vlamos / Indigitalimages.com

New York, Londra, Parigi e Milano. Nelle maggiori capitali della moda le fashion week si sono concluse; moltissime le ispirazioni e le suggestioni nelle sfilate per le collezioni Primavera Estate 2015, ma vediamo di fare il punto di ciò che abbiamo visto.

Nelle infinite possibilità che le maison ci hanno offerto durante le settimane della moda di Settembre 2014, sembra esserci una sola regola: l’univocità. Sembra non avere più senso porsi domande su quali saranno i trend, le forme e i colori della prossima stagione; ogni casa di moda si impegna a rimanere fedele al proprio spirito programmatico, al proprio stile, al DNA della casa stessa.

Eppure emerge una chiara tendenza più che trasversale, da New York a Parigi, passando per Londra e Milano: un crescente minimalismo, che dal 2010 ad oggi si è sempre più declinato alla sartorialità, allontanandosi di conseguenza da sperimentazioni poco portabili. Certo le eccezioni non mancano e chi si discosta dalla semplicità delle forme e dei colori, lo fa sempre restando negli specifici binari stilistici della maison.

Basti pensare a Moschino, dove Jeremy Scott, fedele alla prorompente ironia del brand, ha creato una

collezione ispirata alla bambola più famosa del mondo: la Barbie della Mattel. Qui le modelle vengono trasfigurate, sotto parrucche cotonate e biondo platino indossano abiti rosa shocking, spaziando dal bikini all’abito da cocktail, dai jeans cosparsi di glitter ai tailleur in tessuto sintetico.

Ma un’eccezione non fa una regola, e anche stilisti e brand solitamente più inclini ad effetti drammatici e scenici, si convertono per la primavera estate 2015  ad una certa pulizia di forme. Così fa infatti Sarah Burton per Alexander McQueen, ispirandosi al Giappone e al suo abito tradizionale: il kimono. Questo viene destrutturato, reinterpretato e ricomposto per creare un prodotto totalmente innovativo. A stemperare la purezza di linee e di forme, intervengono le stampe: maxi fiori di ciliegio vengono prima stampati su maglie di seta, per poi diventare il corpo stesso dell’abito.

Il minimalismo può anche aprire prospettive inedite e nuovi schemi creativi, come si è visto da Prada, dove Miuccia Prada ha pensato all’audace scomposizione del tessuto nobile per eccellenza: il broccato di seta. La preziosità di questo tessuto viene intrecciata alla povertà dei materiali, come la garza e il cotone grezzo. La silhouette è asciutta e lineare, definita da piccole impunture lungo soprabiti e abiti longuette. La ricercatezza degli inserti in broccato viene sapientemente calibrata dall’essenzialità e dimensione degli stessi. Patchwork e sfilacciature sono misurati con grande maestria e studio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La semplificazione è quindi la tendenza generale, che trova la massima espressione nella sfilata di Raf Simons per Christian Dior: un viaggio nella storia della monda e nelle sue espressioni, dal Settecento parigino agli abiti di sapore urbano, ma tutto viene pulito, semplificato, attualizzato.

Così anche per Acne, che a Parigi reinterpreta i più importanti must-wear del guardaroba femminile, riproponendoli nell’ormai iconico spirito destrutturante della maison.

Ma la sintesi perfetta di questo periodo particolare nella storia del costume l’ha offerta Karl Lagerfeld

per Chanel, che ha ricreato all’interno del Grand Palais un grande boulevard, ma che potrebbe essere  una qualsiasi strada di una qualsiasi metropoli. Qui non ha definito uno stile, non ha proposto un’idea univoca, ma tante idee quante sono quelle delle donne urbane: un auspicio all’individualità, alla ricerca e all’esibizione del proprio stile personale. La sfilata di Chanel è stata proprio questo: una celebrazione all’animo femminile, distinto però nelle più diverse individualità, fino a sfociare in una protesta femminista ma in salsa couture.


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