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22 maggio 2015

Nozze di sangue al teatro Cà Foscari di Venezia

Nozze di sangue

Università “Cà Foscari” di Venezia – Nozze di sangue al teatro Cà Foscari: Il 26 e 26 maggio alle 20.30 al Teatro Ca’ Foscari di Santa Marta 

Nozze di sangue

Nozze di sangue

Dal testo di Federica García Lorca lo spettacolo Nozze di sangue al teatro Cà Foscari di Venezia. 

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

La rassegna LineaMenti – profili del pensiero presenta uno spettacolo prodotto dal Cantiere Teatro Ca’ Foscari: Nozze di sangue, dal testo di Federico García Lorca nella traduzione a cura di Elide Pittarello, con la regia di Elisabetta Brusa. Lo spettacolo andrà in scena il 26 e 27 maggio alle 20.30 al Teatro Ca’ Foscari a Santa Mart.

Potrebbe chiamarsi Rosso Terramadre – in tempo di Expo – il vino prodotto dalle vigne che crescono nell’Andalusia di Bodas de sangre. Terra arida, pur se domata, dove i temporali scoppiano dentro al cuore degli uomini e dove il sangue umano non smette di infiltrarsi regolarmente nelle viscere di un terreno che ha a suo modo bisogno di bere per potersi rigenerare. E quando il sangue che cade e che penetra in questa terra è quello del padre, del figlio, del fratello, dello sposo… insieme alle lacrime della madre, della sposa, della moglie,della suocera… allora il canto che ne esce è un canto corale, che trova sollievo solo in un rituale collettivo, dove alle lacrime e al sangue si aggiunge una gestualità che nella salvezza della ripetizione trova la sua ragione d’essere, rispondendo ad un innato bisogno di trascendenza.

Nozze di sangue al teatro Cà Foscari: Il 26 e 26 maggio alle 20.30

A compimento dell’esperienza che Cantiere Teatro Ca’ Foscari ha fatto nel mondo della luce con il progetto di illuminotecnica Immersione luminosa, il Cantiere tenta ora con questa nuova sperimentazione in campo teatrale un’immersione ulteriore, questa volta di natura acustica.

La natura polifonica e visionaria, che caratterizza questo testo di Federico García Lorca, pieno di echi e spaccati tragici, non solo fisici, ma anche spirituali e surrealisti, ha stimolato in noi il desiderio di realizzare un paesaggio sonoro, fatto di voci che si rincorrono, si sovrappongono, si cercano, avvalendosi di lingue e di registri antitetici, che se da un lato ammiccano alla tragedia greca, dall’altro si riverberano, tra studi sulla spazializzazione del suono ed effetti tecnologici, nella nostra contemporaneità. La strada scelta, infatti, per realizzare questo percorso, non è stata tanto quella di ricorrere alla Spagna del nostro immaginario comune, ma piuttosto quella di cercare in quel terreno intriso di sangue il senso di un dolore che ha un suono costante, del quale non ci si può liberare e che appartiene agli uomini di tutte le culture del mondo.

Il canto gregoriano, con i suoi canoni, è diventato allora la base di studio per la tessitura di un arazzo virtuale dentro al quale i personaggi si muovono senza nome e – ben al di là del mondo andaluso – quasi senza patria, mentre con un processo di straniamento di natura brechtiana, si sono andati ad inserire in questo mosaico acustico dei suoni di sintesi, prodotti dalla macchina, per sottolineare i rumori di un mondo quotidiano codificato e quasi senza più spessore.

Le chiavi di lettura per entrare in questi due pianeti circoscritti ci sono state consegnate da Elena Modena per il canto gregoriano e, per il rapporto con la tecnologia, dagli informatici dottorandi e ricercatori delle due università veneziane Alan Del Piccolo, Riccardo Focardi, Marco Squarcina dell’Università Ca’ Foscari Venezia e Stefano Baldan, Stefano Delle Monache e Davide Rocchesso, del progetto SkAT-VG dell’Università Iuav di Venezia.


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