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19 marzo 2015

Stefano Accorsi in “Il Decamerone” al Teatro Menotti di Spoleto

Stefano Accorsi in Il Decamerone

Il Decamerone a teatro con Stefano Accorsi interprete principale. ecco recensione sullo spettacolo, martedì 24 marzo alle ore 21 al Teatro Menotti di Spoleto

Stefano Accorsi in Il Decamerone

Stefano Accorsi in Il Decamerone

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La Stagione di Prosa del Teatro Menotti di Spoleto si conclude in grande stile: un classico della letteratura italiana diretto da Marco Baliani ed interpretato da Stefano Accorsi come protagonista.

Il Decamerone, vizi, virtù e passioni andrà in scena martedì 24 marzo alle ore 21 al Teatro Menotti di Spoleto per poi spostarsi da mercoledì 25 a domenica 29 marzo al Teatro Morlacchi di Perugia.

Stefano Accorsi al teatro con lo spettacolo “Il Decamerone”

Il popolare attore italiano Stefano Accorsi non tralascia mai le emozioni del teatro mettendosi sempre in gioco, pienamente cosciente che questo sia un allenamento fondamentale per la sua carriera di attore cinematografico.

Di recente Stefano Accorsi ha anche ricevuto il Premio Nastro d’Argento come miglior esordio alla regia per il cortometraggio “Io non ti conosco”. Inoltre dal 24 marzo sarà in televisione su Sky con l’attesissima serie “1992” di cui è ideatore e interprete.

Il regista della trasposizione teatrale Marco Baliani spiega che le storie servono a rendere il mondo meno terribile: “Immaginare altre vite, diverse da quella che si sta faticosamente vivendo: le storie servono ad allontanare, per un poco di tempo, l’alito della morte. Finché si racconta, e c’è una voce che narra che siamo ancora vivi, lui o lei che racconta e noi che ascoltiamo. Per questo nel Decamerone ci si sposta da Firenze verso la collina e lì si principia a raccontare. La città è appestata, servono storie che facciano dimenticare, storie di amori, erotici, furiosi; storie grottesche, paurose, purché siano storie, e raccontate bene, perché la morte là fuori si avvicina con denti affilati e agogna la preda. abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decamerone di Boccaccio perché oggi ad essere appestato è il nostro vivere civile. Percepiamo i miasmi mortiferi, le corruzioni, gli inquinamenti, le mafie, l’impudicizia e l’impudenza dei potenti, la menzogna, lo sfruttamento dei più deboli, il malaffare. In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti. Per ricordare che possediamo tesori linguistici pari ai nostri tesori paesaggistici e naturali, un’altra Italia che non compare nei bollettini della disfatta giornaliera con la quale la peste ci avvilisce. Perché anche se le storie sembrano buffe, quegli amorazzi triviali, quelle strafottenti invenzioni che muovono al riso e allo sberleffo, mostrano poi, sotto sotto, il mistero della vita stessa o quell’amarezza lucida che risveglia di colpo la coscienza. Potremmo così scoprire che il re è nudo, e che per liberarci dall’appestamento, dobbiamo partire dalle nostre fragilità e debolezze, riconoscerle e riderci sopra, magari digrignando i denti.”

La più celebre opera di Giovanni Boccaccio dunque come strumento di analisi della coscienza comune, come punto di partenza per vedere la realtà con la giusta essenzialità che non è amarezza ma solo consapevolezza degli affanni del nostro paese. Il Decamerone fu composto tra il 1349 e il 1353; i dieci giovani si trovarono a dover fuggire la peste del 1348; parafrasando questa situazione ai giorni attuali, le condizioni economiche e sociali dell’Italia sensibilmente peggiorate sono facilmente paragonabili. La storia vissuta e goduta a teatro si pone quindi come un locus amoenus dove ossigenare gli animi affranti di tutti noi. I valori fondamentali coltivati ed evidenziati dall’autore di allora sono gli stessi oggi: la Fortuna e il caso, la Natura e l’amore, l’ingegno umano e l’abilità con la parola. Sono questi elementi fondamentali dello scorrere della vita dell’uomo che sarà possibile apprezzare in alcune delle novelle che saranno rappresentate.

Italo Profice


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