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21 maggio 2015

Contratto di apprendistato 2015: cos’è, come funziona e retribuzione

Contratto di apprendistato

Contratto di apprendistato 2015: ecco le nuove regole in vigore dal 21 Marzo 2015, come funziona, quale retribuzione e stipendio sono previsti per l’apprendistato, ferie, diritti e doveri

Contratto di apprendistato

Contratto di apprendistato

Tutto sul nuovo contratto di apprendistato in uscita dal cantiere Riforma del Lavoro (Jobs Act)

Ecco l’atteso ritocco alla Legge Fornero

Le sfide del nuovo contratto di apprendistato nella nostra esclusiva intervista al Segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, Responsabile per la Cisl del Mercato del Lavoro

Il Parlamento interviene sul Capo V (art.39 e 45) del Testo organico semplificato delle tipologie contrattuali, che disciplina appunto il contratto di apprendistato, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

Le modifiche riguarderanno soprattutto la prima e la terza tipologia contrattuale, le meno utilizzate finora, ossia quelle destinate a rafforzare l’integrazione tra lavoro e percorsi formativi scolastici e di perfezionamento post lauream. Via  vincoli ai contratti di assunzione a tempo determinato e riduzione degli obblighi burocratici per le aziende che assumono giovani con contratto di apprendistato.

Ma in cosa consiste e come funziona il nuovo contratto di apprendistato 2015 targato Renzi? Quali sono i suoi presupposti teorici ed gli obiettivi?

Quali ricadute dobbiamo attenderci dal nuovo contratto di apprendistato su precariato storico e occupazione giovanile?

Contratto di apprendistato Renzi: cos’è e come funziona, retribuzione e stipendio

Com’è noto, il contratto di apprendistato è una forma di contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzata alla formazione e all’occupazione dei più giovani. In buona sostanza, il contratto di apprendistato apre al/alla ragazzo/a la possibilità di coniugare due esigenze fondamentali: quella di svolgere e maturare un’esperienza lavorativa qualificante, da un lato, e, dall’altro, quella di studiare e frequentare scuole superiori ed università al fine di conseguire il titolo di studio desiderato. Ecco le novità per apprendisti ed imprese contenute nel Job Act.

Ma i vantaggi del contratto di apprendistato sono anche per aziende ed imprese, che, a fronte di una retribuzione in linea col CCNL e di una formazione professionale sul campo, cercano di portare a casa agevolazioni contributive e fiscali davvero consistenti.

Mantra della flexicurity perfettamente rispettato, stando agli annunci di Renzi: il contratto di apprendistato, che da agenda rappresenta il principale canale di accesso individuato dal Governo al mercato del lavoro, diverrà più flessibile.

Salirà, infatti, al 50% (contro il vecchio 30%) il numero minimo dei dipendenti che l’azienda deve avere in organico perché sia “obbligata” ad assumere definitivamente il 20% degli apprendisti prima di reclutarne di nuovi.

In generale si prevede un sensibile  snellimento degli adempimenti burocratici connessi al contratto di apprendistato così come lo conosciamo, specie rispetto all’inserimento- formazione dei giovani con meno di 29 anni impegnati nell’alternanza studio-lavoro.

Si tratta, ovviamente, di una soltanto delle numerose novità previste da quello che è, per tanti giovani, forse il capitolo più delicato della prossima Riforma del lavoro. Sul fronte del contratto di apprendistato, sono infatti diversi gli interventi contenuti nel Job Act. Tra questi i principali riguardano:

Novità contratto di apprendistato contenute con la riforma del lavoro: cosa cambia con la Job Act

  • il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova;
  • l’eliminazione delle attuali previsioni per cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. Superate, quindi, le rigidità della Legge Fornero;
  • la possibilità di stipula di contratti di apprendistato, di durata non superiore a tre anni, rivolti ai giovani iscritti al quarto e quinto anno degli istituti tecnici e professionali;
  • nell’apprendistato di primo livello la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, è fissata al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento;
  • per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, in particolare quella predisposta dalle Regioni, spesso ritardata o carente nei programmi di training professionale, che diviene un fatto puramente discrezionale.

Contratto di apprendistato 2015: le sfide sul tavolo del Job Act renziano

Gigi Petteni segretario Cisl

Gigi Petteni segretario Cisl

Come già avevamo sperato ai tempi della Riforma Fornero, riuscirà il Job Act, al di là delle solite dichiarazioni di intenti, a fare del contratto di apprendistato uno dei canali principali di accesso al lavoro per i giovani?  Riuscirà la prossima riforma del lavoro a rendere questa formula contrattualistica  finalmente appetibile per aziende ed imprese al punto da persuadere i datori dell’ineluttabilità di investire nella formazione-professionalizzazione di questi ultimi, magari al di là del semplice gioco delle agevolazioni previste dalla legge? Lo abbiamo chiesto a Gigi Petteni, Segretario confederale della Cisl (Responsabile Cisl del Mercato del Lavoro).

