• Google+
  • Commenta
10 febbraio 2015

Diventare Avvocato: come diventare avvocato in Italia e all’Estero

Risultati ed esami avvocato e abilitazione all’estero
Come diventare avvocato in Italia e all’Estero

Come diventare avvocato in Italia e all’Estero

Una delle strade professionali più lunghe e piene di ostacoli, oggi, in Italia è quella per Diventare Avvocato: è per questo che si aprono percorsi alternativi in Italia o all’esteri.

Chi è l’avvocato oggi e come si diventa avvocati? Quale percorso professionale bisogna svolgere per l’esercizio della professione forense? E’ possibile diventare avvocati all’estero? Come?

Queste sono solo alcune delle centinaia di domande che si pongono i giovani studenti e aspiranti professionisti del ramo forense che ogni anno si trovano ad affrontare l’arduo percorso professionale che li attende.

Una strada che in molti casi diventa l’anticamera di un itinerario alternativo per diventare avvocato in Italia: come diventare avvocati in spagna o altra opzione molto gettonata negli ultimi anni, il diventare avvocati in Romania.

Dall’arduo percorso abilitativo italiano al rimedio europeo.

Ecco come diventare avvocato in Italia e all’estero. Importantissime novità sul fronte della riforma forense: nel 2015 e nel 2016 i candidati potranno continuare ad usare i codici commentati.

Intervista esclusiva all’Avv. Michele Sarno, Presidente della Camera Penale di Salerno.

Come diventare avvocato in Italia: dall’Università alla pratica forense

Diventare avvocato, in Italia, è un’impresa a dir poco intricata, il sogno di una vita, il glorioso finissage di un sentiero pingue d’ostacoli, florido d’enigmi e di cavilli normativi. Dai cinque (e passa) anni di studio ai 18 mesi di pratica presso lo studio di un dominus, fino a scalfire l’agognata abilitazione.

Per diventare avvocato e potersi fregiare dell’ambìto titolo di libero professionista, infatti, è necessario essere in possesso di molteplici requisiti. Ciononostante, la toga continua a simboleggiare un traguardo bramato, ogni anno, da migliaia di aspiranti principi del foro.

Nel 2012, la percentuale media degli ammessi all’orale è stata del 36,36 % degli effettivi partecipanti all’esame avvocato, con un calo di due punti rispetto al 2011. Alla complessità dell’esame di avvocato, dunque, corrisponde il lieve calo degli ammessi agli orali. Tuttavia, dalle statistiche del 2012 emerge un dato complessivo di non poco conto: su 33.523 partecipanti, 12.181 sono stati ammessi all’orale, cioè più di un candidato su tre.

Nel 2013, infine, la percentuale nazionale (media) degli ammessi è aumentata di quasi 5 punti, stagliandosi a quota 41,11%. Stando alle statistiche diramate, la sede con la più lauta percentuale di ammessi è stata Genova che, con un rutilante 60,41% (383 su 634), ha letteralmente surclassato le altre, conquistando uno storico risultato. Nello stesso anno, a registrare proficue risultanze sono state altresì le sedi di Salerno (57,45% – 640 su 1.114) e Messina (52,32% – 271 su 518). Burrascosi ed irretenti, invece, i dati relativi alle percentuali di ammessi a Campobasso: l’anno scorso, infatti, soltanto 43 candidati su un totale di 248 (cioè il 17,34%) sono riusciti a varcare la soglia degli scritti. Al di là di tutto, il numero di toghe italiane resta, comunque sia, oltremodo, superiore alla media degli altri paesi europei.

Nel Bel Paese, infatti, vi sono più di 247.040 avvocati. Campania, Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia, sono le regioni con il più elevato numero di legali.

Come diventare avvocato all’estero: alternative esame avvocato Italia

C’è poi chi, dopo aver indossato la sublime corona d’alloro in Italia, sceglie di trasferirsi all’estero, in Spagna o in Romania, per conseguire l’agognata abilitazione. A rivelarlo è un dossier divulgato dal Consiglio Nazionale Forense (Cnf).

