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25 maggio 2015

Rimborso pensioni e sblocco stipendi dipendenti pubblici dal 2015

Rimborso pensioni

A chi spetta il rimborso pensioni, novità su pensione anticipata e sullo sblocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, ultime news dalla cassazione

Rimborso pensioni

Rimborso pensioni

La situazione riguardante gli stipendi dei dipendenti pubblici statali è in discussione da ben cinque anni, tuttavia le ultime news su rimborso pensioni ed in generale sulla riforma delle pensioni 2015 stanno rimettendo in discussione questo punto che sta a cuore a moltissime persone.

Secondo le parole di Yoram Gutgeld, economista e deputato del Pd, i punti che si sarebbero discutendo quasi quotidianamente nel campo della riforma delle pensioni sono, oltre che la questione imminente del rimborso pensioni, la possibilità di garantire il diritto alla pensione anticipata, di conseguenza quindi maggiore flessibilità in uscita, e lo sblocco degli stipendi dei dipendenti statali. Tutte queste tematiche sono infatti legate tra loro.

Per quanto riguarda la questione della pensione anticipata, ormai da quasi un anno si sta lavorando su come riparare i danni portati dalla riforma pensioni Fornero, che oltre a spostare l’età di uscita dalla carriera lavorativa a 66 anni, ha creato problemi che ora portano all’obbligo di effettuare un rimborso pensioni che costerà allo stato 2 miliardi. Tale obbligo è dovuto alla dichiarazione di incostituzionalità della riforma pensioni Fornero che, tra i tanti danni che ha generato, ha fatto perdere ai pensionati potere d’acquisto, dal momento che i contributi versati hanno finito per non corrispondere all’assegno pensionistico previsto.

Il problema è sempre lo stesso: la nazione vive un’economia bloccata e c’è disaccordo totale su come sbloccare la situazione. C’è chi, come il presidente dell’Inps e Gutgeld, sostengono che garantire il diritto alla pensione anticipata sia una possibilità, sebbene in tal modo i pensionati andrebbero incontro a penalizzazioni sull’assegno, e chi continua a temporeggiare e a rimandare la riforma delle pensioni che, prima o dopo, sarà comunque necessaria.

Il concetto di perdita di potere d’acquisto, di grandissima importanza nella dichiarazione di incostituzionalità della legge Fornero, è centrale nello sblocco degli stipendi statali, in quanto il blocco che dura da 5 anni per 3 milioni di persone ha fatto sì che il loro potere d’acquisto calasse drasticamente. Il problema è significativo in quanto le buste paga dei dipendenti statali sono congelate dal 2010. Essendo a maggio 2015, sono già trascorsi cinque anni. Considerando che tale blocco è stato combinato con un grande aumento delle tasse, i lavoratori sono sempre più stanchi di sopportare stipendi effettivamente decurtati e non è raro sentir parlare di discriminazione del lavoro pubblico.

L’indignazione riguardo la questione del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici è data dal fatto che misure del genere sono solitamente ammissibili solo in caso di emergenza. Avendo mantenuto questa misura come fissa, rinnovandola di anno in anno, i lavoratori con lo stipendio bloccato si sentono giustamente sfruttati. Da qui è facilmente comprensibile l’azione intrapresa dalla Federazione dei Lavoratori Pubblici, che ha deciso di sottoporre il caso alla Corte Costituzionale.

Rimborso pensioni e  sblocco stipendi dipendenti pubblici: si punta alla somma totale

Tra rimborso pensioni e blocco degli stipendi statali i ricorsi in atto sono veramente moltissimi. Infatti si attendono perennemente novità su entrambe le situazioni. Sul blocco degli stipendi, considerato illegittimo per i motivi di cui sopra, la Corte dovrà pronunciare la sua sentenza il 23 giugno a proposito di un ricorso effettuato dalla Federazione dei Lavoratori Pubblici.

Sul rimborso pensioni, oltre che delle normali procedure per avere i 500 € stabiliti da Renzi, si discute anche di rimborso totale della somma, che costerebbe allo Stato molto di più degli attuali 2 miliardi.

Non sono pochi i pensionati interessati al rimborso pensioni, anzi si è continuamente alla ricerca di informazioni precise circa a chi spetta e sulle relative tabelle. Attualmente si parla di un rimborso pensioni di 500 € da poter avere in formula una tantum, a partire dal 1 agosto, oppure in rate annuali più contenute. Come accennato, non si tratta di un rimborso pensioni totale per ogni pensionato, in quanto attualmente i fondi da poter impiegare per tale rimborso sono 2 miliardi, mentre per rimborsare totalmente i pensionati i miliardi necessari sarebbero 18, con aggiunta di 180 milioni.

Nonostante ciò, dopo aver stabilito le condizioni del bonus pensioni studiato da Renzi e Poletti, adesso si è iniziato a parlare anche di pensionati che potrebbero voler puntare al rimborso totale. Dal momento che la costituzionalità del provvedimento di Renzi e Poletti desta non poche perplessità, se qualche pensionato, oltre al ricorso da presentare regolarmente all’Inps per questo primo rimborso, effettua la domanda per avere il rimborso totale di quanto gli spetta, potrebbe vincerlo con molte probabilità.

Sblocco stipendi e rimborso pensioni, il ricorso della Federazione Lavoratori Pubblici

Pasquale Nardone

Pasquale Nardone

Per quanto riguarda la situazione dello sblocco degli stipendi dei dipendenti statali, bloccati ormai da 5 anni, la Federazione dei Lavoratori Pubblici ha provveduto per vie giudiziarie, mediante un ricorso mirato.

Abbiamo chiesto a Pasquale Nardone i dettagli e le date da attendere per avere ulteriori novità in merito: “La Federazione Lavoratori Pubblici è l‘unico sindacato che ha deciso di intraprendere la via giudiziaria per fare chiarezza sulla situazione del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici. Abbiamo deciso di effettuare il ricorso in quanto tale blocco è incostituzionale proprio come lo è stato il blocco delle pensioni.”

Rimborso pensioni

Rimborso pensioni

“Un blocco momentaneo degli stipendi dei lavoratori pubblici era anche tollerabile, ma non è possibile che questa situazione venga protratta anno per anno.”

“Dopo aver preso visione del nostro ricorso, il giudice ci ha comunicato che effettivamente potrebbe essere un provvedimento incostituzionale e così la pratica è passata alla Corte Costituzionale che ci ha dato udienza per il 23 giugno”. 

Ambra Benvenuto


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