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7 novembre 2014

Trieste in Antartide: 25 anni di spedizioni e ricerca di Units

Università degli Studi di Trieste – È partita nei giorni scorsi la trentesima campagna di ricerca italiana al Polo Sud organizzata del PNRA (Progetto nazionale Ricerche in Antartide).

Ricerca in Antartide

Ricerca in Antartide

La prima spedizione, organizzata tra il 1985 e il 1986, ebbe lo scopo di individuare il sito per la costruzione della base italiana nella Baia di Terra Nova. Da allora molte centinaia tra tecnici e ricercatori proveniente da università ed enti di ricerca di tutta Italia sono stati impegnati in Antartide in numerosi campi scientifici, dalla fisica dell’atmosfera allo studio della biodiversità, dalla geologia all’astronomia, dalla glaciologia alla paleoclimatologia.

L’Antartide, infatti, è uno dei motori del sistema climatico del nostro pianeta, un luogo che diventa sempre più strategico dal punto di vista scientifico per studiare la storia del clima e prevedere come esso si modificherà nei prossimi decenni. Le attività di ricerca dell’attuale campagna alla base Zucchelli, che si concluderà nel febbraio 2015, riguarderanno diversi settori della ricerca, dallo studio dei cambiamenti climatici, alla contaminazione ambientale, dalla glaciologia alla sperimentazione di strumentazioni tecnologicamente avanzate.

Il Dipartimento di Matematica e Geoscienze ha un ruolo “storico” rilevante nello studio del “Continente bianco”. Infatti la prima spedizione, a cui hanno partecipato ricercatori dell’università di Trieste, risale a più di 25 anni fa e complessivamente più di 10 ricercatori hanno partecipato a 9 spedizioni in cui si sono svolte ricerche di Geologia marina.

Attualmente il Dipartimento è impegnato a svolgere attività di ricerca con quattro Progetti finanziati dal PNRA.

La ricerca di Units in Antartide

In particolare il dott. Emanuele Forte, ricercatore nell’area geofisica, è appena arrivato in Antartide dove condurrà la sua attività di ricerca che prevede di registrare dati geofisici su laghi perennemente ghiacciati lungo le coste di Baia Terra Nova, nel Mare di Ross. La ricerca, in collaborazione con l’Università dell’Insubria, si basa sull’utilizzo di un radar per lo studio del sottosuolo (georadar) e la perforazione del ghiaccio con il prelievo di carote da analizzare dal punto di vista chimico e fisico. Lo scopo della ricerca è capire le dinamiche di questi laghi ghiacciati che, sul fondo, possono contenere soluzioni acquose ipersaline che si possono mantenere liquide anche a temperature ben al di sotto degli zero gradi. Questi studi, unitamente alle misure effettuate con le medesime modalità su terreno ghiacciato (permaforst), contribuiscono a comprendere i processi evolutivi e a formulare ipotesi sugli effetti dovuti ai cambiamenti climatici.

Il secondo progetto è ROSSLOPE II (Past and present sedimentary dynamic in the ROSS Sea: a multidisciplinary approach to study the continental SLOPE), progetto già finanziato nel 2011-2014 e concluso lo scorso febbraio. Ri-finanziato per il periodo 2014-2016 ha già visto la partecipazione, sulla nave oceanografica ITALICA, di ricercatori triestini del Dipartimento e dell’OGS nella scorsa spedizione antartica. Il progetto ha l’obiettivo di studiare la dinamica dei processi interglaciali e glaciali del tardo Cenozoico e la loro influenza sulla circolazione marina attuale e passata in aree di piattaforma esterna e scarpata continentale del Mare di Ross. Quest’anno il progetto, di cui la responsabile è Ester Colizza, sarà di nuovo presente in Antartide per acquisizioni di dati geofisici. La campagna di acquisizione verrà fatta con la nave rompighiaccio coreana IB/RV ARAON e a bordo ci sarà, in rappresentanza del progetto, un tecnico dell’OGS dedicato all’acquisizione geofisica.

Ad altri due progetti (GEOSMART e HOLOFERNE), coordinati dal CNR-ISMAR di Bologna, partecipano le unità operative coordinate da Gianguido Salvi e Furio Finocchiaro. I due progetti si occupano dello studio paleoambientale di sedimenti tardo quaternari del Mare di Ross al fine di ricostruire i cambiamenti paleoclimatici e le paleotemperature di un area chiave per gli equilibri climatici globali.


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