Un esercito di aspiranti giuristi, infervorati dalla brama di diventare avvocati, ha scelto, negli ultimi anni, d’aggirare gli irti e scabrosi rovi dell’esame di stato, approdando a moli di gran lunga meno tumultuosi. Secondo l’Ufficio Studi del Cnf il 92% degli iscritti nell’elenco degli avvocati stabiliti è di nazionalità italiana e, tra questi, l’83% ha conseguito l’abilitazione nella Penisola Iberica e il 4% in Romania. In totale, su 3759 Abogados e Avocat stabiliti, soltanto 307 non sarebbero italiani. Si tratta, come potrete ben immaginare, di un dato che fa riflettere.

Perché un laureato in giurisprudenza sceglie di diventare avvocato all’estero? Probabilmente, per due semplici ragioni. In primis, per via delle oggettive complessità strutturali e sostanziali dell’esame d’avvocato italiano. E, in secundis, perché esiste una direttiva europea (Direttiva 98/5/CE recepita in Italia con il D. Lgs. 2 febbraio 2001 n. 96) che consente agli avvocati comunitari, cioè a coloro i quali abbiano conseguito il titolo all’estero, la possibilità di svolgere stabilmente la professione forense in ogni Paese dell’Unione Europea. Ne consegue, dunque, che un italiano in possesso di un’abilitazione spagnola o romena possa, in virtù della presente disciplina, recarsi nel proprio Paese d’origine per iscriversi all’elenco degli avvocati stabiliti.

Dopo aver esercitato in maniera effettiva e regolare la professione in Italia per 3 anni, infatti, l’abogado può chiedere al proprio Ordine: da un lato, la dispensa dalla prova attitudinale e, dall’altro, l’iscrizione all’Albo degli avvocati. In tal modo, dunque, decorsi tre anni, l’aspirante giurista può iniziare ad esercitare la propria professione, pur non avendo sostenuto alcun esame di stato.

Secondo il Consiglio Nazionale Forense, però, questi comportamenti andrebbero a falsare la concorrenza tra avvocati nei Paesi Ue ed a mettere a rischio i diritti dei cittadini che si affidano a questi professionisti. Per tale ragione il Cnf aveva presentato, circa un anno fa, con l’intento di accertare, definitivamente, la legittimità dei suindicati fenomeni, un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Un ricorso che, a quanto pare, non sembra, però, essere stato accolto dai giudici lussemburghesi, i quali, al contrario, in una recente sentenza hanno chiarito che: “Un cittadino di uno Stato membro, in possesso di una laurea conseguita nel proprio Paese, che si rechi in un altro Stato membro al fine di acquisirvi il titolo di avvocato e faccia, in seguito, ritorno nel proprio paese per esercitarvi la professione di avvocato con il titolo professionale ottenuto nell’altro Stato membro, realizza uno degli obiettivi della direttiva e non commette abuso del diritto di stabilimento anche se l’intenzione è quella di godere di regole più favorevoli”.

Riforma Forense 2015 e Decreto Milleproroghe

Riforma Forense 2015: diventare avvocato sarà ancora più complesso? Sì, ma tra due anni! Atteso da oltre ottanta anni, il riordino dell’avvocatura è foriero di novità a dir poco emblematiche. L’art. 11 della legge 247 del 31 dicembre 2012, recante la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense in materia di attività di formazione e di aggiornamento, è stato attuato dal regolamento 6/2014. Ma, a mietere timori sono, soprattutto, le disposizioni afferenti al cosiddetto “nuovo esame d’avvocato 2015”. Gli articoli 46 e 48, infatti, prevedono alcune sintomatiche e, per certi versi, sconcertanti innovazioni. Novità che, tuttavia, inizieranno a scalfire gli esami soltanto tra due anni. A stabilirlo è l’emendamento al Decreto Milleproroghe approvato il 4 febbraio 2015 dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, che ha modificato l’articolo 49 della legge 247, rinviando al 2017 l’entrata in vigore delle nuove regole. In sintesi, l’utilizzo dei codici commentati sarà concesso per gli esami relativi al 2015 ed al 2016. Invece, a partire dal quarto anno successivo alla data di entrata in vigore della legge (cioè dal 2017), l’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione forense sarà irretito dall’abiura all’utilizzo dei codici con commenti e citazioni giurisprudenziali e dall’implemento delle materie attinenti alla prova orale (da 6 a 7).

