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9 aprile 2015

Riforma della Pensione 2015 e pensione anticipata per Fornero e Renzi

Riforma delle pensioni 2015

Riforma della pensione 2015 e e pensione anticipata, continua a tenere banco il dibattito sulla legge Fornero: la norma che ha innalzato drasticamente l’età pensionabile dei lavoratori italiani

Riforma della Pensione 2015

Riforma della Pensione 2015

Le ultime novità sulla riforma della pensione 2015, sul diritto alla pensione, e in particolare sulla pensione contributiva e sulla pensione d’anzianità.

Dal capitolo riforma della pensione 2015 alle pensioni anticipate a quello della flessibilità in uscita, fino a scalfire il tema delle pensioni dei dipendenti pubblici e liberi professionisti, dei fondi pensione e del sistema previdenziale italiano. E poi le differenze tra pensione obbligatoria e pensioni complementari.

Cosa sta accadendo? Ecco tutte le novità sulla Riforma della Pensione: dalle proposte di Cesare Damiano (quota 100 e pensione flessibile con penalizzazioni) e Tito Boeri (reddito minimo) al dramma degli esodati. Come correggere la riforma pensioni Fornero e rendere flessibile il sistema previdenziale? Intervista esclusiva al Segretario della Confsal Unsa Massimo Battaglia.

Le ultime notizie sul tema della riforma della pensione 2015. Tito Boeri, Presidente dell’Inps, caldeggia l’introduzione del reddito minimo, ma il presidente della Commissione Lavoro Damiano non è d’accordo e continua a proporre la pensione flessibile con o senza penalizzazioni: dai 62 anni con 35 di contribuzione e decurtazione dell’8% o dai 62 anni con quota 100 senza penalizzazioni.

Ma la pensione è davvero un diritto inviolabile? Tutti i lavoratori desiderano raggiungere l’agognata pensione con serenità. Ma, com’è noto, con la Riforma della Pensione 2015 approvata dal Governo Monti, la data del congedo da lavoro ha subìto una drastica metamorfosi in pejus. La normativa entrata in vigore nel 2012 ha cambiato le carte in tavola, innalzando l’età pensionabile, attraverso l’elisione del principio di anzianità e delle quote, in voga nella riforma della pensione Sacconi.

Seppur ingiusta e metaforicamente “sanguinaria”, la dura lex della Fornero, dunque, ha mutato le aspettative dei lavoratori italiani, costringendoli ad andare in pensione sempre più tardi.

Così, il traguardo della pensione è diventato un lusso che solo pochi possono permettersi. Un privilegio elitario, quasi irraggiungibile per i lavoratori precari italiani. Specialmente in un’epoca lacerante e deleteria come quella odierna. Un’epoca in cui i giovani laureati appaiono profondamente irretiti. Tanto da non riuscire a trovare un lavoro, e da iniziare a maturare il timore che il bramato diritto alla pensione, in realtà, sia stato tramutato in un surrealistico miraggio d’impronta orwelliana; in una meta difficile da agguantare, perché attanagliata da lauti cavilli burocratici che rendono, di fatto, il beneficio piuttosto caro, anzi carissimo!

Ma l’eradicazione dei diritti acquisiti non è di certo un segnale positivo. Infilare le mani in tasca ai contribuenti è un gesto vergognoso, meschino, nefasto. Calpestare la dignità di un padre di famiglia, privarlo del diritto al lavoro e della pensione, non sono altro che il sintomo di un sistema malato, privo di morale, probabilmente, ancora irretito da gattopardismi d’atavica memoria.

Riforma della Pensione 2015 secondo Cesare Damiano: proposte e idee

E’ un sistema da correggere, spiega Cesare Damiano, invitando il Governo Renzi a proseguire sulla strada intrapresa: “Abbiamo apprezzato gli 80 euro, il taglio dell’Irap e la detassazione sul lavoro e vorremmo suggerire di mettere in calendario anche il tema della introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico”.

