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9 dicembre 2014

Assistenti Sociali: Unimib, i laureati trovano lavoro più nel privato che nel pubblico

Assistenti Sociali

Università degli Studi di Milano – Bicocca – Aumentano i contratti atipici per gli assistenti sociali e si riducono le assunzioni nel pubblico impiego

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I nuovi assistenti sociali trovano più lavoro nel privato che nel pubblico. A dirlo è una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca condotta su un campione di laureati di 21 atenei italiani che hanno conseguito la laurea tra il 2006 e il 2012.

Contratti atipici, lavoro flessibile e più spazio al terzo settore. I laureati in servizio sociale ovvero gli assistenti sociali trovano lavoro più nel privato che nel pubblico.

A dirlo è la ricerca “Gli sbocchi occupazionali dei Laureati in Servizio Sociale” condotta in 21 Atenei italiani tra dicembre 2013 e marzo 2014 dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca e coordinata da Mara Tognetti, presidente del Corso di Laurea in Servizio sociale. Lo studio, che ha analizzato le carriere dei laureati in Servizio Sociale tra il 2006 e il 2012, è stato presentato questa mattina all’Università di Milano-Bicocca (scarica la ricerca).

Ricerca Bicocca sul lavoro degli assistenti sociali

Al questionario somministrato per posta elettronica ha risposto il 36,7 per cento dei laureati dal 2006 al 2012 (3.539 su 9653). Dalla fotografia scattata dai ricercatori di Milano-Bicocca, emerge che il 66 per cento degli intervistati ha un lavoro, ma solo il 29 per cento lavora come assistente sociale; il restante 37 per cento ha un impiego in ambiti affini (nelle associazioni di volontariato o in campo educativo). I laureati in attesa di un impiego sono il 34 per cento, 17 per cento dei quali ha comunque lavorato in passato.

Dei laureati che lavorano, solo il 28 per cento ha trovato come prima occupazione un impiego nel settore pubblico; mentre il 46 per cento è entrato nel pubblico impiego dopo aver svolto altri lavori. La situazione si capovolge nel privato: per il 40 si tratta del primo impiego, per il 27 di una nuova occupazione. Situazione più equilibrata nel terzo settore: per il 30 per cento rappresenta il primo lavoro, per il 26 per cento una nuova occupazione. Un altro dato significativo riguarda l’aumento anche tra gli assistenti sociali dei contratti di lavoro atipici e soprattutto quelli a tempo determinato, a fronte di una riduzione dei contratti a tempo indeterminato, in linea con il dato occupazionale dei giovani italiani.

«Questa ricerca dimostra che solo per una minoranza il primo lavoro dopo la laurea è nel settore pubblico che invece ha sempre costituito il settore occupazionale tradizionalmente prevalente per gli assistenti sociali – spiega Mara Tognetti-. Più spesso il primo lavoro si trova nel settore privato o nel terzo settore. Solo successivamente, dopo aver sperimentato uno o più cambi di lavoro, il settore pubblico acquista peso. In questo nuovo scenario bisogna essere imprenditori di se stessi, inviare domande a tutti i soggetti del welfare e non solo ai servizi pubblici. Molto utili i siti con le offerte di lavoro, ma le conoscenze continuano a costituire un capitale sociale fondamentale anche per trovare lavoro nei servizi del welfare».


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