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30 marzo 2015

Ugo Dighero a Città di Castello per l’Apocalisse

Ugo Dighero

Ugo Dighero al Teatro degli Illuminati di Città di Castello venerdì 10 aprile, alle 21 con lo spettavolo Apocalisse

Ugo Dighero

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Apocalisse è uno spettacolo tratto dai racconti di Niccolò Ammaniti e diretto da Giorgio Gallione.

Il protagonista di queste commedie grottesche sarà il volto vispo, scaltro e tuttavia profondo dell’attore celebre Ugo Dighero.

Oltre che per la lunga carriera teatrale ricordiamo Ugo Dighero per aver fatto parte del cast di Mai Dire Gol e per aver recitato nella fiction su Rai Uno Un Medico in Famiglia. Con questa rappresentazione si concluderà la Stagione al Teatro degli Illuminati di Città di Castello venerdì 10 aprile, alle 21.

Ugo Dighero in Apocalisse: di cosa parla la commedia

Ammanniti è spesso ruvido nei suoi racconti, in virtù di un linguaggio senza ipocrisie, spudorato e vorace. Le vicende con cui si cimenta sono comiche fino al delirio, fantasiose, talvolta surreali. La gemma del suo talento ti abborda con forza sin dal principio anche se talvolta i finali sono un po’ bislacchi. Apocalisse monta ed incrocia in palcoscenico due racconti scritti in periodi molto distanti tra loro.

Il primo, “Lo zoologo” (tratto da “Fango”), è una grottesca rappresentazione del mondo universitario che riesce anche a far sorridere sebbene contenga una sorta di inquietudine di fondo. Il protagonista è uno dei tanti rappresentanti di un’umanità giovane, anticonformista, disorientata che incontriamo nei suoi racconti in cui repentini e radicali cambiamenti lasciano esterrefatto il lettore.

Il secondo, “Tu sei il mio tesoro”, è il racconto con cui si apre “Crimini”, un raccolta di racconti di nove scrittori differenti. Il racconto di Ammaniti è brillante, ironico e come sempre ai limiti dell’assurdo. Il protagonista è un chirurgo estetico ma ci sono personaggi comprimari, sempre molto attuali nel loro essere: una stolta diventata diva della TV e la caricatura di un calciatore, entrambi prigionieri della loro volgarità.

Nella trasposizione teatrale queste due storie si inseriscono nella vicenda di un uomo colpito da un morbo misterioso contratto con l’avvicinarsi di una sorta di Apocalisse globale ed improvvisa. Barricato in una casa devastata, racconta storie che sono il simbolo di un’umanità alla deriva e di un mondo in disfacimento progressivo. Ed è così che si evocano sulla scena zombie che si laureano, folli chirurghi plastici, poliziotti antidroga dal grilletto facile, ultras demenziali e violenti, cabarettisti cialtroni e starlette formose dal dubbio talento. Non è poi così remota la possibilità di incontrare personaggi del genere: ne risulta un’operetta morale che molto spesso trascende nell’amoralità assumendo sfumature noir. Ma lo sappiamo, in tempi apocalittici le favole sono cambiate e “nella bocca dei poeti anche la bellezza è terribile”.


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