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23 febbraio 2015

Bonus Bebè 2015: novità Inps agevolazioni mamme, papà e a chi spetta

Bonus Bebè 2015

Tra le Novità del Governo Renzi, debutta il Bonus Bebè 2015. Ecco le novità: le agevolazioni Inps per le mamme e per i papà, a chi spetta il Bonus Bebè 2015 e come ottenerlo per Carlo Renzi della Codacons

Bonus Bebè 2015

Bonus Bebè 2015

Per i nuovi nati e adottati a partire dal 1° Gennaio 2015 al 31 Dicembre 2017 è previsto il Bonus Bebè 2015.

Ma cos’ è il Bonus Bebè? Chi può richiedere il Bonus Bebè 2015? Come viene erogato e come ottenere il Bonus? Spetta solo alle lavoratrici o è previsto un Bonus Bebè anche per mamme disoccupate?

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Il testo ufficiale della Legge di Stabilità 2015 conferma, all’art. 13 “Misure per la famiglia”, un assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente (80 euro circa mensili) per ogni figlio nato o adottato a decorrere dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2017. Obiettivo (si apprende dal testo della legge) incoraggiare la natalità e contribuire alle relative spese per il sostegno.

Bonus Bebè 2015: Novità decreto attuativo, ecco a chi spetta e importo

Dopo mesi di rinvii, Renzi è pronto a calare l’asso “Bonus Bebè”. L’emendamento relativo al Bonus Bebè è stato approvato dalla Commissione Bilancio, ma l’aggiornamento modifica la platea dei beneficiari abbassando la soglia di reddito dai 90,000 euro iniziali ai 25.000 euro annui e raddoppiando l’importo dell’agevolazione per la neomamma con redditi fino a 7.000 euro.

Come funziona il Bonus Bebè

Come funziona il Bonus Bebè

Per l’erogazione del bonus, il Governo Renzi stanzierà circa 200 milioni di euro nel 2015.

Somma destinata a salire oltre 600 milioni nel 2016 e a più di un miliardo nel 2017.

Dopo l’autorizzazione di spesa, a partire dal 1 Gennaio 2015, è in arrivo il decreto attuativo del Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi (su proposta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con Ministero della Salute e dell’Economia), che renderà finalmente operativo il cosiddetto bonus bebè 2015: un contributo economico riservato alle mamme che hanno avuto o adottato un bambino nel periodo che va dal 1 Gennaio 2015 al 31 Dicembre 2017.

Alle neomamme spetterà per ciascun figlio nato a partire da tale data un assegno di 960,00 euro (80 euro al mese a partire dal mese di nascita o di adozione) che verrà erogato mensilmente dall’INPS previa richiesta e quindi previa presentazione della domanda su apposito modulo INPS da parte della mamma. Ne avranno diritto anche le mamme disoccupate.

Bonus Bebè 2015: requisiti e limite reddituale ISEE per richiederlo

Le risposte, ovviamente, sono tutte nella prossima Legge di Stabilità 2015,che, relativamente ai requisiti reddituali e le modalità di concessione dell’agevolazione, che fissa la durata del sussidio fino al terzo anno di vita/adozione del bambino purché non venga superato il limite reddituale dei 25.000 euro (7.000 euro, invece, per i nuclei economicamente più “fragili”. Il valore assunto a riferimento non è l’imponibile riportato ogni anno nella dichiarazione fiscale, quanto piuttosto il reddito Isee, parametro che misura l’effettivo benessere della famiglia, tenendo conto anche del patrimonio e dei risparmi di cui dispone. La soglia corrisponderà, in altre parole, alla somma dei redditi dei genitori riferita all’anno solare precedente a quello della nascita del bambino beneficiario dell’assegno. Limite che non si applicherà, però, a partire dal quinto figlio in poi.

Bonus Bebè: esteso anche ai cittadini UE ed extracomunitari con permesso di soggiorno ed escluso dalla dichiarazione fiscale. Il Bonus si applicherà, non solo ai nati/adottati italiani, ma anche ai figli di cittadini di uno stato membro dell’Unione Europea e agli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno. Inoltre, l’importo incassato dal genitore sotto forma di bonus bebè 2015 non contribuirà a comporre il reddito imponibile della famiglia. Tradotto: le neomamme nono saranno tenute a riportarlo nella dichiarazione fiscale annuale.

