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16 febbraio 2015

Arte Contemporanea per il neo astrattista Silvio D’Antonio

Silvio D'Antonio

Perché le opere d’arte contemporanea appaiono del tutto enigmatiche? Ma, soprattutto, che cos’è l’arte contemporanea?

L'Arte Contemporanea per Silvio D’Antonio

L’Arte Contemporanea per Silvio D’Antonio

Intervista esclusiva al Prof. Silvio D’Antonio, talentuoso ed eclettico esponente del neo astrattismo: “Oggi, l’arte non è una testimonianza di virtuosismo, ma è un modo per comunicare, raccontare e raccontarsi”.

Arte Contemporanea: le indecifrabili vibrazioni dell’ego. Visioni, allucinazioni, sovversioni, paradossi ed anarchie stilistiche adombrano ed irretiscono, inesorabilmente, la comprensione di dipinti, sculture e architetture, sollecitando molteplici quesiti.

Breve Storia – Arte contemporanea. Dall’oscurità delle caverne alle sublimi luminescenze dell’inconscio collettivo ed individuale, passando per gli afflati romanici, gotici, realistici ed impressionistici. In origine, gli artisti tentarono di descrivere fedelmente la realtà percepita attraverso opere dai tratti canonici. Poi ci fu una svolta, un incredibile cambiamento di rotta. Un iperbato concettuale che, secondo alcune correnti di pensiero, iniziò con l’impressionismo.

Dall’osmosi impressionista tra soggetto e natura all’ottica soggettivistica dell’espressionismo. Gli amanti dell’en plein air e dell’inebriante pleomorfismo cromatico raffigurarono la realtà in maniera a dir poco gradevole, mentre gli epigoni dell’espressionismo, al contrario, elogiarono i moti dell’animo, il mondo interiore, senza badare troppo alle forme esteriori. Il post-impressionista Cézanne, ad esempio, fu il primo a distaccarsene, disunendo le figure in coni, sfere o cilindri. Il cubismo fu simboleggiato dalla tendenza a scomporre e ricomporre la realtà oggettiva attraverso frequenze emozionali a dir poco stirneriane. A sobillare i motti futuristi furono l’annichilimento degli afflati tradizionalisti e l’ode al progresso scientifico. La pittura di De Chirico, invece, trasse origine dall’esigenza di narrare vicende metafisiche attraverso la raffigurazione di scenari onirici. Il nichilismo dadaista, al contrario, mirò a demistificare i temi escatologici dell’arte contemporanea ed, in particolare, le sue ataviche regole, e protese a dissolversi nell’inconscio dominio surrealista dell’ingegnoso Salvador Dalì.

Arte contemporanea: dal dopoguerra ad oggi

Arte Contemporanea

Arte Contemporanea

Il fulcro nevralgico dell’arte del secondo dopoguerra alberga nell’estro, nella creatività e nell’esegesi esistenzialista dei pittori americani. New York diventò

La Mecca del movimento artistico globale e, nel contempo, il cuore pulsante di un progetto di ripresa della principali avanguardie europee. Nel corso dei secoli l’arte è assurta al rango d’estrinsecazione dei moti emozionali dell’artista.

Le manifestazioni figurative degli astrattisti, ad esempio, tesero ad esprimere e comunicare, attraverso una totale abiura del reale, forme ed immagini inedite, dettate dalla fantasia e dall’intelletto, e destinate a stimolare reazioni di tipo psicologico. Al costante e irrefrenabile mutamento societario, corrispose, dunque, un silente rifiuto della realtà. Nella seconda metà del novecento si diffusero molteplici correnti d’impronta prettamente astrattista che, in sostanza, diedero vita all’Arte Contemporanea e postmoderna e ad una nuova filosofia di pensiero: la volontà di utilizzare l’arte come veicolo per affermare, anche in modo estemporaneo, la propria esistenza individuale.

In sintesi, l’arte contemporanea abbandona ogni interesse per la rappresentazione della realtà e, attraverso un percorso gnoseologico, comprende l’insegnamento quantistico, il valore della discontinuità e la centralità del contingentismo boutrouxiano. Si pensi all’action painting del leggendario Pollock ed alla sua concezione della tela come flusso vitale, al connubio tra realtà urbana e tecnologia effettuato dalla pop art di Andy Warhol ed, infine, al retaggio materico dell’arte povera. Fino a scalfire il concettualismo di Duchamp e la genialità post-duchampiana di Maurizio Cattelan.

