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12 marzo 2015

Web Party Effect: aperitivi con la ricerca all’Università di Trento

Web Party Effect a Unitn

Università degli Studi di Trento – Tutti al Web Party Effect a Unitn: usabilità e attenzione selettiva nelle pagine web

Web Party Effect a Unitn

Web Party Effect a Unitn

Come a una festa affollata, nel web filtriamo tutte le informazioni inutili concentrandoci sulla nostra ricerca: è il web party effect, descritto dal Laboratorio di Percezione Attiva del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste in uno studio pubblicato su PeerJ.

Il gruppo di ricerca composto da Sara Rigutti, Carlo Fantoni e Walter Gerbino, cognitivisti dell’unità Gaetano Kanizsa dell’Università di Trieste, ha pubblicato l’articolo Web party effect: a cocktail party effect in the web environment sulla giovane rivista online PeerJ, vincitrice del prestigioso “2013 ALPSP Award for Publishing Innovation”. Il lavoro sperimentale, finanziato dal fondo sociale europeo 2007/2013 (progetto S.H.A.R.M) e condotto nel laboratorio di Percezione Attiva del Dipartimento di Scienze della Vita, dimostra che quando cerchiamo informazioni nei siti web, nonostante i numerosi elementi che affollano le pagine, siamo abili a ignorare tutti gli elementi irrilevanti, dirigendo la nostra attenzione solamente su alcuni elementi funzionali alla nostra ricerca informativa. Come a una festa noi riusciamo a concentrarci sul dialogo con un solo interlocutore dimenticando la musica, le altre conversazioni, le risate (effetto cocktail party), così nel web filtriamo le informazioni inutili al nostro compito di ricerca di informazione, trascurando immagini, animazioni, pubblicità, testi.

Le dichiarazioni dei prof sul Web Party Effect a Unitn

«Il nostro lavoro», afferma il prof. Carlo Fantoni, «dimostra che il numero totale dei link in una pagina web è irrilevante per predire il tempo di raggiungimento di un’informazione sconfermando per la prima volta una credenza diffusa nella progettazione di siti web e nella modellazione dell’interazione uomo-computer. Ciò che conta non sono tutti i link nella pagina, bensì i link presenti negli elementi di navigazione e computati in accordo con la nuova misura di complessità web proposta e testata sperimentalmente nel nostro studio».

«Anche fra i web designer, oggi è chiaro che l’usabilità è il principale indicatore della qualità di un sito», afferma la dott.ssa Sara Rigutti: «la nostra misura di complessità web essendo predittiva anche dell’usabilità e del carico cognitivo implicato nel compito di ricerca, può essere efficacemente integrata nelle valutazioni e analisi di siti web basate su algoritmi per la stima automatizzata dell’usabilità».

Il web party effect apre quindi la strada a future investigazioni sul ruolo dell’attenzione selettiva nella fruizione dell’ambiente web per poter comprendere al meglio come il nostro sistema cognitivo gestisca l’enorme mole di dati e informazioni veicolate dai siti.


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