Il Presidente Pd della commissione lavoro della Camera vorrebbe, in sostanza, che l’attuale riforma della pensione 2015, varata dal Governo Monti, fosse modificata e ritemprata. In che modo? Damiano ha sottoposto al vaglio del Ministro del Lavoro Poletti, ben due proposte: da un lato il ddl c. 2945 con quota 100 e, dall’altro, il disegno di legge c. 857 con penalità e premialità: dai 62 anni con 35 di contribuzione e penalizzazioni o con 41 anni di contribuzione, o dai 62 anni con quota 100 senza penalizzazioni. Ma che cosa significa?

Riforma della pensione 2015 e pensioni anticipate quota 100

L’idea di fondo alberga nella necessità di anticipare l’età pensionabile e nel ripristino del sistema delle quote, cioè della somma dell’età anagrafica del lavoratore unitamente ad un requisito contributivo. La proposta, contenuta nel ddl 2945 spalleggiato dai sindacati, concederebbe ai lavoratori dipendenti la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni e 38 di contributi (o con 63 anni e 37 di contributi) dal 1° gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2021, “senza riduzioni dell’assegno pensionistico”; per i lavoratori autonomi servirebbero almeno 63 anni più i 38 di contributi (quota 101).

La proposta di legge c. 857 (riforma della pensione 2015 – pensionamenti flessibili), presentata il 30 aprile 2013, al contrario, consentirebbe di andare in pensione a 62 anni d’età con 35 di contributi e l’8% di tagli sull’importo pensionistico o con 41 anni di contributi.  

Intanto, Tito Boeri, neo Presidente dell’Inps, ha annunciato che, a giugno, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale presenterà al Governo Renzi una proposta a beneficio delle persone rientranti nella fascia dei 55-65 anni, corroborandone il reddito minimo attraverso la tassazione delle pensioni d’oro o con il ricalcolo di quelle più alte (con il metodo contributivo). Ma secondo Cesare Damiano e Massimiliano Fedriga della Lega Nord, l’idea di Boeri non sarebbe meritevole d’attenzione.

Ecco cosa prevede la Riforma della Pensione 2015: dalla Legge Fornero – Monti a oggi

Con la Riforma della pensione firmata da Elsa Fornero, in vigore dal 1° gennaio 2012, il trattamento previdenziale è stato plasmato all’insegna di due categorie concettuali: la pensione anticipata e la nuova pensione ordinaria di vecchiaia. La normativa trae origine dall’esigenza di dar vita ad una spesa pensionistica sostenibile, attraverso l’elisione del principio di anzianità e delle quote, in voga nella Riforma della pensione Sacconi. Un obiettivo, del resto, mai agguantato, secondo alcune correnti di pensiero. All’elisione del sistema retributivo (incentrato sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro) ha fatto seguito l’introduzione del calcolo contributivo, basato, appunto, sui contributi versati durante la vita lavorativa. Sono state soppresse, quindi, le pensioni di anzianità conseguibili attraverso le quote (somma tra l’anzianità contributiva ed età anagrafica) e le finestre d’uscita. E’ stato generalizzato il metodo contributivo di calcolo delle pensioni. E’ stata introdotta una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione che va dai 66 ai 70 anni. L’età di pensionamento delle lavoratrici autonome e dipendenti è stata incrementata. E l’accesso anticipato alla pensione è consentito con un’anzianità di 42 anni e un mese e di 41 anni e un mese per le donne (con incremento progressivo), con la previsione di penalizzazioni percentuali sulla quota retributiva della pensione. Il principale effetto collaterale, concitato dalla legge tributaria (Riforma della Pensione 2015) del Governo Monti, è raffigurato dal tema degli esodati: persone le quali a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile sono rimaste a lungo senza stipendio e senza pensione.

