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27 febbraio 2015

Randall Mcleod della Collating Machine ospite all’Università di Udine

Randall Mcleod

Università degli Studi di Udine – A cinquecento anni dalla scomparsa di aldo manuzio, Randall Mcleod ospite all’Università di Udine. Appuntamento martedì 3 marzo a palazzo Caiselli

Randall Mcleod

Randall Mcleod

L’inventore della “Collating Machine”, Randall Mcleod docente dell’università di Toronto, parlerà della rivoluzione grafica e comunicativa che il tipografo-editore umanista introdusse

 

Sarà possibile vedere e provare uno dei due unici collazionatori esistenti in Italia, custodito dal Dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali udinese

 

Nell’ambito delle celebrazioni per il quinto centenario della scomparsa del grande tipografo-editore umanista Aldo Manuzio, il Dipartimento di storia e tutela dei beni culturali (Dibe) dell’Università di Udine ospita, martedì 3 marzo, Randall McLeod, docente dell’Università di Toronto, che terrà una conferenza dal titolo “The birth of Italics”, con una analisi delle tecniche di stampa di Manuzio e della metamorfosi grafica e comunicativa a cui hanno portato.

Appuntamento a Uniud con Randall Mcleod della Collating Machine

L’appuntamento, per studenti, studiosi, appassionati e curiosi, è alle 17 nel Salone del Tiepolo di palazzo Caiselli, in vicolo Florio 2 a Udine.

Nell’occasione sarà possibile vedere e provare uno dei due soli collazionatori esistenti in Italia e unici al di fuori del mondo anglofono che è custodito dal Dibe dell’ateneo friulano. Si tratta dello strumento che, attraverso la visione stereoscopica, esegue il confronto fra esemplari plurimi dello stesso stampato, individuando differenze spesso minute. L’inventore di tale strumento, la “McLeod Collating Machine”, è proprio Randall McLeod.

La conferenza di McLeod prenderà le mosse dalla pagina in apparenza quasi vuota che riporta il semplice e breve titolo “Vergilius”, ovvero il frontespizio del libro protagonista di una incredibile rivoluzione grafica: il primo libro di Aldo Manuzio in un carattere corsivo, che nel 1501 inaugurò un nuovo secolo. Ma la pagina è vuota solo in apparenza. «Nelle impressioni in bianco sotto e sopra la riga inchiostrata – spiega il direttore del Dibe, Nei Harris – si riconoscono versi danteschi provenienti da una edizione pubblicata soltanto un anno più tardi. Così inizia un viaggio, a dire del conferenziere, “nelle cloache tipografiche”, attraverso i luoghi nascosti e segreti di alcune fra le edizioni più importanti della storia del libro».


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