Bonus Bebè 2015: dove, come e quando presentare domanda

La misura, ovviamente, non scatterà in automatico. Per ottenere il sospirato Bonus Bebè e fruire, quindi, degli 80 promessi da Renzi, bisognerà infatti produrre esplicita richiesta all’INPS di competenza territoriale entro 90 giorni dalla nascita/adozione del bambino. Conclusa la domanda, il contributo (qualora sussistano tutti i presupposti di legge) viene erogato a partire dal mese di nascita (o adozione) del bimbo. Il Bonus bebè decorrerà dal mese in cui viene effettuata, invece, perdendo le mensilità precedenti qualora si presenti la richiesta trascorsi i 90 giorni previsti dalla normativa.

Ma come va presentata la domanda? Se si possiede il PIN dispositivo dell’NPS Il modulo BONUS bebè INPS può essere compilato ed inviato per via telematica, oppure, può essere consegnato presso Caf e Patronati o intermediari abilitati che provvederanno a compilare il modello di domanda e trasmetterlo online all’Istituto. Per il modulo occorrerà, ovviamente, attendere il decreto attuativo (ancora in attesa di emanazione). Solo allora l’INPS provvederà a diffondere l’apposita circolare recante tutte le modalità di presentazione della domanda. Ricevuta la domanda per il Bonus Bebè 2015, l’INPS provvederà a verificare il possesso dei requisiti ed erogare la somma di 80 euro al mese per un totale di 960,00 euro per 3 anni (dal 2015 al 2017) senza che vi sia la necessità, per le neomamme, di ripresentare la domanda, fatta salva la consegna dell’ISEE annuale. Concluso questo iter, il Bonus Bebè verrà erogato a partire dalla data di presentazione del modulo e dell’accoglimento da parte dell’Istituto. Ma attenzione:  l’assegno non sarà cumulativo ai fini IRPEF!

Spot o misura concreta? Polemica intorno al bonus di 80 euro. Tutto bello, anche se solo nelle parole del Premier, sostengono sindacati ed associazioni di categoria. Tante, troppe le questioni ferme al palo: dall’indignazione delle escluse che lamentano requisiti reddituali giudicati troppo “discriminatori” (denunciando una visione delle donne e delle madri decisamente anacronistica quando non addirittura “mussoliniana” da parte di Renzi), alla richiesta di ripristinare il Ministero delle Pari Opportunità, dall’insufficienza del finanziamento pubblico alle carenze strutturali del sistema di welfare e scolastico, passando per il divario fra domanda e offerta di asili nido e scuole dell’infanzia pubbliche e gli alti costi che le famiglie devono sostenere quando, non avendo accesso alle strutture pubbliche, si vedono costrette a ripiegare su quelle private. Scettica, soprattutto, la Fp-Cgil, che per bocca del Segretario Generale Rossana Dettori, boccia il “bonus bebè” lanciato in “d’urso-visione” lo scorso ottobre da Renzi dal salotto di Domenica Live (Canale 5): “Con gli stessi 500 milioni previsti dalla bozza della legge di stabilità si potrebbero aprire 1000 asili nido per 60mila bambini, creando 12mila posti di lavoro. Purtroppo si è scelta la strada più semplice e meno utile. Si continuano a utilizzare risorse pubbliche, sempre più limitate e quindi preziose, per un’ininterrotta e costosissima campagna elettorale.”

Carlo Rienzi

Carlo Rienzi

Se non verrà associato a un piano di riforma totale che preveda l’aumento delle strutture e dei servizi a sostegno dell’infanzia e delle famiglie, il Bonus bebè 2015 rischia davvero di trasformarsi nell’ennesimo “obolo un tantum”? Ci sono elementi di questo Bonus bebè che possono segnalare un cambio di rotta reale? O siamo di fronte all’ennesima “carità”, come sostiene qualcuno, spacciata per rivoluzione mentre ai piani alti si taglia lo stato sociale e continua a preferire l’elemosina ad una programmazione finalmente organica ed egualitaria? Come si rilancia la cultura dei diritti e delle politiche familiari? Lo abbiamo chiesto a Carlo Rienzi, Presidente Codacons Nazionale.

Bonus bebè 2015 da 80 euro alle neomamme con un reddito inferiore ai 25mila€ a partire dal 1° Gennaio 2015 per 3 anni. Questo l’annuncio lanciato da Matteo Renzi nell’ormai storica intervista rilasciata in diretta a Barbara d’Urso durante la trasmissione Domenica Live andata in onda il 19 ottobre su Canale 5. Renzi lo depinge come un piccolo-grande paracadute sociale, un contributo dello Stato per venire incontro alle famiglie che si trovano a fronteggiare la nascita-adozione di un bimbo con tutto quello che questo comporta. Una sorta di Bonus Bebè di berlusconiana memoria dilazionato, però, in tre anni. Presidente Rienzi qual è la Sua opinione rispetto al Bonus Bebè renziano? Cosa La convince e cosa no?