Massimo Battaglia

Massimo Battaglia

E, con l’intento di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi sul rovente tema della Riforma della Pensione 2015 e sull’agghiacciante capitolo “esodati” abbiamo intervistato il Dott. Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Sindacale Confsal Unsa. Qual è la sua opinione in merito al caotico ed embrionale tema della riforma della pensione Renzi 2015?

“Un’idea su tale ipotetica Riforma della Pensione 2015 il Governo ancora non ce l’ha. C’è un’ipotesi di qualche parlamentare del Pd, ad esempio Cesare Damiano, ma si tratta di un provvedimento, la famosa quota 100, che è ancora fermo nelle aule delle commissioni. – Fa sapere Massimo Battaglia –

“Forse perché, – Continua Battaglia – come ha detto il Presidente dell’Inps Tito Boeri, il nostro sistema previdenziale è molto ammirato dall’Europa. Anche se, a dire il vero, non attira tanto chi lavora. E per questo motivo, infatti, noi del Confsal Unsa stiamo lavorando da tempo sulla Riforma Fornero. Renzi sostiene che bisognerebbe svecchiare le pubbliche amministrazioni ed il mondo del lavoro in generale. Ma in realtà il sistema partorito dalla Fornero, ministro del Governo Monti, costringe il lavoratore a prestare servizio fino a settant’anni, non lasciando grandi chance ai giovani. Questo meccanismo non è stato modificato da nessuno, finora, e nemmeno dall’attuale governo Renzi. Si tratta di una Riforma che non rende giustizia a chi ha lavorato per quarant’anni. Hanno dato vita ad una proroga da 40 anni di lavoro a 42 o 43 e 6 mesi, cioè indipendentemente dall’età anagrafica. Così, oggi, abbiamo un popolo del lavoro invecchiato e il 45% di disoccupazione giovanile. Alla luce di ciò, risulta a dir poco necessaria una riforma che aiuti i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Questo è il quadro che oggi esiste. Al di là degli annunci su twitter, dunque, la riforma della pensione 2015 Renzi, al momento, non esiste”.

La Riforma della pensione targata Fornero ha prodotto molti effetti collaterali. Che cosa ne pensa degli esodati? Come dovrebbe essere affrontata la questione, secondo lei?

“Credo che la questione degli esodati sia una vergogna del nostro paese. – Dichiara Massimo Battaglia – “Credo che lasciare a piedi, cioè senza lavoro e senza pensione, dei padri di famiglia sia un atto vergognoso. Una cosa che ad oggi nessuno ha ancora modificato, tranne che per piccole tranche. Il nostro è un paese in cui è difficile trovare un lavoro. Se poi il lavoro lo si fa perdere anche a chi ce l’ha, allora è davvero una vergogna. Secondo me, si doveva concedere a questi lavoratori esodati la possibilità di essere censiti. Il Governo avrebbe dovuto salvaguardare queste persone, nell’immediatezza, con un’apposita normativa. Questo avrebbe dovuto fare un Governo normale”.

Capitolo pensioni anticipate e flessibilità in uscita: crede sia giusto far andare in pensione persone che accettano pensioni più basse?

“No. Credo assolutamente non sia giusto. Però, in riferimento allo stato attuale, potrebbe essere una chance per pochi quella di uscire con la Riforma pre Fornero. Mi riferisco a quei lavoratori che viaggiano tutti i giorni, che sono pendolari, e che già spendono 150 euro al mese. In tal caso, dunque, potrebbe essere anche un ragionamento accettabile. Ad ogni modo, noi abbiamo lanciato un disegno di legge d’iniziativa popolare per abrogare la Fornero. A maggio inizieremo la raccolta firme. Tuttavia, se il disegno legge proposto da Cesare Damiano fosse approvato, l’accettazione di pensioni più basse sarebbe una soluzione all’italiana che servirebbe a pochi. Fermo restando che se volessero promuovere degli incentivi ad uscire con forti penalizzazioni sarei nettamente contrario. Ritornando alla proposta della nostra Federazione, noi ci occupiamo di pubblica amministrazione e desideriamo ristabilire un’equa uscita ai lavoratori; concedergli la possibilità di non essere massacrati, di non morire di lavoro; e poi pensiamo sia giusto trovare ulteriori soluzioni per regolare, in maniera più corretta, anche delle uscite graduali per coloro i quali abbiano superato i 35 anni di contribuzione. Cosa che al momento la Riforma della pensione Fornero non prevede. Questi sono i tre pilastri su cui incentreremo il nostro disegno di legge”. – Conclude Massimo Battaglia –

