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18 maggio 2015

Malattie cronico degenerative, Cà Foscari: le origini influenzano i comportamenti

Ricerca Genomica e Tumori

Università “Cà Foscari” di Venezia – Malattie cronico degenerative e migranti in Italia. Salute, le origini influenzano i comportamenti “necessario conoscere per intervenire in modo efficace”

Ricerca sulle malattie cronico degenerative

Ricerca sulle malattie cronico degenerative

Ca’ Foscari, OMS e CNESPS-ISS presentano il rapporto sui comportamenti a rischio, prevenzione e diseguaglianze di salute

Per la lotta alle malattie cronico degenerative, migliorare la salute e contrastare le diseguaglianze è necessaria un’informazione puntuale anche sugli stili di vita dei migranti in Italia, che permetta di sviluppare programmi di prevenzione mirati.

La conferma arriva da un’analisi sui comportamenti dei migranti a confronto con quelli degli italiani, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha promosso utilizzando le 230 mila interviste raccolte in Italia tra il 2008 e il 2013 dal sistema di sorveglianza PASSI, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

I risultati sono riportati nel volume “Malattie croniche e migranti in Italia” realizzato da Organizzazione Mondiale della Sanità, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e Università Ca’ Foscari Venezia e presentato pubblicamente oggi a Ca’ Foscari. Consumo di alcol, fumo, ma anche accesso ai servizi di prevenzione e promozione della salute, come gli screening per i tumori, sono tra le informazioni raccolte ed elaborate.

La ricerca dell’Università Cà Foscari sulle malattie cronico degenerative

Per quanto riguarda abitudine al fumo e consumo di alcol, tra gli stranieri che vivono in Italia esistono forti differenze, sia in positivo che in negativo, a seconda dell’area di origine. Rispetto ad una proporzione del 17% di italiani tra i 18 e i 69 anni che consumano alcol in modo dannoso, solo il 7% di chi proviene da Nord Africa fa altrettanto. Per contro, una quota maggiore (22%) degli stranieri da aree americane a forte pressione migratoria consuma alcol in modo dannoso.

La prevalenza di fumatori è molto differente tra gli stranieri da paesi europei a forte pressione migratoria, ben il 40%, rispetto al 28% degli italiani. Una maggiore proporzione di italiani ha dichiarato di avere smesso di fumare, mentre il risultato più positivo in termini di non-fumatori riguarda i migranti dall’Africa sub-sahariana.

Le differenze si riducono tra chi riferisce di essere fisicamente attivo e solo gli stranieri di origine asiatica intervistati risultano più sedentari.

Per quanto riguarda la prevenzione, l’adesione allo screening oncologico per i tumori del collo dell’utero, della mammella e del colon-retto è significativamente minore nella popolazione immigrata rispetto a quella italiana, ma anche su questi aspetti la situazione è diversificata, con stranieri di origine sudamericana con comportamenti uguali o migliori agli italiani e quelli di origine asiatica con livelli di accesso bassi in modo preoccupante.

Inoltre, il report indaga sul ruolo dell’ambiente in cui gli stranieri vivono in Italia e sulle modifiche dei comportamenti di salute a seconda del tempo di permanenza in Italia.

L’incremento della eterogeneità per etnia e per paesi di origine della popolazione residente in Italia richiede agli operatori sanitari di conoscere atteggiamenti e comportamenti in diversi sottogruppi di popolazione e di adeguare l’offerta di prevenzione e promozione della salute, in linea con le raccomandazioni promosse a livello internazionale. Il report completo è consultabile online.

Dichiarazioni sulle malattie cronico degenerative

Santino Severoni, Coordinatore Salute Pubblica e Migrazione, Ufficio Regionale Europeo dell’OMS, Venezia: malattie cronico degenerative e prevenzione tra i migranti, analisi dei comportamenti a rischio e diseguaglianze di salute che ne conseguono: sono questi temi di grande rilevanza per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Argomenti oggi più che mai attuali per arrivare alla consapevolezza che una integrazione buona è possibile, che i migranti non rappresentano un rischio di contagio e che il loro inserimento in modo organico nel sistema sanitario nazionale equivale ad una razionalizzazione di risorse. L’Italia a sviluppato un strumento ottimo, il PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia).

Ecco perché abbiamo ritenuto necessario adattare evidenze scientifiche che possano essere utilizzate, sia in ambito nazionale che europeo, nell’elaborazione dei programmi di sanità pubblica.

Lo studio pone l’accento sugli aspetti riguardanti la prevenzione e la promozione della salute, al fine di ridurre le iniquità esistenti in termini di accesso ai servizi e le loro fruibilità.

Partendo proprio dal benessere complessivo percepito, il report costituisce una panoramica sui fattori di rischio e di protezione – quali fumo, alcol, attività fisica ed aspetti nutrizionali – rispetto alle patologie oggi globalmente più frequenti.

L’adeguamento delle politiche e l’implementazione degli interventi di salute pubblica sulla base dei risultati presentati nel volume, potrà migliorare significativamente il benessere e la salute delle popolazioni migranti, potenziare la sanità pubblica e garantire sistemi sanitari centrati sulla persona, che siano universali, equi, sostenibili e di elevata qualità”.

Michele Bugliesi, Rettore Università Ca’ Foscari Venezia: “L’Università Ca’ Foscari Venezia è impegnata da tempo sul fronte della sanità pubblica attraverso partnership importanti con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità e la Regione del Veneto.

Collaboriamo con l’esperienza e le conoscenze dei nostri docenti e dei nostri ricercatori che operano per raccogliere, elaborare e interpretare nel modo migliore i dati, fornendo a istituzioni e decisori politici più elementi possibili per definire le politiche a livello locale e nazionale.

Questo studio su migranti e malattie cronico degenerative aggiunge un altro importante tassello alla conoscenza di questi fenomeni, inserendo nuovi elementi di valutazione che mettono in relazione il retroterra sociale e culturale delle persone che sono venute a vivere in Italia provenendo da altri Paesi, la vita delle nostre comunità, la situazione socio-economica e i servizi di prevenzione, con l’obiettivo di promuovere il benessere e anche la sostenibilità futura del nostro sistema socio-sanitario”.


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