Segretario Petteni come giudica, nel complesso, le novità contenute nel Jobs Act. Soprattutto in materia di contratto di apprendistato:  cosa al convince? E cosa, invece, andrebbe migliorato?

“È stata una scelta giusta, chiesta da tempo dalla Cisl,  quella di rimettere al centro il contratto di apprendistato e, in generale, il contratto a tempo indeterminato, anche con sostanziosi incentivi economici, cosa che non era mai accaduta prima. Di questa strategia fa parte, effettivamente,  anche una riduzione di tutele in caso di licenziamenti illegittimi.  Ma bisogna analizzare la questione con oggettività. Mentre nel caso dei licenziamenti disciplinari siamo preoccupati che si sia andati troppo oltre, addirittura intervenendo sul mancato rispetto dei criteri di scelta nei licenziamenti collettivi, che abbiamo duramente contestato, se invece l’azienda ha motivazioni economiche, anche a noi non sembra opportuno che il giudice possa decidere di reintegrare il lavoratore. Il lavoratore va invece tutelato con efficaci politiche di ricollocazione e sostegno al reddito, e su entrambi i fronti il Jobs Act  è intervenuto o sta intervenendo, con forte attenzione da parte della Cisl. Bollare il Jobs Act come mera riduzione di tutele non corrisponde al vero. È un provvedimento amplissimo e va valutato con attenzione, senza facilonerie.”

Si riparte dal riordino delle forme contrattualistiche: tutele crescenti e potenziamento del contratto di apprendistato per ridurre precariato e disoccupazione soprattutto tra i più giovani. Ci si chiede, però, se le coperture previste dal Job Act basteranno a dare gambe la riforma. Lei che idea si è fatto?

“Il Jobs Act è abbastanza ambizioso per quanto riguarda, ad esempio, l’allargamento dell’indennità di disoccupazione (Naspi) e la parte relativa a maternità e conciliazione vita-lavoro.  Le risorse stanziate non possono bastare a realizzare tutto quello che è scritto nella delega. Infatti  il nostro timore è che possa essere rinviata  l’attuazione di alcune deleghe più costose, come quella relativa al riordino e potenziamento delle politiche attive del lavoro, che non è seriamente realizzabile senza risorse aggiuntive.”

Con la riscrittura dell’art. 18 anche il contratto di apprendistato pare destinato a subire lo stesso chiacchieratissimo destino prefigurato per i contratti a tutele crescenti: meno diritti per un po’ di lavoro, come denunciato da più parti (sindacati in testa), è davvero quello di cui giovani disoccupati e precari hanno bisogno?

“Conservare l’art.18 ci è costato, da 15 anni a questa parte, una maggiore diffusione di contratti flessibili, spesso precari.  Ora il forte restringimento dell’area di applicazione dell’art.18 (che però resta, come da noi chiesto,  per i licenziamenti disciplinari in cui il fatto non sussiste), opportunamente accompagnata dai forti sgravi contributivi per il tempo  indeterminato, introdotti  dalla legge di stabilità, e da una semplificazione delle tipologie contrattuali, può essere una occasione per spostare occupazione precaria verso occupazione stabile. Questo sarebbe di per sé un risultato importante, ma è evidente che non sono sufficienti né gli incentivi economici né quelli normativi per creare “nuova” occupazione. È ora di intraprendere la strada delle politiche di settore per la crescita e lo sviluppo, unica strada per creare lavoro aggiuntivo.”

Con il nuovo contratto per apprendistato (e con le tutele crescenti) dovrebbe essere finalmente addio al cosiddetto lavoro “à la carte”. Quello in cui i datori di lavoro decidono per il lavoratore la modalità più conveniente. 

Apprendista al lavoro

Apprendista al lavoro

L’estrema convenienza del nuovo contratto apprendistato 2015 aiuterà concretamente i datori, soprattutto rispetto all’inserimento dei più giovani, a considerare progetti di lungo periodo? “Certamente la grande convenienza di certi contratti è stata un enorme problema in questi anni.  La Cisl ha accolto con favore lo schema di decreto sul riordino delle tipologie contrattuali, che cancella la associazione in partecipazione e supera il lavoro a progetto, tramite una norma che riconduce il falso lavoro autonomo al lavoro subordinato, con un forte ruolo della contrattazione. Occorre però definire meglio queste norme perché si possa fare una reale pulizia del falso lavoro autonomo.”

Scarica >>> Guida Contratto Apprendistato 2015

Scarica >>> Apprendistato: durata e retribuzione


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