Pensione Obbligatoria, Riforma della Pensione 2015, Fondi Pensione e Sistema Previdenziale Italiano
News Riforma della Pensione 2015

News Riforma della Pensione 2015

I contributi obbligatori, fulcro nevralgico del Sistema di Sicurezza Sociale, traggono origine dall’esistenza di un’attività di lavoro che sia tutelata e regolata dall’ordinamento giuridico italiano.

Tali somme di denaro devono essere versate agli Enti Pubblici Previdenziali oppure alle Casse Professionali, a seconda del tipo di attività lavorativa svolta.

Il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano è simboleggiato dalla cosiddetta previdenza complementare (pensioni complementari), che ha il pregio di integrare e corroborare la pensione obbligatoria, concorrendo a garantire al lavoratore un adeguato livello di tutela.

L’articolo 38 della Costituzione italiana conferisce a determinati organi e istituti il compito di provvedere al mantenimento del lavoratore. L’obiettivo nevralgico del sistema previdenziale italiano alberga nella necessità di tutelare il presente e il futuro dei produttori di reddito da lavoro, attraverso strumenti idonei a sopperire alle conseguenze scaturenti dall’anzianità o dalla malattia.

Come tutti sanno, i contributi previdenziali rappresentano delle somme di denaro che il contribuente, datore di lavoro o lavoratore autonomo, è tenuto a versare in ottemperanza alle regole relative al finanziamento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali. Quest’onere contributivo, tuttavia, è una conseguenza logicamente prevedibile dell’esistenza di una retribuzione proveniente da rapporto di lavoro subordinato o del reddito di lavoro maturato in virtù dell’esercizio di attività imprenditoriali o professionali, ergo autonome.

Al di là della dicotomia esistente tra contributi previdenziali (relativi alle prestazioni pensionistiche) ed assistenziali (inerenti alle coperture dei rischi legati agli infortuni), è necessario porre in evidenza le diverse funzioni degli Enti deputati alla gestione e riscossione delle prestazioni contributive.

Il Sistema Previdenziale italiano è caratterizzato dalla distinzione tra Enti Pubblici Previdenziali e Casse Professionali. I primi gestiscono il sistema previdenziale in termini di erogazione di prestazioni pensionistiche e non, ed in termini di imposizione e riscossione dei contributi relativi a lavoratori dipendenti, imprenditori, dirigenti, dipendenti statali e lavoratori del settore marittimo.

Novità sulla Riforma della Pensione 2015

Novità sulla Riforma della Pensione 2015

Le seconde, invece, gestiscono l’imposizione e la riscossione dei contributi obbligatori relativi ai lavoratori professionisti a patto che siano iscritti agli appositi albi. Pertanto, sulla scorta di tali disposizioni, i lavoratori autonomi, intesi quali imprenditori e commercianti, sono tenuti a versare i contributi previdenziali, ad esempio, all’Inps, mentre i liberi professionisti, come gli avvocati, sono obbligati a versarli ai Fondi Autonomi Professionali.

Tuttavia, esistono dei casi particolari. Si pensi al Fondo Pensionistico della Gestione Separata (fondi pensione integrativi), introdotto con la Riforma Dini del 1995. Ma la configurazione della gestione dei contributi previdenziali impone di non sottovalutare anche alcuni aspetti d’impronta prettamente giuridica.

Antonio Migliorino


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