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4 dicembre 2014

Riforma Lavoro Renzi Jobs Act 2014: cosa cambia con la riforma lavoro

Riforma Lavoro Renzi

La Riforma Lavoro Renzi è legge: il Senato ha dato il via libera definitivo al Jobs Act con 166 voti favorevoli, 122 contrari ed un astenuto (280 presenti): Il Punto del Segretario Idv Messina sulla Riforma Lavoro Renzi

Riforma Lavoro Renzi

Riforma Lavoro Renzi

Il “discusso” provvedimento è stato approvato senza alcuna variazione. Adesso, l’esecutivo avrà 180 giorni di tempo per emanare i decreti delegati della riforma lavoro 2014. Il Premier Renzi esulta: “Così l’Italia cambia davvero”. Duro il monito di Ignazio Messina, Segretario Nazionale dell’Idv, sulla riforma lavoro Renzi intervistato, da Controcampus: “la priorità non è come fare a licenziare meglio ma come fare per assumere meglio, solo così rimettiamo in moto l’economia del nostro Paese”.

Ormai è ufficiale: dal primo gennaio 2015 si cambia, arriva il Jobs Act, la riforma lavoro Renzi sullodata dal Ministro Poletti. Dal contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Sono tante le novità.

La (tentata) “Presa della Madama”: studenti, precari e sindacati di base, in piazza, contro il Governo Renzi. Amarezza, recalcitranza e delusione sul volto dei vinti. Per i giovani italiani, irretiti da un futuro al marzapane, è un momento di profonda riflessione. Mercoledì scorso, a Roma, si è svolto un corteo di protesta contro il Jobs Act. Una miriade di manifestanti è scesa in strada per urlare il proprio dissenso contro le recenti scelte politiche. Il tutto, mentre a Palazzo Madama si votava la Riforma Lavoro Renzi. L’obiettivo nevralgico della sommossa, infatti, era circondare fisicamente il Senato per impedire l’approvazione del provvedimento. Urla disperate, lacrime, insulti e lanci di uova. Poi, attimi di puro terrore, quando i riottosi hanno tentato di assalire il cordone delle forze dell’ordine. Durante le cariche di alleggerimento sarebbero rimaste ferite 13 persone.

News sulla Riforma Lavoro Renzi: ecco cos’è il Jobs Act 2014

La nuova Riforma Lavoro Renzi, e corredata da sfumature filo-statunitensi, è simboleggiata da una serie di provvedimenti afferenti ai contratti, alle assunzioni, al licenziamenti ed al welfare. Ecco la sinossi delle cinque deleghe contenute nel Ddl approvato, di recente, al Senato.

La riforma lavoro Renzi

La riforma lavoro Renzi

La riforma lavoro Renzi e la delega in materia di riordino dei contratti e dell’attività ispettiva: si tratta di una misura che tende ad agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro e, nel contempo, rimaneggiare le vigenti forme negoziali, al fin di renderle più convenienti rispetto alle altre, specialmente in termini di oneri diretti e indiretti. Per le nuove assunzioni è sintomatica la previsione di un nuovo tipo di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevede un indennizzo, proporzionale all’anzianità di servizio, al posto della reintegra nei casi di licenziamenti illegittimi per motivi economici.

Il diritto al reintegro, invece, resta intatto per i casi di licenziamenti nulli, discriminatori e, in alcune ipotesi, disciplinari. Sembra, in effetti, che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non sarà esteso ai nuovi assunti. Da non trascurare, poi, sono le misure inerenti al controllo a distanza dei lavoratori ed al compenso orario minimo. E’ previsto, altresì, il riordino delle varie tipologie contrattuali, con l’eradicazione progressiva delle forme di precariato. Il leitmotiv della riforma lavoro Renzi, in sostanza, risiede nella promozione dei contratti a tempo indeterminato. Speriamo sia davvero così!

La riforma lavoro Renzi e la delega in materia di ammortizzatori sociali: l’obiettivo è razionalizzare le tipologie di tutela esistenti e garantire una protezione universale dei lavoratori, attuando un discernimento tra utilizzo di strumenti d’intervento a beneficio dei cassintegrati e misure afferenti alla disoccupazione involontaria.

Riforma lavoro e donne

Riforma lavoro e donne

La riforma lavoro Renzi e la delega per la semplificazione degli adempimenti per i rapporti di lavoro: il fine è razionalizzare e semplificare la costituzione dei contratti di lavoro, riducendo le spese a carico dei cittadini e delle imprese.

