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22 aprile 2015

Sciopero della scuola 5 Maggio 2015: Renzi contro docenti e studenti

Sciopero della Scuola

News Sciopero della Scuola 5 Maggio 2015: continua la bufera intorno al ddl Scuola del Governo Renzi-Giannini, e scontro tra Renzi e docenti, professori, studenti e sindacati

Sciopero della Scuola

Sciopero della Scuola

L’Altra Scuola, quella in opposizione a La buona Scuola scende in piazza contro il ddl riguardante la riforma scolastica 2015 per chiedere la stabilizzazione dei precari, il riordino del contratto nazionale e una nuovo patto educativo.

Tutto quello che c’è da sapere sul prossimo Sciopero della Scuola 5 Maggio 2015: perché si sciopera? Quali sono le motivazioni dei lavoratori della scuola che aderiscono allo Sciopero della Scuola? Quali le motivazioni espresse dagli studenti che li appoggeranno? Come e dove si svolgerà mobilitazione?

Studenti, Cgil, Cisl e Uil e i sindacati autonomi Gilda-Unams e Snals-Confsal si stringono a coorte. La marcia contro il ddl della riforma “La Buona Scuola” è fissata per martedì 5 Maggio 2015. Sarà uno sciopero generale, a ranghi completi, quello annunciato il 18 Aprile scorso durante la manifestazione delle Rsu della Scuola, dal palco allestito a Piazza dei Santi Apostoli a Roma. Non accadeva da 7 anni, dai tempi della riforma Gelmini.

Quella che uscirà dalla Riforma della Scuola sarà una scuola migliore? Il punto dell’On. Simona Malpezzi (PD) su Buona Scuola e Sciopero della Scuola.

Cinque le piazze principali su cui farà tappa lo Sciopero della Scuola: Roma, Milano, Palermo, Cagliari e Bari. Una voce sola per chiedere il blocco della riforma così come concepita, dicono, nella stanza dei bottoni, quella in cui studenti e lavoratori della scuola non sarebbero i benvenuti.

Tre i motivi dichiarati dello Sciopero della scuola (che citiamo così come sono stati formalizzati dalle suddette sigle sindacali):

Sciopero della Scuola: i tre pilastri della mobilitazione del 5 Maggio

  • stabilizzazione dei docenti precari;
  • rinnovo dei contratti del personale scuola;
  • autonomia scolastica e timori per i superpoteri affidati ai dirigenti scolastici, che la riforma rischierebbe di trasformare in monocratici presidi-sceriffo dotati di poteri assoluti.

Ma alle motivazioni espresse dai lavoratori della conoscenza, si sommano ovviamente anche quelle degli studenti, che, attraverso lo Sciopero della Scuola del 5 Maggio, proveranno, oltre che a “boicottare prima e seconda prova Invalsi, anche a chiedere: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell’istruzione; un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull’edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell’autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica.

Il Premier Renzi scrive agli insegnanti contro lo sciopero della scuola

Renzi contro lo sciopero della scuola

Renzi contro lo sciopero della scuola

Caro prof ti scrivo, ma procediamo con ordine. Lo Sciopero della Scuola “fa ridere. Se non fosse un giorno triste, scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti […]La scuola è delle famiglie e degli studenti non dei sindacati della scuola”, era stato il commento, a freddo, del Premier Renzi all’indomani dell’annunciato Sciopero della Scuola in programma il 5 Maggio prossimo.

Che Renzi non l’avesse mandata giù era fin troppo evidente. Ora, dopo le parole, è il turno dei fatti: Renzi prende carte e penna e prova a “sgonfiare” lo Sciopero della Scuola annunciando di voler inviare una lettera aperta a tutti gli insegnanti d’Italia. Obiettivo: chiarire bontà urgenza del DDL Buona Scuola e scongiurare ulteriori rallentamenti.

Botta e risposta sullo sciopero della scuola tra Renzi, sindacati e studenti

Ennesima campagna mediatica, mordono opposizioni e sindacati. Duri i commenti della cosiddetta’’altra” scuola, quella dei manifestanti tutti attesi allo Sciopero della Scuola del 5 Maggio, che mette le orecchie d’asino al Premier: insegnanti e ragazzi non sono degli stupidi e non hanno bisogno di nessuno che gli imbocchi una riforma che capiscono e che non vogliono. La Buona Scuola disegnata dal decreto esisterebbe solo nella testa del Premier. Lo sciopero della scuola, accusano, è un diritto e non va deriso. Ancora una volta, insomma, Renzi non perderebbe l’occasione di confermare la sua fama di vittima consapevole dei suoi deliri di rottamazione. Della sua superficialità, presunzione e scarsa conoscenza della realtà-scuola, che farebbero di lui un “taumaturgo” poco credibile e della sua riforma scuola una falsa rivoluzione.

Cosa fare? Suona un po’ così il dubbio amletico di tanti docenti ancora fermi alla finestra. Aderire allo Sciopero della scuola conviene? Conviene farsi decurtare lo stipendio, attirarsi inutile rogne (come ad esempio le critiche, mai troppo dure, dei colleghi) o, addirittura, compromettere un eventuale assunzione (specie se in odore di cattedra dal 1 Settembre) schierandosi contro un piano di immissione straordinario che potrebbe (a causa delle proteste) accusare nuovi, pericolosi rinvii? Allo stato attuale i docenti non sono tenuti a dare comunicazione alla scuola di servizio in materia di adesione o meno allo sciopero scuola. Si attendono sviluppi. Intanto possiamo solo augurarci che lo spirito “corporativo” del mondo della scuola prevalga sui soliti particolarismi e sudditanze del caso.

