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12 novembre 2014

Jobs Act e Riforma Lavoro Renzi 2014-2015: Cos’è la Jobs Act per M5S

Riforma Scuola 2015 Renzi

Riforma Lavoro 2014-2015: Anno nuovo, vita nuova. Il rutilante decisionismo Renziano è alle porte. Dal primo gennaio 2015 si cambia, arriva il Jobs Act e Riforma Lavoro sullodata dal Ministro Poletti

Jobs Act e Riforma Lavoro

Jobs Act e Riforma Lavoro

Ad inasprire i toni sulla Jobs Act e Riforma Lavoro, intanto, è il duro botta e risposta tra il Primo Ministro e Susanna Camusso

Per la Cgil Renzi starebbe dividendo il Paese, evocando fantasmi e complotti. Secondo l’On. Alessio Villarosa, Portavoce alla Camera del M5S, intervistato in esclusiva da Controcampus: “Renzi non opera, segue la folla, cerca di capire quali sono le debolezze degli italiani, e li colpisce lì. Andare da Barbara D’Urso o da Maria de Filippi è frutto di analisi di marketing”.

Jobs Act e Riforma Lavoro al vaglio della Camera

Dopo l’ardua approvazione, con voto di fiducia, al Senato, il disegno di legge della Jobs Act e Riforma Lavoro è approdato, con qualche variazione, alla Camera dei Deputati. Il maxi-emendamento del Governo, sostitutivo del Ddl ratificato in Commissione Lavoro, presenta, infatti, peculiari divergenze.

L’obiettivo nevralgico del più giovane Presidente del Consiglio italiano alberga nella necessità di ottenere l’ok definitivo del Parlamento entro dicembre, al fin di scongiurare o, quanto meno, smorzare i toni delle subodorate azioni sindacali. L’ottemperanza alla dead line, in effetti, concederebbe al Governo, da un lato, la chance di depotenziare il temuto sciopero generale e, dall’altro, l’opportunità di ridurre i tempi in vista del futuro esame della legge di stabilità; il provvedimento da cui proviene ogni risorsa.

Dalla crisi economica alla Jobs Act e Riforma Lavoro

Dalla crisi economica alla Jobs Act
Dalla crisi economica alla Jobs Act

L’Italia continua ad annaspare, con recrudescenza, nel mare delle discordie ed a macinare record negativi. La triste sinossi emerge dagli ultimi dati divulgati dall’Istat. Al di là delle effimere illusioni dell’anno appena trascorso, è dal lontano 2011 che la recessione economica continua, imperterrita, a sciorinare i suoi orrori e ad irretire il Bel Paese. Tra aprile e giugno del 2014, infatti, il Pil si è arenato a quota 385,7 miliardi, tra le stesse secche che, circa 14 anni fa, ne bloccarono il cammino.

Così nei primi sei mesi dell’anno, il rapporto deficit/pil ha raggiunto il 3,8%, superando il tetto fissato da Bruxelles. Ed ora, imputridita da mille rivoli fangosi d’impronta internazionale, l’Italia corre il rischio di rivivere, con timori e tremori kierkegaardiani, l’ennesima crisi finanziaria. Piazza affari, purtroppo, continua a vacillare, nonostante la goliardica irriverenza delle “tese falangi” di Cattelan, genio indiscusso dell’arte contemporanea.

Sono molti, forse troppi, i bocconi amari da ingollare. C’è chi teme che il malcontento generale possa, improvvisamente, straripare dagli argini, come un fiume in piena, trangugiando ogni cosa, unendosi alle indomite cloache della crisi. Come se non bastasse, poi, ad inasprire la già precaria parabola discendente italiota, sono anche altri fattori.

Dal fronte disoccupazione giovanile, purtroppo, continuano a giungere infauste notizie. Per gli esperti dell’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, negli ultimi sei anni, a causa della crisi e delle opinabili scelte politiche, si sarebbero persi circa 3 milioni di posti riservati ai giovani d’età compresa tra i 15 e i 35 anni. La disoccupazione giovanile ha raggiunto la soglia record del 42,9%, mentre il tasso complessivo continua ad essere piuttosto elevato (12,6%). Lo spaccato del Bel Paese, dunque, tende a rimanere del tutto invariato. Cambiano i volti ma la sostanza resta immutata. Al di là delle flebili misure correttive, continua a piovere sul bagnato. Ma il Presidente del Consiglio avverte: ”Guai a fare del lavoro il terreno dello scontro”.

Ma cos’è il Jobs Act e Riforma Lavoro? La nuova Riforma Lavoro targata Renzi, e corredata da sfumature filo-statunitensi, è simboleggiata da una serie di provvedimenti afferenti ai contratti, alle assunzioni, al licenziamenti ed al welfare. Ecco la sinossi delle principali misure.

  • Jobs Act e Riforma Lavoro con licenziamenti. Sebbene la misura non sia direttamente scalfita dal maxi-emendamento, alcune correnti di pensiero ritengono verosimile ipotizzare che i nuovi assunti a tempo indeterminato non godranno dei benefici e delle tutele offerte dall’articolo 18; il cuore pulsante dello statuto nato sull’onda delle lotte sindacali degli anni sessanta. La Jobs Act, dunque, tende a dar vita ad una maggiore flessibilità in ambito di licenziamenti, specie nei primi anni del rapporto lavorativo. E’ possibile, inoltre, che Renzi, pur di agguantare l’agognato traguardo della dead line, decida di accoglier di buon grado le proposte ventilate dalla minoranza Pd sull’articolo 18, lasciando intatta la misura del reintegro in caso di licenziamenti discriminatori o disciplinari. Ma è soltanto un’ipotesi. Ad ogni modo, tutto dipenderà dall’esame della riforma lavoro che inizierà, a giorni, sotto la supervisione del Presidente della Commissione Damiano.
  • Jobs Act e Riforma Lavoro: contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti con l’anzianità di servizio. Il Jobs Act prevede una nuova tipologia contrattuale ritenuta di gran lunga più conveniente rispetto alle altre, specialmente in termini di oneri diretti e indiretti.
  • Jobs Act e Riforma Lavoro: contratti stabili. E’ previsto, altresì, il riordino delle varie tipologie contrattuali, con l’eradicazione progressiva delle forme di precariato. Il leitmotiv della riforma lavoro, in sostanza, risiede nella promozione dei contratti a tempo indeterminato.
  • Jobs Act e Riforma Lavoro: assunzioni. In arrivo circa 1,5 miliardi aggiuntivi per i nuovi ammortizzatori sociali.

Con l’intento di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi sulla Jobs Act e Riforma Lavoro e sulle iniziative del Governo Renzi e di approfondire, in particolare, l’essenza della Riforma Lavoro, abbiamo contattato l’On. Alessio Villarosa, Portavoce alla Camera del Movimento 5 Stelle.

Onorevole Villarosa, crede che Renzi, da molti ritenuto ago della bilancia in Europa, abbia le carte in regola per imbastire approcci politici più ragionati? Come giudica, nel complesso, il suo operato? Che ne pensa della Jobs Act e Riforma Lavoro? Secondo Lei il Jobs Act acuirà la crisi economica o lenirà le perplessità legate al precariato giovanile?

Alessio Villarosa
Alessio Villarosa

“Renzi non opera, segue la folla, cerca di capire quali sono le debolezze degli italiani e li colpisce lì. Andare da Barbara D’Urso o da Maria de Filippi è frutto di analisi di marketing. Gli 80 euro dati a determinate fasce di reddito significano colpire il target che sai di poter colpire. Non c’è programmazione e non ci sono idee valide. Lei pensi all’idea di risolvere il problema della disoccupazione eliminando l’articolo 18. Nessuno assume se elimini l’articolo 18. Non è una conseguenza diretta, ma lo sarebbe se iniziasse a defiscalizzare i costi enormi dei dipendenti. Quindi, per quanto riguarda Jobs Act e Riforma Lavoro, al massimo qualche multinazionale assumerà qualcuno per poterlo facilmente licenziare quando vuole.”

Onorevole Villarosa, Lei è uno dei principali esponenti della nuova classe politica italiana, un parlamentare esemplare, onesto, sincero e dotato di grandi capacità oratorie. Dal 5 marzo 2013 è deputato M5S della XVII legislatura della Repubblica Italiana. Il 4 settembre scorso è assurto al rango di capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Camera, subentrando all’On. Nuti. Classe 1981, è laureato in Economia Aziendale e svolge l’attività d’imprenditore. Nel corso della sua carriera parlamentare è salito agli onori della cronaca grazie ad alcuni interventi davvero memorabili, in cui ha avuto il pregio ed il coraggio di affrontare tematiche particolarmente delicate, e di incarnare, al contempo, il reale spirito del popolo italiano. Dal 7 maggio 2013 è membro della “VI Commissione Finanze”. On. Villarosa, che cosa ne pensa del disegno di legge sul rientro dei capitali e della norma relativa all’auto-riciclaggio?

“Purtroppo la nuova legge sull’auto-riciclaggio, che legge ancora non è, fa acqua da tutte le parti. Ecco le tre particolarità che la rendono nulla: 1) le pene dovrebbe essere più alte, partire da 4 e arrivare a 12 anni, sennò difficilmente qualcuno finirà in carcere; 2) la possibilità di godere del bene senza incorrere in sanzioni; 3) e l’inclusione dei soli delitti non colposi, che quindi escludono fattispecie come quella del falso in bilancio”.

Il Leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, ha recentemente ribadito, a chiare lettere, la sua idea sull’eurozona: “Fuori dall’euro o sarà default. Solo così le piccole e medie imprese potranno tornare di nuovo competitive”. Parafrasando le recenti dichiarazioni dell’ex Ministro degli Esteri tedesco, Joseph Martin Fischer, Le chiedo: la Germania è davvero il principale nemico dell’Europa?

“No assolutamente no. Sicuramente ha più potere degli altri, ed ha un’economia ed una burocrazia più efficienti. Se avessimo realmente tutti le stesse regole, sono certo che non avremmo neanche queste diatribe”.

Antonio Migliorino


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