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1 aprile 2015

Pensioni pubblico impiego: fondo pensione e prestiti per pensionati

Ultime novità pensioni pubblico impiego, aggiornamenti, requisiti, quote da tenere a mente, fondo pensione e prestiti per pensionati 

La notizia più eclatante degli ultimi giorni riguardante le pensioni pubblico impiego 2015 è stata quella dell’attuale impossibilità di applicare la riforma pensioni.

Infatti, a causa dell’elevata somma richiesta per applicare una riforma del genere, e tenendo in considerazione che lo stato italiano deve già sanare un gap di 10 miliardi, da parte del governo c’è stato un abbandono del progetto iniziale di modifica della riforma pensioni Fornero.

Dopo tutto il chiacchierare delle ipotesi che si sarebbero potute realizzare, dunque, è bene fare nuovamente il punto della situazione e capire quali modifiche sono state solo discusse, quali sono state realmente applicate e quali sono tutti i punti da tenere realmente in considerazione.

Per quanto riguarda l’argomento pensioni pubblico impiego quota 100, bisogna chiarire che purtroppo il provvedimento quota 100, che prevedeva la possibilità di andare in pensione nel momento in cui età anagrafica ed età contributiva davano come risultato il numero 100, non verrà applicato – almeno di sicuro non a breve termine.

Per ciò che concerne la materia di pensioni pubblico impiego donne, è doveroso ricordare che al di là dei requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, fino al 31 dicembre 2015 sarà possibile, per le lavoratrici, andare in pensione anticipata a 57 anni, avendo già 35 anni di contributi e accettando un assegno calcolato unicamente con sistema contributivo.

Requisiti Inps, contributi e diritto alle pensioni pubblico impiego

I requisiti per accedere alle pensioni pubblico impiego per i lavoratori del 2015 sono di 66 anni e 3 mesi di età se avete sentito parlare di età pensionistica spostata in avanti è perché, in base all’ultima circolare dell’Inps, si è venuti a conoscenza del fatto che con la speranza di vita aumentata in Italia, dal 2016 l’età pensionistica sarà aumentata ancora una volta, arrivando ad un minimo di 66 anni e 7 mesi.

Per ciò che riguarda le pensioni pubblico impiego 40 anni di contributi, con tale definizione ci si riferisce ai lavoratori precoci, lavoratori che, appunto, hanno raggiunto quasi la soglia di contributi necessari per andare in pensione, 41 anni e 6 mesi di contributi per le lavoratrici donne e 42 anni e 6 mesi di contributi per i lavoratori uomini.

La paura dei lavoratori è che in breve tempo si arrivi a un’età anagrafica minima di 70 anni per andare in pensione.

Attualmente, comunque, i requisiti minimi richiesti a chiunque voglia avere la possibilità di accedere a pensioni pubblico impiego di vecchiaia sono 66 anni e 3 mesi di età anagrafica e 20 anni di età contributiva.

Pensioni pubblico impiego, fondi pensione, TFR, TFS

Le ultime news pensioni pubblico impiego riguardano anche chi ha un fondo pensione. Con il disegno di legge Concorrenza varato il 20 febbraio dal Consiglio dei ministri, è stata eliminata la disparità che prima c’era sul diritto al potersi costruire una pensione aggiuntiva a quella erogata dall’Inps con il Trattamento di Fine Rapporto – diretto in particolar modo ai lavoratori privati o ai lavoratori appartenenti ad alcune categorie con appositi fondi, quali medici, giornalisti, metalmeccanici, chimici.  Al trattamento di fine rapporto non aveva diritto chi invece aveva un fondo aperto gestito da una banca o da un’assicurazione.

Il TFS è un importo che spetta al lavoratore che usufruisce delle pensioni pubblico impiego – lo stesso ne ha diritto fino a 5 anni successivi alla conclusione della carriera. È l’equivalente del TFR per dipendenti privati.
Il TFS può essere erogato dall’ente in unico importo, se si tratta di una cifra inferiore ai 90mila euro; in due importi se tra i 90mila e i 150mila e in tre importi se la cifra è superiore ai 150mila.

Con il disegno di legge approvato a febbraio, tutti i lavoratori dovranno avere garantito un contributo di trattamento fine rapporto, che siano appartenenti a settore pubblico o privato.

Prestiti per pensionati e cessione del quinto della pensione

Chi accederà alle pensioni pubblico impiego può usufruire dell’opportunità di chiedere un prestito corrispondente alla cessione del quinto della pensione.

Come spiegato nel dettaglio dall’Inps, si tratta di un prestito che il pensionato può richiedere ad un istituto di credito e rimborsare presso lo stesso tramite l’Inps.

Sostanzialmente, ciò che deve fare il pensionato è chiedere il prestito alla banca preferita, Successivamente, sarà l’Inps a versare la quota pattuita, trattenendola dalla pensione. La durata di questo accordo non può essere di più di dieci anni ed è obbligatorio avere una copertura assicurativa per non incappare in rischi.

Ogni banca ha procedimenti da seguire in caso di questo tipo di prestito. L’Unicredit, per esempio, propone “prestito pensione quinto più”, che garantisce la possibilità di avere 69mila euro da rimborsare in 120 mesi, rimborso che avviene tramite trattenuta di un quinto sull’importo netto della pensione.

Per quanto riguarda la cessione del quinto della pensione, invece, si può richiedere un finanziamento in tempi brevi da rimborsare nel tempo con una rata di 80 euro mensili (importo minimo) addebitati automaticamente dall’ente che eroga la pensione. Finanziamenti del genere hanno un tasso fisso, hanno la comodità del rimborso automatico e sono in partenza stipulati garantendo una copertura assicurativa in caso di decesso di chi sottoscrive il contratto per avere il finanziamento.

Ambra Benvenuto


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