L’arte concettuale è una metodologia espressiva che affonda le proprie radici storico culturali nei caotici e rivoluzionari anni sessanta. Simboleggia il punto d’approdo di un’intensa parabola evolutiva, l’epilogo di un tortuoso itinerario iniziato con l’impressionismo ed, in particolare, con l’eradicazione della centralità soggettivistica. Dalla diaforetica e rigida enfatizzazione dell’oggetto al trionfo della gnoseologia contemplativa e riflessiva. Le opere, sublimate da funzioni mistico-esistenziali e da riflessi ipnotici, hanno il pregio di trasporre l’osservatore, attraverso un atteggiamento anti-oggettualistico, in una dimensione prettamente individualistica. Ogni cosa, in sostanza, è del tutto strumentale al concetto.

Desiderosi di approfondire l’essenza dell’arte contemporanea ed, in particolare, del concettualismo e del neo astrattismo, abbiamo intervistato Silvio D’Antonio, talentuoso artista di origini campane, storico dell’arte e docente presso il liceo scientifico “B. Rescigno” di Roccapiemonte (Sa).

E’ una gelida sera di fine gennaio; l’ultimo giorno della merla. La porta si apre e Silvio D’Antonio ci accoglie con calore. Ma il nostro sguardo viene rapito, come d’incanto,  da un’eterea visione. L’androne, in realtà, è il preludio di un caleidoscopico museo domestico. Un luogo pingue d’effigi, cimeli ed arredi inneggianti al concettualismo ed al neo astrattismo, le sue correnti artistiche d’appartenenza – entrambe relative all’arte contemporanea -. Lo studio è un’incantevole maison d’art, sublimata da laute esposizioni pittoriche e scultoree realizzate con legno, plexiglass e ferro. Uno spazio allegorico, rilassante, per certi versi stimolante, dominato da un irrefrenabile amore per l’arte.

Il corridoio è un profluvio di ricordi e d’incisioni di pregevole fattura, appese a mo’ d’enigmatica sequenza logica. Mentre lo percorriamo, l’artista c’illustra l’essenza dei suoi lavori. Le opere sono pervase da afflati estetici, formali e geometrici dal candore intimista. L’entità oggettuale appare del tutto strumentale alle idee ed ai concetti dell’autore. Il tutto risulta lambito da un silente ed energico iperbato: il passaggio da una forma di contemplazione ad alto quoziente d’informazione visiva ad una forma partecipativa e implicante. La materia assurge al rango di media: veicola messaggi, concetti ed idee. L’autore la rende entità imperitura: universo tinteggiato da sentieri del passato. A dominare la scena è il tratto geometrico, il concetto, l’idea scientifica suscitata da una “busta da lettere” o da un “piccolo veliero”.

Dopodiché ci dirigiamo nella parte più intima dello studio per iniziare l’intervista.

Silvio D’Antonio: Lei è un artista di origini campane. Pittore, scultore, storico dell’arte, poeta, scrittore e progettista di opere architettoniche, dotato di puro talento, è stato un esponente del movimento concettuale italiano (arte contemporanea). In tempi recenti, invece, è assurto al rango di pioniere della corrente neo astrattista (arte contemporanea). Nel 1974 diede vita, insieme ad artisti del calibro di Pietro Lista, Giuseppe Rescigno e Angelo Michele Risi e altri , alla Galleria “Taide Spazio per”: un luogo solerte, destinato al risveglio delle obnubilate menti di provincia. Ubicato in Mercato S. Severino, patria di Antimo Negri e Carmine Manzi, l’ensemble di artisti salernitani sobillò, con lauto impegno politico e sociale, l’avvio di una nuova primavera artistica, fatta di manifestazioni, mostre ed esposizioni simboliche d’importanza nazionali. In seguito alla chiusura dello Spazio sanseverinese, fondò, a Salerno, in via Papio, un nuovo gruppo.