“Incentivi una tantum come il bonus bebè non sono a nostro avviso una soluzione adatta a risolvere i problemi del paese e sostenere realmente ed efficacemente le famiglie. Prima di tutto perché tali bonus vanno solo a determinate categorie di utenti (in tal caso chi decide di avere un bimbo); in secondo luogo perché sono soggetti a condizioni spesso limitative; in terzo luogo perché la loro entità è talmente limitata da non consentire un aiuto nel tempo ai nuclei. Si pensi agli elevatissimi costi che devono sostenere i genitori non solo alla nascita di un figlio, ma nel corso dei primi anni di vita. Come insegna la saggezza cinese, “Se un uomo ha fame non regalargli un pesce,ma insegnagli a pescare”…”

In attesa del decreto attuativo, restano però diversi punti bui. A partire dagli stanziamenti previsti per i Bonus bebè 2015. Il problema fondamentale, al solito, è che la cifra stabilita dal governo è limitata e l’erogazione sarà effettuata fino ad “esaurimento scorte”. Morale: chi arriverà tardi non prenderà nulla. Tanto che è la verifica del Ministero dell’Economia sulla reale disponibilità di fondi a portare a questa conclusione. Siamo di fronte all’ennesima lotteria? 

“È un pessimo segnale che creerà discriminazioni tra cittadini. Due famiglie, pur trovandosi nella medesima situazione che dà vita ad un diritto – quello cioè ad ottenere il bonus bebè – potranno ottenere un diverso trattamento, a seconda del periodo in cui sarà avanzata la richiesta e alle disponibilità della casse statali. Una ingiustizia palese che rende il bonus una misura spot, fatta più ad uso e consumo della politica che non per le reali esigenze dei cittadini.”

Intanto in Italia sono sempre più numerose le famiglie che rischiano di entrare nella soglia di povertà in proporzione al numero dei figli. Da una parte, il Governo risponde con 500 milioni (pochi), dall’altro, però, c’è il minimo storico di natalità, con soli 514 mila bambini nati nell’ultimo anno in Italia. Il dilemma di queste ore, insomma è: priorità ai servizi per le famiglie o ai soldi? Secondo Lei?

“Si dovrebbero incrementare i servizi per le famiglie aumentando il potere d’acquisto dei cittadini, che in parole povere significa avere più soldi da spendere ma senza una elargizione immediata in denaro come avviene col bonus. Basterebbe prendere ad esempio i paesi del nord Europa, dove i neo-genitori godono di una infinità di servizi che consentono loro di continuare a lavorare e produrre anche nei primi mesi di vita dei figli. Qui infatti uffici pubblici e privati hanno spazi attrezzati e personale qualificato che si occupa dei figli dei lavoratori, evitando ai genitori inutili e costose spese per baby sitter o corse disperate e assenze dal lavoro per portare i bimbi da nonni o parenti.”

I milioni indicati dalla bozza della Legge di stabilità circolata in questi giorni dovrebbero essere, come si è detto, 500. Eppure la sensazione che tutto obbedisca ad uno disegno elettorale che procede per briciole e contentini continua a penetrare in profondità il dibattito. In molti, intanto, premono per un piano finalmente strutturato e lungimirante (penso ad es. all’apertura di nidi e alla creazione di posti di lavoro). Stop, insomma, a soluzioni tampone che rischiano solo di frazionare risorse pubbliche già scarne e di difficile reperimento. Morale: si può fare di più. In che senso? Allo stato attuale, quali interventi, ritiene, siano i più fattibili? E qual è la posizione del Codacons rispetto alla questione Bonus?

“Occorre ridare dignità alle famiglie e combattere la povertà. In Italia la natalità è ai minimi storici non perché gli italiani non intendono più avere figli, ma perché è oggettivamente impossibile per molti nuclei affrontare le spese connesse ad una nuova nascita. Ed è veramente triste pensare che due genitori, pur desiderosi di avere un bambino, debbano rimandare la nascita in attesa di tempi migliori. Per fare tutto ciò, è necessario partire da riforme strutturali in grado di compensare la gravissima perdita del potere d’acquisto subita dai cittadini (-12% dal 2008 ad oggi), creare nuovi posti di lavoro, sostenere le imprese e far riprendere i consumi, abbassando al contempo la pressione fiscale che risulta ai massimi storici.”


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