La riforma lavoro Renzi e la delega per il sostegno alla maternità ed alla conciliazione vita – lavoro: Dall’estensione del diritto alla prestazione di maternità, all’introduzione di un credito d’imposta per le donne lavoratrici, fino a scalfire molteplici misure atte a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per ogni individuo.

La riforma lavoro Renzi e la delega in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive: riordino della normativa inerente ai servizi per l’impiego, al fin di garantire il godimento degli stessi, in materia di politiche attive, su tutto il territorio nazionale.

Riforma lavoro, Jobs Jobs Act 2014 e Università  per Ignazio Messina

Con l’intento di approfondire alcuni aspetti nevralgici della Riforma Lavoro Renzi, abbiamo intervistato, qualche giorno prima del sì definitivo al Senato, l’On Ignazio Messina, Segretario Nazionale dell’Italia dei Valori. L’On. Ignazio Messina è un giurista e politico italiano. Dopo la laurea è stato assistente presso la cattedra di diritto privato dell’università di Palermo e titolare di contratto col CNR in materia di diritto Agrario, con numerose pubblicazioni. Successivamente, quale assistente di diritto privato comparato, al fine di approfondire gli studi, ha frequentato, per 3 anni, l’Institute of Legal Studies di Londra. Figlio di magistrati, nel 1993, a soli 29 anni, dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, ha deciso di scendere in politica. E’ stato eletto sindaco della città di Sciacca e, in seguito, nel 1998, ha aderito all’Italia dei Valori. Nel 2008, quindi, è stato eletto alla Camera dei Deputati nella lista Idv ed, in seguito, è assurto al rango di componente della commissione antimafia. Nel corso della sua proficua carriera politica ha avuto il pregio di promuovere numerose leggi (è a sua firma quella sull’introduzione delle “white list” per impedire alle imprese mafiose di partecipare agli appalti pubblici). Dal 30 giugno 2013 è Segretario Nazionale dell’Idv.

Ignazio Messina

Ignazio Messina

La riforma lavoro Renzi è legge. Adesso il Governo avrà 6 mesi di tempo per adottare i decreti delegati. Nel frattempo, però, l’Italia continua ad annaspare nel pantano della crisi. Per gli esperti dell’Istituto Nazionale di Statistica, negli ultimi sei anni si sarebbero persi circa 3 milioni di posti riservati ai giovani d’età compresa tra i 15 e i 35 anni. La disoccupazione giovanile ha raggiunto la soglia record del 42,9%, mentre il tasso complessivo continua ad essere piuttosto elevato (12,6%).

On. Messina, qual è la Sua opinione in merito alla riforma lavoro Renzi?

“Sul Jobs Act siamo intervenuti proponendo: tetto massimo alle pensioni d’oro da cinquemila euro netti al mese per istituire un fondo di solidarietà a favore delle giovani partite Iva e per la loro pensione di domani; soluzione definitiva al problema dei 300mila esodati ed eliminazione della riforma lavoro della Fornero, no alle dimissioni in bianco. Misure che riteniamo fondamentali per la crescita del lavoro. Io credo che si sarebbe potuto fare di più e rimane ancora aperto, ad esempio, l’aspetto che riguarda le eccessive forme di contratto, 46 in tutte, sulle quali si dovrebbe intervenire. Iniziare la riforma del lavoro danneggiando la parte più debole non è una buona proposta. Per questo, ritengo che al Senato si debba intervenire di nuovo sull’articolo 18 per una riforma del mercato del lavoro migliorativa, non peggiorativa. L’Idv al Senato riproporrà lo ‘Sblocca Lavoro’, la proposta già depositata in Parlamento, perché la priorità non è come fare a licenziare meglio ma come fare per assumere meglio, solo così rimettiamo in moto l’economia del nostro Paese. L’articolo 18 è una tutela usata poco ma è un segnale politico forte. Gli imprenditori incontrati in giro per l’Italia non ci chiedono di togliere l’articolo 18, ci chiedono di sburocratizzare il sistema, di detassarle a partire dall’Irap e di favorire l’accesso al credito. Sono questi gli strumenti che servono, in primis”.

On. Messina potrebbe renderci edotti in merito all’importantissimo rilancio nazionale dell’Idv?