Nel 1973 espose a Firenze, presso la Galleria Stellaria. Mentre nel 1975 partecipò alla X Quadriennale di Roma. Nello stesso anno, in seguito alla scomparsa del suo adorato padre, pubblicò due libri: “..E’ Fragile..” e “Per un Suo Bacio”. A cavallo tra gli anni ‘70 ed ’80 partecipò ad “Expo Arte Bari” e ad “Errata Corrige Umbria”, e realizzò, per le Edizioni Cavaliere Azzurro, il “10 di Bastone” (carte da gioco napoletane”. Nel corso della sua carriera artistica ha avuto il pregio di ideare e progettare diverse opere, sia per privati, sia per enti pubblici. Le sue realizzazioni sono riconducibili, da un lato, alla corrente dell’arte concettuale e, dall’altro, a quella del neo astrattismo. Nel 2013, invece, ha pubblicato la seconda edizione del libro “..E’ Fragile..”, edito da D&P Edizioni, con una nota del critico Massimo Bignardi. Nel 2014, ha partecipato alla mostra “Icona – Proposte per un’iconografia del contemporaneo”, organizzata dal Prof. Massimo Bignardi, presso il Museo dell’arte contemporanea Frac. La sua ultima produzione, infine, è un calendario artistico, edito dalla Cecom di Bracigliano, eseguito in cento copie limitate, firmate ed autenticate, e corredato da sue opere datate 1973

Prof. D’Antonio potrebbe renderci edotti in merito al suo interessantissimo percorso artistico ed all’essenza dell’arte contemporanea?

Silvio D'Antonio

Silvio D’Antonio

“Ho cominciato a muovere i primi passi a tredici anni, quando mio padre, insegnante elementare, mi regalò cavalletto, pennelli, colori e tele. Fu così che iniziai a dipingere e ad amare l’arte. Dopo la terza media, m’iscrissi al liceo artistico. Ricordo che, sin da adolescente, il mio desiderio più grande era quello d’insegnare arte.

E, devo ammettere che questo mio desiderio non fu affatto ostacolato dai miei genitori. Le prime mostre collettive sono nate durante gli anni sessanta.

Durante gli studi ho avuto il piacere di conoscere tanti artisti e maestri che mi hanno incoraggiato e spronato, anche solo con un sorriso. In seguito, ho avuto la fortuna di conoscere grandi storici italiani come Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan, Edoardo Sanguineti e Alberto Mirabella. In quel florido periodo, del resto, conobbi anche artisti contemporanei come Pietro Lista, Giuseppe Rescigno, Angelo Michele Lisi, Franco Longo, Nicola Salvatore, Ugo Marano, Antonio Davide e tanti altri, grazie ai quali demmo vita, a Mercato S. Severino (luogo, da sempre, pieno di fermento culturale) a “Taide Spazio Per”: un punto d’incontro, una galleria in cui andavano in scena grandi manifestazioni artistiche. Purtroppo, negli anni ottanta, io, Pietro Lista e Franco Longo decidemmo di continuare il lavoro iniziato, a Salerno, in via Papio, dove organizzammo manifestazioni internazionali, cui presero parte artisti di tutto il mondo.

Ricordo, con piacere, la partecipazione alla X quadriennale di Roma, (anni ’70) cui partecipai su segnalazione di Filiberto Menna ed Enrico Crispolti, e quella ad una mostra realizzata a Firenze, nel 1973, presso la Galleria Stellaria. Così la mia attività andò avanti fino agli anni ottanta. Ad onor del vero, dal 1980 al 2000 ho realizzato opere architettoniche, pittoriche, letterarie e poetiche, rivolgendomi, tuttavia, sempre ad un pubblico di nicchia. Poi, con l’avvento del terzo millennio, ho iniziato una nuova fase.

In questi venti anni ho prodotto tanto, soprattutto da un punto di vista progettuale ed architettonico. Ma, nel contempo, al fin di dar sfogo alle mie ansie, non ho mai trascurato la poesia, la scrittura, le elaborazioni pittoriche e scultoree. Del resto, il mio lavoro odierno è caratterizzato da un’osmosi tra pittura, scultura e architettura. E’ corredato dall’essenza di un itinerario architettonico e dalla formazione del materiale attraverso una stesura coloristica. Negli ultimi anni, ho partecipato, con una performance di “E’ Fragile” corredata da un racconto in retrospettiva delle mie opere degli anni settanta, ad un evento organizzato presso il Museo Regionale Campano Frac. Ho avuto il piacere di eseguire i disegni e la progettazione della copertina di un testo a carattere didattico e nazionale intitolato “Viaggi nel testo orientarsi con le mappe”, scritto da Annapaola Capovano, Franca Storace e Luciana Ventriglia, nomi eccellenti della cultura italiana. Sono stato citato, con fotografie, a partire dagli anni settanta, nell’edizione “Lo Spazio di Taide”, un testo, a tiratura nazionale, firmato da Massimo Bignardi e Giuseppe Rescigno. Poi, nel 2010 e nel 2011, ho progettato l’altare maggiore, l’ambone e la fonte battesimale della Chiesa di San Michele Arcangelo a Trivio di Castel S. Giorgio (Sa). Negli anni ‘90 ho progettato la parte interna ed esterna del Teatro Nuovo di Salerno. L’ultima produzione, infine, è un calendario artistico, propostomi dalla Cecom di Bracigliano, eseguito in cento copie limitate firmate ed autenticate, che riproducono, in particolare, mie opere del 1973. Quanto ai progetti futuri, sto lavorando a qualche altra idea e, nel contempo, sto cercando di mettere a punto una mostra presso i musei di Ferrara. Ma, nel frattempo, vorrei realizzare qualche evento artistico, qui in Campania, legato, altresì, all’uscita del mio nuovo libro.

Qual è la sua corrente artistica d’appartenenza? Che cosa cerca di esprimere attraverso le sue incantevoli ed ipnotiche raffigurazioni di arte contemporanea?

“Secondo Massimo Bignardi, uno dei più grandi esponenti della cultura contemporanea, il mio lavoro potrebbe essere definito neo-astrattista. Non perché esso possa essere etichettato come un qualcosa che a tutti i costi voglia echeggiare i grandi nomi del panorama astrattista mondiale, ma perché trascende la dimensione del racconto naturalistico. In queste opere c’è tutta la mia emozione. Riporto solo ciò che sento, quel che ho dentro, le mie ansie, i miei dolori e anche le mie grandi felicità. A tal proposito vorrei dire che: dove c’è una grande felicità, c’è anche una grande amarezza; dove c’è una grande vittoria c’è anche una grande sconfitta. L’artista non arriva da nessuna parte. Egli propone, racconta al mondo le sue emozioni. Proseguirò, quindi, per la mia strada senza chiedermi dove potrò arrivare”.

Maestro: che cos’è l’arte contemporanea?

“L’arte non è la copia dal vero, o la manifestazione di una qualità tecnica, né un virtuosismo. Durante il 1500, nel periodo manieristico, la maggior parte degli artisti emulava i grandi del passato, trascurando la parte più bella dell’arte: l’invenzione, il raccontare qualcosa che, improvvisamente, accade. Oggi, l’arte non è una testimonianza di virtuosismo. Ma è un modo per comunicare, raccontare e raccontarsi”. 

Lei è un esperto di arte contemporanea, ma è anche un ottimo scrittore. Potrebbe parlarci delle sue opere letterarie?

“Nel 1975 ho scritto due libri: “..E’.. Fragile..” e “Per un suo bacio”. Il motore immobile di entrambi gli scritti è stata la malattia e la morte di mio padre. La loro pubblicazione fu accompagnata da diverse serate in cui diedi vita a delle performance presso la Taide di Mercato S. ed il Punto Blu di Reggio Calabria. Nel 2013, è stata pubblicata la nuova edizione di “..E’.. Fragile..” con nota di Massimo Bignardi al Museo Frac 14 novembre dello stesso anno; al Punto Einaudi di Salerno nel gennaio 2014 sempre con Massimo Bignardi e Pasquale Ruocco ; all’ Ordine Architetti di Salerno ove i relatori furono Alberto Mirabella ed Anna Maria Giarletta. A questo punto è giusto ricordare che le performance legate alle presentazioni del libro d’artista ….è…fragile…, di cui sopra, hanno partecipato l’attore Gabriele Vincenzo Casale con la lettura del libro; la Gonna di Jenny con musiche di Fabrizio De Andre’; Anna Maria Molinari (le torte di Mariuccia) con uno splendido buffet- cake-art performance. Nel settantacinque, invece, il testo fu presentato con note di E. Sanguineti, F. Menna, ed E. Crispolti. L’altro testo, “Per un suo bacio”, è attualmente in fase di rielaborazione. Dovrebbe essere pubblicato tra qualche mese, probabilmente, con un nuovo titolo. Il libro avrà una nuova veste tipografica, ma la sua tattilità resterà del tutto immutata. Ricordo che, con quest’opera dal candore concettualistico, raggiunsi un bacio tattile: un’esternazione tattile, fatta di carte di diversa tipologia e di un particolare modo di impaginazione”.

Ecco un elenco relativo ad alcuni musei di arte contemporanea italiani:

Antonio Migliorino


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