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7 maggio 2015

Flaminia, la studentessa che ha insegnato la cultura italiana ai rifugiati

Flaminia insegna ai rifugiati

Integrazione ed Arte in Egitto: la storia di Flaminia, la studentessa che ha insegnato la cultura italiana ai rifugiati

Flaminia insegna ai rifugiati

Flaminia insegna ai rifugiati

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Flaminia 22 anni, studentessa di “Economia e cooperazione internazionale” all’università La Sapienza di Roma, ci racconta la sua avventura. Grazie al programma Global Citizen di AIESEC ha avuto infatti la possibilità di prendere parte ad un progetto di volontariato che aveva come scopo la promozione dell’ integrazione e del dialogo multiculturale nella città del Cairo.

“Ho scelto di partire a fine luglio, praticamente ho trovato il progetto una settimana prima del mio arrivo in Egitto. Volevo fare qualcosa di diverso, che non fosse la solita vacanza al mare!” Il progetto della durata di 8 settimane ha visto Flaminia lavorare in una Organizzazione No-Profit chiamata “Tandanom”, che dal 2006 si preoccupa di supportare i rifugiati che vivono nella capitale.

La storia di Flaminia, la studentessa che ha insegnato la cultura italiana ai rifugiati

Grazie al contributo di varie ONG locali si cerca di contribuire alla risoluzione di questo enorme problema. “Chi fugge dalla guerra -ci racconta Flaminia- o dalla siccità non gode di tanti diritti”, senza visto infatti non si può andare a scuola, né lavorare, se non in nero; il rischio di rimanere emarginati è molto alto, soprattutto tra i più giovani. “Insieme ad un’altra ragazza italiana insegnavo ai bambini arte e disegno mentre c’erano altri ragazzi che tenevano corsi di inglese e di arabo; principalmente l’associazione accoglieva rifugiati dalla Somalia, il Sudan, la Siria e il Libano”.

Un paese che quindi cerca di mettercela tutta nel trovare una soluzione ai propri problemi, dove le parole d’ordine sono “Accoglienza” ed “Integrazione”. Questo lo sanno bene i ragazzi di AIESEC, che ogni anno lavorano a stretto contatto con la popolazione, cercando di portare speranza e voglia di cambiamento.

Come ogni paese ha le proprie abitudini e le proprie usanze anche l’Egitto si discosta dalla nostra routine e Flaminia ce lo racconta entusiasta: “Un mondo che non ti aspetti, con uno stile di vita molto particolare, la giornata inizia infatti più tardi, pranzano alle 17 e vanno a dormire alle cinque del mattino, per chi non è abituato è qualcosa di pazzesco. Il bioritmo diciamo che è spostato verso la notte, anche perché di giorno fanno 45 gradi e lavorare non è facile”.

Non sono mancate inoltre occasioni per gustare la bellezza del posto. Paesaggi sconfinati e diversi da quelli che osserviamo di solito con distese desertiche e cieli stellati: “prima di iniziare il progetto al Cairo, sono andata una settimana nel Sinai, dove ho visto posti stupendi, dopo 12 ore di viaggio in pullman, siamo arrivati finalmente a Dahab, praticamente sulla costa est, davanti l’Arabia Saudita, una cittadina in mezzo alle montagne desertiche”.

Un’esperienza formativa sotto tutti i punti di vista dunque dove l’impegno per il sociale si unisce al tema del viaggio, della scoperta di posti e culture nuove che tanto possono insegnarci e soprattutto arricchirci.


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