Michele Sarno

Michele Sarno

Al fin di far luce sull’irto sentiero formativo da percorrere per diventare avvocato in Italia ed all’estero, e sulla complessità dell’esame abilitativo, abbiamo intervistato l’Avv. Michele Sarno, penalista di fama nazionale, Presidente della Camera Penale e candidato a sindaco della città di Salerno.

Avv. Michele Sarno: Circa un mese fa si sono svolte le prove scritte dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Qual è la sua opinione in merito all’esame d’avvocato ed alle abilitazioni straniere?

“Negli ultimi tempi, molti laureati in giurisprudenza si recano in Spagna al fin di ottenere il titolo abilitante alla professione. Credo che l’esame d’avvocato sia strutturato in una maniera tale da diventare del tutto inutile. Prevede una partecipazione così significativa e massiccia che, alla fine, va a pregiudicare proprio i candidati cha hanno studiato. Siccome ritengo che un esame non possa essere affidato alla sorte ed alla fortuna, credo che forse andrebbe completamente rivisitato. Credo che l’accesso alla professione non vada reso difficile attraverso un esame che, forse, non ha più il senso di essere strutturato così com’è. Credo che l’accesso alla professione debba susseguire ad un percorso di studi serio, che sia strutturato, sin dai tempi dell’università, sulla pratica. Il punto di forza del nostro Paese dovrebbe essere la formazione. Per quel che concerne l’abilitazione all’estero, invece, ritengo che se esiste un modo per aggirare l’ostacolo, perché rendere difficili le cose anche ai nostri studenti? Noi siamo cittadini europei. Viviamo in un sistema aperto. Se un paese straniero prevede una regolamentazione che, sulla base della reciprocità, tende a garantire ai laureati il conseguimento del titolo in maniera più semplice, non capisco perché il nostro legislatore non decida di sedersi ad un tavolo per riconoscerla. Del resto, il superamento dell’esame di stato non offre alcuna garanzia lavorativa. Per questo non riesco a comprendere la rigidità, la restrizione dell’attività professionale. Un cittadino prima di affidare la cura dei propri interessi e dei propri diritti ad un avvocato, logicamente, opera uno screening accurato per comprendere se sia o meno all’altezza. Credo, pertanto, che vada fatta una riflessione seria sull’attuale struttura dell’esame. Vorrei un sistema che sia qualitativamente straordinario, ma che consenta a tutti, soprattutto alle fasce più deboli, di potersi vedere riconosciuto il diritto costituzionale allo studio”.

Ecco i requisiti richiesti per diventare avvocato:

  • Requisito n. 1 per diventare avvocato: laurea in giurisprudenza;
  • Requisito n. 2 per diventare avvocato: frequenza di scuole di formazione professionali istituite dai vari Consigli dell’Ordine (requisito facoltativo);
  • Requisito n. 3 per diventare avvocato: certificato relativo al compimento della pratica (o praticantato);
  • Requisito n. 4 per diventare avvocato: superamento delle quattro prove di cui è costituito l’esame di avvocato, e conseguimento del titolo;
  • Requisito n. 5 per diventare avvocato: iscrizione all’Albo dell’Ordine regionale d’appartenenza.

