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10 aprile 2015

Raccolta differenziata nelle isole Bissau grazie a Cà Foscari

Università “Cà Foscari” di Venezia – Raccolta differenziata nelle isole Bissau, destinazione Bubaque e obiettivo lo sviluppo eco-turistico dell’arcipelago

Cafoscarini portano la raccolta differenziata nelle remote isole della Guinea-Bissau

Missione in partenza domenica 12, nell’ambito di progetto di ricerca e cooperazione finanziato dal programma EuropeAid e Regione Veneto

Ricercatori cafoscarini introdurranno la raccolta differenziata nella remota isola di Bubaque, un luogo in cui i rifiuti, per quanto relativamente scarsi, costituiscono già una minaccia alla qualità ecologica del sistema insulare. Abitata da circa 10mila abitanti, una sola strada e un aeroporto turistico, una dozzina di strutture ricettive che accolgono i pochi visitatori, Bubaque è porta d’accesso alle 80 perle dell’arcipelago Bijagós, isole affascinanti e ricche di biodiversità, parte della poverissima Guinea-Bissau, nell’Africa Occidentale.

L’arcipelago ha le carte in regola per lo sviluppo eco-turistico. Tuttavia, tale sviluppo sarebbe minato alle fondamenta senza una gestione attenta dei rifiuti da parte della popolazione locale. “Quando ci si reca in un paese in via di sviluppo, balza subito agli occhi la presenza diffusa di rifiuti – racconta Francesco Vallerani, docente di Geografia a Ca’ Foscari e responsabile scientifico del progetto -. A Bubaque, mancando una rete elettrica, c’è una grande quantità di pile elettriche esauste, un vero e proprio pericolo non solo per l’ambiente ma soprattutto per la salute, dato che la credenza popolare le fa utilizzare persino come medicine per ‘ricaricare’ i bambini malati”.

Progetto Bubaque cidade aberta: raccolta differenziata nelle isole Bissau

In questo contesto è nato il progetto “Bubaque cidade aberta”, che riunisce organizzazioni non governative locali e internazionali (Engim, Fasbebi, Adim, Mani Tese) e Ca’ Foscari, con i dipartimenti di Scienze ambientali, Informatica e Statistica ed Economia. Oltre ai rifiuti, il progetto riguarda la creazione di itinerari naturalistici, un nuovo mercato cittadino, punti di illuminazione pubblica alimentati da pannelli solari, la sistemazione della dissestata strada principale e l’avvio di una scuola di formazione al turismo per i giovani isolani. E’ partito nel 2013 con finanziamenti del programma Europa e della Regione Veneto.

Domenica 12 aprile partirà la seconda missione. I ricercatori Luigi Dall’Armellina e Silvia Lombardo raggiungeranno Bubaque per supportare la realizzazione di un sistema integrato di raccolta rifiuti nell’isola, occupandosi di organizzare un centro stoccaggio rifiuti pericolosi, la raccolta differenziata, il compostaggio e il riciclo dei materiali riutilizzabili. Porteranno con loro anche la prima edizione di una mappa di percorsi eco-turistici creati per far scoprire ai visitatori le bellezze dell’isola, spesso sfruttata solamente come punto di appoggio per le escursioni ai tre parchi dell’arcipelago o per la pesca. Il team cafoscarino è completato da Tommy Meduri e Filippo Bortolon.

A collegare in qualche modo Venezia alla storia delle isole Bijagós è la figura di Alvise Ca’ Da Mosto, esploratore veneziano che, per conto dei portoghesi, le scoprì nel 1456. Oggi, la Guinea-Bissau è tra i paesi più poveri del mondo, frammentato in 33 etnie, con un’economia basata sulla monocoltura dell’anacardo, insufficiente allo sviluppo, e risorse ittiche compromesse dal sea-grabbing: incapace di creare una propria flotta, la Guinea-Bissau lascia che siano pescherecci esteri ad approfittare della pescosità delle sue acque.

Formato dai detriti depositati nell’oceano da tre grandi fiumi, l’arcipelago è, se possibile, ancora più arretrato economicamente rispetto alla terraferma, ma offre interessanti prospettive di sviluppo turistico. Sulle coste, le mangrovie proteggono ecosistemi ricchi in biodiversità. Nel 1996, l’Unesco classificò le Bijagós ‘Riserva della biosfera’.

“La conservazione dell’ecosistema è buona, ma va preservata – spiega Luigi Dall’Armellina alla vigilia della nuova missione – per questo riteniamo che l’unica forma di sviluppo turistico possibile sia quella dell’eco-turismo. Con il nostro progetto di cooperazione vogliamo aiutare la popolazione a prendere coscienza che l’ambiente può essere una risorsa, se gestita con delle regole. Al centro di ogni attività ci deve essere la preservazione dell’ambiente”.


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