Simona Malpezzi

Simona Malpezzi

La Riforma riuscirà a vincere le diffidenze e a rimettere in moto il sistema-scuola? A renderlo, cioè, più giusto e moderno? Lo Sciopero della Scuola può servire a dare la scossa che manca? Ci aiuta a fare chiarezza l’On. Simona Malpezzi (PD).

On. Malpezzi, per il Ddl Scuola comincia il balletto degli emendamenti. Con questa Riforma, Lei sa, il Governo mette sul tappeto i problemi della scuola in vista di una riorganizzazione che dovrebbe introdurre elementi di meritocrazia e basati su un nuovo patto educativo tra la scuola ed utenti. Cosa va e cosa può essere migliorato?

“Si tratta di una nuova visione per il sistema dell’istruzione italiana: era dal 1999, anno di varo del DPR 275 sull’ autonomia scolastica, che non assistevamo a un passo tanto incisivo e coraggioso per dare alla scuola nuovi strumenti e aprire nuovi scenari. La Buona scuola, infatti, non rappresenta solo una risposta all’emergenza scolastica del precariato storico ma, soprattutto, offre la possibilità di consolidare, interconnettere, espandere le migliori esperienze faticosamente messe in campo, i buoni esercizi di autonomia frutto dell’intelligenza innovativa e progettuale di molti dirigenti e insegnanti italiani. Finalmente potranno trovare uno spazio nell’iniziativa legislativa l’eliminazione della precarietà strutturale con cui si renderanno più stabili le scuole e certa la didattica, il rinnovamento dei programmi, il reinserimento di materie che erano state cancellate, la riqualificazione degli edifici, la creazione di un organico funzionale con cui una scuola potrà gestire, da sola o in rete, le molte attività complementari all’attività didattica ordinaria come il recupero e l’integrazione, il sostegno ai ragazzi in difficoltà, la programmazione del fabbisogno scolastico, la gestione delle supplenze, l’aumento del tempo scuola o l’ampliamento dell’offerta formativa. Gli insegnanti potranno finalmente lavorare in equipe. Cercheremo di realizzare un sistema meritocratico che si basi su dati oggettivi, attraverso un processo di valutazione serio con l’obiettivo di rendere migliore e più efficiente il sistema. Finalmente potremo razionalizzare e semplificare i processi amministrativi e allo stesso tempo favorire lo sviluppo dell’autonomia, ancora oggi più sulla carta che effettiva. Renderemo la formazione obbligatoria legandola ad un sistema di crediti oltre che ad un quadro di competenze che riguarderà sia i docenti che i dirigenti e a modalità che dovrebbero privilegiare il trasferimento di esperienze nella logica della peer-education. Apriremo le scuole al territorio, attraverso la sinergia con associazioni e imprese, utilizzando le risorse del servizio civile. Cercheremo di realizzare strumenti che diano risposte alle nuove esigenze della nostra società, dalla collaborazione e dalla partecipazione con la proposta sul bilancio partecipativo e sugli open data, sulla “scuola in chiaro 2.0”, sulle palestre dell’innovazione. Vogliamo migliorare le competenze dei docenti e dei dirigenti immaginando un sistema di gestione delle attività che possa consentire un governo sistemico delle attività formative e di sviluppo.”

Le opposizioni mordono: parlano di riforma unidirezionale, inconsapevole, autoritaria. Soprattutto è il mondo stesso della scuola ad avanzare pesanti riserve. Ne è dimostrazione lo Sciopero della Scuola indetto per il 5 Maggio prossimo. Renzi risponde difendendo la bontà del provvedimento. Quali sono i meriti di questa Riforma? La svolta ci sarà?

“La Buona scuola è un progetto ampio e complesso che si prefigge l’obiettivo ambizioso di riformare la scuola dopo anni in cui si è proceduto a tentoni senza avere in mente alcun disegno complessivo e con il solo scopo di tagliare le risorse, già esigue, per esigenze di bilancio. Solo qualche anno fa con la legge 133/2008 venivano sottratti alla scuola 8 miliardi di euro. Un taglio lineare che ha messo a rischio la sopravvivenza stessa dell’istruzione pubblica nel nostro Paese indebolendo l’obbligo costituzionale di garantire agli studenti e alle loro famiglie un’istruzione di qualità. Anni in cui è stata trascurata del tutto la continuità didattica, gli investimenti per formazione e innovazione, la qualità dell’offerta formativa. Con questa riforma cerchiamo di guardare al futuro e descriviamo finalmente un orizzonte di prospettive. Ma non abbiamo imposto nulla anzi tutto il documento, in ogni sua parte, è stato sottoposto ad un’ampia consultazione cosa che non era mai accaduta se non, in forma diversa, ai tempi di Luigi Berlinguer. Nelle linee guida, c’è molto di più che una riforma. C’è un nuovo modo di pensare la scuola.”


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