Struttura dell’esame d’avvocato. Per chi non lo sapesse, l’esame ha carattere teorico-pratico ed è caratterizzato da quattro prove: tre scritte ed una orale. L’attuale sistema, basato su pareri svolti ed atti giudiziari, affonda le proprie radici nel lontano 1989, ed in particolare, nella legge 20 aprile n. 142, recante modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale e di avvocato.

Dopo aver superato, con successo, la fase scritta, gli aspiranti avvocati dovranno valicare l’ultimo scoglio, la prova finale, ovvero l’esame orale. Le prove orali consistono nella dimostrazione di conoscenze deontologiche e nella risoluzione di brevi quesiti afferenti a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte fra le principali branche dello scibile giuridico. Ai colloqui, le cui date di svolgimento saranno divulgate in seguito, sono ammessi, però, soltanto i candidati che abbiano conseguito, nei tre test scritti, non meno di 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due test. Gli aspiranti avvocati, infine, sono considerati idonei se superano le prove orali con un punteggio complessivo non inferiore a 180 punti.

La prova orale è strutturata in tre fasi.

  • Prima parte – fase orale esame d’avvocato 2014: i candidati devono dar vita ad una succinta illustrazione dei tre elaborati redatti nel corso della prima fase dell’esame avvocato 2015;
  • Seconda parte fase orale esame d’avvocato 2014: devono argomentare brevi questioni afferenti alle 5 materie prescelte tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto penale, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto amministrativo, diritto tributario, procedura civile, procedura penale, diritto internazionale privato, diritto comunitario e diritto ecclesiastico;
  • Terza parte fase orale esame d’avvocato 2014: infine, devono dimostrare di aver appreso e studiato l’essenza dell’ordinamento forense e dei diritti e dei doveri dell’avvocato.

Diventare avvocato oggi. L’avvocatura italiana nella morsa della deregulation. “Nulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti col mutare di clima. Il diritto ha le sue epoche” così disserta Blaise Pascal nei suoi “Pensieri”. Come dargli torto. Siamo in continua evoluzione. All’inesorabile mutamento societario corrisponde la repentina metamorfosi del diritto. A partire dagli anni ottanta, infatti, nell’occidente industrializzato si è verificata una sorta di trasformazione giuridica che, nel corso del tempo, ha poi assunto diverse nomenclature: decodificazione o deregulation. L’abnorme e sistematico aumento di leggi, decreti e regolamenti tende a falcidiare ed annichilire l’operato dell’avvocatura italiana, la quale, tra dubbi, timori ed aporie concettuali s’interroga sul significato più recondito delle norme. Ma il diritto positivo è, per sua stessa definizione, strumentale al progresso sociale. “Panta rei os potamos”, recitava Eraclito ai piedi del Tempio di Artemide. Tutto si trasforma e nulla si distrugge e, seppure esistesse un diritto naturale sgorgante dall’alba dei tempi, andrebbe riadattato, plasmato all’insegna delle moderne esigenze sociali e, pertanto, foggiato con lo scalpello del diritto positivo. Soltanto il complesso di norme e principi che va sotto il nome di Diritti dell’Uomo merita, per certi versi, di essere considerato etereo, avulso da trasformazioni estreme e dal rovesciamento del predominio della cultura giuridica e politica a favore della logica del mercato. In fin dei conti, il presunto svuotamento del giuridico è, di per sé, conseguenza logicamente prevedibile dell’indebolimento delle funzioni statuali. L’espansione globale del potere economico e delle nuove esigenze normative, dunque, rendono le esigenze sociali sempre più dinamiche e complesse. La nostra è una società post-moderna, cosmopolita e democratica. Una società in continua evoluzione e trasformazione. In un simile vortice d’agitazione evolutiva, si corre il rischio, però, di restare schiacciati dalla stessa smania di crescita e di perdere il contatto con la realtà. Ma auguriamoci che ciò non avvenga.

Antonio Migliorino


© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy