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10 aprile 2015

Ricerca Univaq sull’alzheimer riceve prestigioso premio

Studi dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer

Università degli Studi de L’Aquila – Un team di ricerca Univaq ottiene un prestigioso riconoscimento con il lavoro dal titolo “Neuroanatomy of Alzheimer’s desease and late-life depression: a coordinate-based meta-analysis of MRI studies”

Ricerca Univaq sull'Alzheimer

Ricerca Univaq sull’Alzheimer

Infatti il lavoro scientifico è stato accettato ed è in corso di pubblicazione sulla rivista internazionale Journal of Alzheimer’s Desease.

Lo studio di ricerca Univaq costituisce la naturale prosecuzione della tesi che il dott. Mauro Acierno ha discusso a dicembre del 2014, come elaborato finale al termine dei suoi studi per il conseguimento della laura in Scienze Psicologiche Applicate, con la relatrice prof.ssa Laura Piccardi, in collaborazione con IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e la dott.ssa Maddalena Boccia dell’Università Sapienza di Roma.

La ricerca Univaq sull’alzheimer

Lo studio della ricerca Univaq approfondisce la depressione e il danno cognitivo come sindromi comuni nell’invecchiamento e spesso associate tra loro. I sintomi comportamentali e cognitivi di queste sindromi sono spesso sovrapposti, rendendo difficile la diagnosi differenziale tra le due patologie e impedendo l’intervento tempestivo.

Le neuroimmagini possono offrire un valido strumento per la diagnosi di queste due patologie e il lavoro del team ha permesso di dimostrare, attraverso una meta-analisi condotta su studi già pubblicati di risonanza magnetica, che le due malattie condividono un pattern di atrofia cerebrale localizzata in aree parzialmente sovrapposte.

Entrambe le patologie sono infatti correlate ad una riduzione del volume dell’ippocampo bilaterale, una struttura fondamentale per l’acquisizione di nuove memorie. Tuttavia la Malattia di Alzheimer è correlata ad una maggiore atrofia dell’ippocampo anteriore sinistro e della corteccia cingolata posteriore rispetto alla Depressione ad esordio tardivo correlata invece ad una maggiore atrofia a livello del precuneo, del giro frontale superiore e della corteccia frontale ventromediale.

Questi risultati della ricerca Univaq possono avere una ricaduta importante nel campo della diagnosi differenziale, al fine di facilitare un trattamento tempestivo e finalizzato a entrambe le patologie.


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