“Italia dei Valori ha proseguito il suo cammino, rinnovandosi profondamente al suo interno. Abbiamo eletto la nuova classe dirigente e riagganciato il contatto con i territori che sono il cuore della nostra attività politica, ricostruendo regione per regione. Abbiamo cambiato pelle senza rinnegare la nostra storia, il nostro dna e le battaglie sostenute in anni ed anni, sempre al fianco dei cittadini. Attraverso il coinvolgimento e la partecipazione, siamo riusciti ad arrivare ai cittadini, che in molti casi hanno scelto di darci fiducia, permettendoci di raggiungere importanti risultati. La linea politica che abbiamo tracciato e riconfermato punta alla costruzione di un centrosinistra che possa governare il Paese ed occuparsi dei problemi reali delle persone stanche. Confrontarci e dialogare sulle idee e sui temi, ci ha permesso di riconquistare la credibilità che ci spetta ed il riconoscimento di voler far parte, dando il proprio contributo, di un progetto politico che sia davvero la speranza per l’Italia”.

Il partito politico Italia dei Valori è nato il 21 marzo 1998 a Sansepolcro, ad una manciata di chilometri da Arezzo, nel cuore della Valtiberina toscana. Da quel giorno sono passati quasi vent’anni. Sono cambiate molte cose, ma l’essenza è rimasta immutata. L’Idv ha continuato, imperterrito, ad assicurare all’Italia ed agli italiani una politica onesta e sincera, lavorando per la soluzione dei loro problemi. Sono molteplici, infatti, le iniziative promosse nel corso degli anni: dalla lotta al gioco d’azzardo ed alla violenza sulle donne, al Dream job, dalla tutela delle partite iva allo sblocca lavoro, fino a scalfire la proposta di legge sui beni confiscati alla mafia. Ed al fin di rimarcare l’importanza nevralgica dei propri vessilli ideologici, il Partito fondato da Antonio Di Pietro si è riunito, nel mese di ottobre (2014), lì dove tutto ebbe inizio, per evidenziare la necessità di un cambio di passo. A Sansepolcro, dove, nel 2013, si è svolto, peraltro, il Congresso nazionale, l’Idv ha espresso la volontà di guardare avanti, orgoglioso delle sue radici e del suo retaggio, al fin di assurgere al rango di protagonista di un nuovo progetto di governo del Paese. On. Messina potrebbe parlarci di questo simbolico incontro nazionale?

“Sansepolcro ha rappresentato un momento estremamente importante per il nostro percorso politico. Ha sancito in maniera eclatante il riconoscimento ulteriore della validità e della bontà delle nostre proposte che toccano alcuni dei settori fondamentali del Paese, che noi vogliamo riattivare e sbloccare. Molte altre ne abbiamo in cantiere e noi le sosterremo con determinazione. Sansepolcro è stato un evento che ha rilanciato grande entusiasmo e che ha potuto contare su importanti ospiti, membri del Governo, ricercatori, rappresentanti istituzionali. Abbiamo voluto puntare sulla qualità delle tematiche scelte e dei confronti, in quanto volevamo qualcosa che non fosse la solita retorica, che non serve ai cittadini ma un vero e dinamico contenitore di idee. Il riscontro è stato altamente positivo ed ha riconfermato l’importanza della nostra presenza all’interno della coalizione del centrosinistra”.

I dati Istat sulla disoccupazione sono un turbine a ciel sereno. Trasfigurano, inesorabilmente, l’epistilio statale, descrivendo la fine di un ciclo. On. Messina, Lei si è laureato a 22 anni in giurisprudenza, con il massimo dei voti e la lode, ed a soli 24 anni ha superato il concorso di procuratore legale. Che cosa ne pensa del sistema universitario italiano? Secondo Lei, vale davvero la pena iscriversi all’Università? Oppure, come sostengono Richard Sennett (consigliere di Obama ed autore dell’Opera “L’uomo artigiano”) e Michael Bloomberg (multimilionario sindaco della Grande Mela), per uno studente medio diventare un idraulico potrebbe essere una soluzione migliore che frequentare Harvard?

“Credo che il sistema universitario italiano abbia un grandissimo potenziale e che però, a causa di scelte politiche sbagliate o del tutto inesistenti, ne abbia pagato caro prezzo. Siamo un Paese che può contare, fortunatamente, diverse eccellenze e che in termini di competenze, conoscenze e professionalità non ha nulla da invidiare. Ma va migliorato, vanno combattute le baronie, garantito il diritto allo studio e valorizzato il merito quale unico parametro. Nonostante vi siano ancora debolezze strutturali e di sistema, sulle quali però è possibile e doveroso intervenire, vale la pena seguire un percorso di studi e di formazione, quale presupposto per il futuro di ciascuno ed anche del Paese. Perché una buona formazione crea anche un ricambio economico notevole quale motore di sviluppo, oltre che espressione massima di un Paese che funziona”.

Antonio Migliorino


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