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17 novembre 2014

Fotografia e significati nell’era del digitale al Politecnico di Bari

Politecnico di Bari – Con l’avvento della tecnologica digitale e l’uso di fotografia, video, web, la cultura contemporanea rischia di perdere il suo controllo

La diversificazione dei mezzi di comunicazione, la forte tentazione di addomesticare o addirittura creare una immagine irreale, falsa, pone questioni di non poco conto, soprattutto in società fortemente legate all’immagine e ai significati che esse trasmettono. Che un’immagine si generi al di là delle previsioni del proprio autore, lasciando quindi l’impressione che qualcosa sfugga al proprio controllo lo avevano già evidenziato autori di diversa provenienza (Susan Sontag, Walter Benjamin, Luigi Pirandello, Italo Calvino, Buster Keaton, Michelangelo Antonioni).

Luca Panaro, critico d’arte, docente di “Storia della critica fotografica” all’Accademia di Belle Arti di Brera e “Iconografia fotografica” al Politecnico di Milano, autore di diversi libri sul tema, si avventura in questo straordinario viaggio di conoscenza. Traccia una lettura della cultura contemporanea arrivando a definire il ruolo dell’artista e gli esiti della sua produzione nell’epoca pre e post-digitale. “Casualità e controllo” è il titolo dell’incontro, al quale partecipa Panaro in qualità di relatore, in programma per domani, 18 novembre, ore 18.00, Aula Magna “Attilio Alto” del Politecnico di Bari (Campus Universitario). L’incontro è organizzato dal Laboratorio del Museo della Fotografia del Politecnico. Interverranno: Silvio Maselli, Assessore alla Cultura del Comune di Bari. Loredana Ficarelli, Rettore Vicario – Responsabile Scientifico del Museo della Fotografia del Politecnico; Pio Meledandri, Direttore Artistico del Museo della Fotografia del Politecnico.

Mostra di fotografia di Vito Marzano “Orario Continuato”

Seguirà l’inaugurazione della mostra fotografica di Vito Marzano “Orario Continuato”, sponsorizzata da Apulia Distribuzione S.R.L.. La mostra, ben si adatta alla tematica trattata da Panaro. Marzano, medico e appassionato di fotografia si avventura negli spazi che concedono alle riflessioni gli ipermercati d’oggi. Il fenomeno della grande distribuzione e le relative necessarie costruzioni di grandi capannoni, hanno, di fatto, contribuito a modificare l’organizzazione della nostra vita quotidiana, riducendole a felicità astratta alcune delle attività culturali e sociali della nostra vita civile, attività, queste, manipolate e condizionate da un compulsivo e perpetuo  shopping. Il centro commerciale per eccellenza diventa l’universo iper-reale necessario per intrattenersi, per comunicare, per, addirittura, maturare esperienze singolari e collettive.

Dice a proposito Jean Baudrillard “Attraverso i media si perde il principio di realtà, diventa impossibile distinguere fra ciò che è vero e ciò che è falso”. Eppure nel 1865 per opera dei fratelli Bocconi a Milano si apre il primo edificio a carattere esclusivamente commerciale, un grande “magazzino”, dove dovevano essere venduti gli abiti a prezzi convenzionati, una delle più celebri catene denominata in seguito da G. D’Annunzio la “Rinascente”. L’esperienza sarà seguita da numerose altre istallazioni, edifici spesso progettati per opera di prestigiose firme e destinati a contribuire all’identità della città che le ospitava. L’eleganza di questi edifici puntava oltre che ad attirare all’acquisto, le diverse classi sociali erano anche riconosciute come punti di forza della città. Il palazzo della Rinascente a Roma in via del Corso oltre a contenere diverse attività contava la firma di Gio Ponti per il disegno dei suoi interni, e la pubblicità era curata da  Marcello Dudovich.

Il paradigma di una ricerca compositiva prima che commerciale, l’adesione ad un progetto culturale di elevata qualità, ha visto i contributi di importanti progettisti come, Bruno Munari, Carlo Pagana, Tomas Maldonato, Franco Albino ed altri, tutti impegnati in una progettazione attenta e di qualità. In seguito altri edifici hanno assunto il ruolo di archetipi si pensi alla Standa e all’Upim. L’approccio contemporaneo, spietato, è sempre più legato ai valori esclusivamente di mercato, l’emarginazione e la casuale sistemazione di questi magazzini rendono questi luoghi definibili come “non luoghi” miseri e non qualificati, ambienti in cui si circola, si consultano le etichette, si pesa la frutta e la verdura, si paga, possibilmente con carta di credito.

Nascono i parchi commerciali in aree extra urbane, grandi e speculativi contenitori senza nessuna ragione estetiche ma in grado di offrire prezzi scontati e concorrenziali, un progressivo allontanamento dai fatti urbani e dalla città. Oggi questo è diventato il fenomeno problematico, oggetto di attenzioni, di discussioni e di ricerche, nel tentativo di ridimensionare l’asservimento dello spazio pubblico al commercio. Questo è ora anche un nostro problema, e Orario Continuato di Vito Marzano, con lo scatto di una macchina fotografica tendenziosamente oltre il front office ci suggerisce un “altro” mondo.

La mostra rimarrà aperta fino al 16 dicembre 2014 dalle 9:30 alle 13:30 e dalle 16:00 alle 19:00, escluso sabato e domenica.


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